29 Nov 2021
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Lombardia impreparata e col rischio di sprecare i vaccini antinfluenzali

La denuncia di Barbieri (responsabile MMG) e Vanoli (segretaria generale) Fp Cgil Lombardia: “Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”

7 ott. – Prevenire l’influenza e le sue complicanze, ridurre la pressione sui pronto soccorso, anche per poter distinguere se il male è stagionale o è il Covid-19. Il vaccino antinfluenzale quest’anno, segnato dalla pandemia, è ancora più importante. Peccato che la Lombardia, regione tra le più segnate dal coronavirus, si trovi impreparata: senza nemmeno i vaccini necessari a coprire tutte le persone più fragili: persone anziane, persone con patologie, bambini entro i 6 anni d’età, donne incinte, lavoratrici e lavoratori a rischio perché in servizi di pubblica utilità.

La denuncia arriva dalla Fp Cgil Lombardia, con il responsabile dei medici di medicina generale Giorgio Barbieri, e la segretaria generale Manuela Vanoli. “Considerando tutte le categorie a rischio, la platea delle persone interessate si aggirerebbe sui 5 milioni. Non ci siamo. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico: Regione Lombardia avrebbe dovuto, questa volta, dare prova di lungimiranza e responsabilità, programmando per tempo e con le necessarie garanzie questa fondamentale campagna vaccinale – sostengono i due dirigenti sindacali -. Non ci interessa la polemica. Ci interessa trovare soluzioni e chiediamo a Regione cosa intende fare, ora, per rispondere a uno dei mandati che ha, la cura e tutela della sua popolazione”.

Il punto è che Regione per la prevenzione 2020-2021 ha sì previsto di ampliare il numero di dosi da distribuire a centri vaccinali e medici di famiglia ma, a causa di pasticci nelle 10 gare d’acquisto – con la metà andate a vuoto, come segnala la stampa –, sarebbe sotto di oltre 2 milioni di vaccini, avendone recuperati 2,8 milioni. E sul mercato ormai scarseggiano, anche per i comuni cittadini che lo vorrebbero comprare in farmacia.

Già lo scorso giugno abbiamo segnalato che la Lombardia è tra le ultime in Italia nel vaccinare gli over 65 ed è quella che vaccina meno la popolazione generale. L’anno scorso le dosi che sono state consegnate ai medici di medicina generale sono risultate insufficienti a coprire le categorie fragili – sottolinea Barbieri -. Quest’anno vedremo quante ce ne saranno effettivamente fornite. Intanto sappiamo che partiremo con un mese di ritardo”.

Ad aumentare la confusione sono le indicazioni fornite. “Ogni Ats sta interpretando a modo suo la richiesta di Regione a noi medici di base di vaccinare quanto più possiamo solo gli over 65, per lasciare le altre categorie protette, inclusi gli over 60 anni previsti dal Ministero della Salute, ai distretti sanitari. Cioè a strutture massacrate negli anni dai tagli a personale e risorse. Come faranno a reggere l’urto? – chiede Barbieri -. Come faranno cittadine e cittadini fragili a ottenere un loro diritto? Il rischio paradossale è che nei distretti i vaccini avanzeranno perché non saranno in grado di usarli senza operatori in numero adeguato. La sanità è fatta di vasi comunicanti e se i vasi sono tagliati sono guai”.

Il medico sindacalista insiste anche sul fattore tempo. “Le altre regioni stanno per iniziare a vaccinare. Noi, se va bene, partiremo ai primi di novembre. E non potremo più avere gli studi affollati, visto che il distanziamento sociale anti Covid impone un paziente ogni 20 minuti e così i tempi si allungano e speriamo di poterli tutelare tutti”. (ta)