30 Nov 2021
HomePubblicazione“Sanità pubblica e per tutti”

“Sanità pubblica e per tutti”

Sabato 10 ottobre iniziativa nazionale a Roma di Cgil e Fp Cgil sulle proposte elaborate per il SSSN, il Servizio Socio Sanitario Nazionale. Intervista a Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia

9 ott. – Domani, 10 ottobre, Cgil e Fp Cgil nazionali in una iniziativa pubblica a Roma, “Sanità pubblica e per tutti” presenteranno le loro proposte per il Servizio Socio Sanitario Nazionale. La manifestazione, in Piazza del Popolo dalle ore 10.30 alle 14, vedrà l’intervento di delegate e delegati e un confronto, moderato dal giornalista Riccardo Iacona, tra il segretario generale Cgil Maurizio Landini e il Ministro della Salute Roberto Speranza.

Il tema di un welfare più forte per il diritto alla salute delle persone è al centro della riflessione del confederale e della categoria. Il sistema salute deve diventare una priorità, come ha messo in tutta evidenza la pandemia, nelle scelte politiche per il paese.

Con Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia, proviamo a fare il punto sul documento “Per un New Deal della Salute”, elaborato dalla categoria nazionale con il contributo delle strutture territoriali e di iscritte e iscritti.

Perché la necessità di questo nuovo patto?

Il diritto alla salute rappresenta uno dei fondamenti di una società, forse il principale. Lo è della nostra, come stabilito dall’art. 32 della Costituzione che tutela il bene-salute interesse individuale del singolo e interesse della collettività. Va precisato che la salute costituisce lo stato di benessere fisico, mentale e sociale. Non sempre questo diritto fondamentale è garantito integralmente e tra i motivi principali di questa carenza ci sono certamente il calo delle risorse destinate ai sistemi sociosanitari, le carenze di personale, una scarsa attenzione ai servizi territoriali e ai temi della prevenzione, le disuguaglianze territoriali che caratterizzano il nostro sistema. Il Covid è esploso in un contesto caratterizzato da queste criticità, che hanno senz’altro condizionato la capacità di risposta alla pandemia e alle sue pesantissime conseguenze. Quanto è successo ci ha dimostrato l’importanza di un servizio sanitario e sociosanitario nazionale e pubblico e universale. Si rende quindi necessario quello che abbiamo definito un “New Deal della Salute”, tenendo conto delle risorse che si stanno rendendo disponibili a tale scopo. Tale New Deal si può realizzare attraverso un Piano di azioni per il Servizio socio-sanitario Nazionale.

Con chi va fatto?

Prima di tutto con chi lavora in questo settore, centinaia di migliaia di operatrici e operatori pubblici e privati che lavorano nella sanità, nel sociosanitario, nel sociale, medici, infermieri ,oss, asa, tecnici, amministrativi, assistenti sociali, educatori, etc. Tantissimi professionisti che quotidianamente garantiscono le cure e l’assistenza a tutti quanti noi con professionalità e dedizione e che sono stati fondamentali nella gestione della pandemia. La loro valorizzazione rappresenta una esigenza per tutti e l’obiettivo fondamentale delle nostre rivendicazioni e della nostra iniziativa. Con i cittadini che devono esercitare il diritto alla salute svolgendo un ruolo attivo in termini di partecipazione nelle scelte che vengono fatte da chi governa sia a livello nazionale, che regionale. Con tutti i soggetti pubblici e privati profit e non profit che operano nell’ambito del sistema salute.

Quali sono i punti principali delle proposte Fp Cgil?

È necessario, innanzitutto, indirizzare le azioni verso un sistema integrato socio-sanitario e nazionale correggendo le distorsioni create da un “federalismo” che ha causato molte criticità e profonde differenze nell’esercizio del diritto alla salute. Va rilanciata la prevenzione attraverso il potenziamento dei Dipartimenti  dedicati e investimenti tecnologici e di personale, ma soprattutto facendo scelte indirizzate a una idea di prevenzione come asse strategico di intervento del SSSN, sia perché deve prevenire l’insorgenza delle malattie e il loro sviluppo tra i cittadini sia perché contiene i costi delle cure. Vanno rilanciati i distretti sociosanitari come ambiti attraverso i quali si realizza l’integrazione sociosanitaria; luoghi di direzione, programmazione, coordinamento della prevenzione della cura, della medicina di iniziativa, del sistema dei servizi territoriali. Al loro interno, le Case della Salute come luoghi identificabili, accessibili e fruibili h24 dalle persone per la loro presa in carico. Va ripensato il sistema della residenzialità extraospedaliera e dell’assistenza sociosanitaria residenziale e semi residenziale per la non autosufficienza e la fragilità che nella pandemia ha messo in evidenza le sue fragilità e va sostenuto da un robusto sistema di assistenza domiciliare integrata. Il sistema ospedaliero, pubblico e privato, deve elevare la sua capacità di intervento in modo appropriato, a partire dal sistema di emergenza e urgenza, eliminando le forti differenze e disuguaglianze esistenti; va svolta una verifica complessiva del DM 70/2015 in modo da garantire standard assistenziali uniformi, recuperando rispetto a parametri europei sul rapporto posti letto/abitanti che ci vede molto al di sotto della media.

Quali conseguenze per il personale?

Gli operatori del settore sono il soggetto fondamentale per realizzare un progetto di rilancio del sistema sociosanitario nel nostro paese. Per  questo il loro ruolo, la loro professionalità, la dedizione con cui quotidianamente svolgono il loro lavoro devono vedere il giusto riconoscimento. Un riconoscimento professionale attraverso anche modalità partecipative alle scelte che esercita chi ha compiti di governo e di gestione, un riconoscimento contrattuale attraverso un rinnovo puntuale dei contratti collettivi di lavoro sia a livello nazionale/regionale che aziendale. Devono esserci i giusti e congrui riconoscimenti economici, percorsi formativi rafforzati, un avanzamento sul sistema dei diritti nel lavoro. Devono essere garantite condizioni di lavoro che assicurino la loro salute e sicurezza perché anche così si tutela la  salute del cittadino. Vanno eliminate le sacche di precariato e incrementato il numero di operatrici e operatori oggi assolutamente inadeguato.

In Lombardia?

Tutto ciò va realizzato anche nella nostra regione, quella senza dubbio più colpita dalla pandemia e che ha pagato il prezzo più alto. La Regione dove si sono manifestate grandi criticità causate da un modello che, se da una parte ha dimostrato, soprattutto per il lavoro fatto dagli operatori, una grande capacità di risposta riorganizzando completamente un sistema ospedaliero, dall’altra ha evidenziato una carenza di medicina e sanità territoriali che va assolutamente recuperata. Anche la capacità reattiva della rete ospedaliera  non ha però consentito di mantenere gli standard precedenti allo scoppio dell’epidemia, accumulando una quantità di prestazioni rimaste inevase e che solo in parte sono state recuperate. Le carenze di personale che abbiamo, da tempo, più volte denunciato sono diventate insostenibili e oggi necessitano di un intervento straordinario. Certamente il sistema sociosanitario lombardo ha oggi bisogno di una profonda rivisitazione rispetto al rapporto tra ospedale e territorio, rispetto al ruolo della medicina di base, rispetto al rapporto pubblico/privato, rispetto all’integrazione sociosanitaria. Senza questa riflessione e soprattutto alle azioni conseguenti, il sistema sociosanitario lombardo vedrà purtroppo un peggioramento nel garantire le risposte alla domanda di salute dei cittadini lombardi. (ta)