9 Dec 2021
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Fp Cgil Brescia / Vincenzo Moriello eletto segretario generale

Votato oggi dall’assemblea della categoria territoriale, il sindacalista ringrazia i centri regolatori “per la candidatura” e le delegate e i delegati “per la fiducia accordatami”

14 ott. – Vincenzo Moriello è stato eletto segretario generale della Fp Cgil Brescia. Un ritorno in categoria, quello di Moriello – nato a Napoli nel 1960, sposato con Irene, padre di Giovanna e Nicolò -, dipendente Inps dal 1982, iscritto alla Cgil dal 1983, e che ha percorso tutta la scala sindacale, da delegato di posto di lavoro e poi provinciale a funzionario e a segretario, fino alla guida della Fp Cgil Lombardia dal 2005 al 2010. Qui dirigendo, da pubblicista, anche il nostro periodico PubblicAzione.

Com’è questo ritorno? “Un’emozione e una sfida. Una ripartenza, peraltro da un territorio a cui sono molto legato. Parafrasando un sindacalista a me caro, Vittorio Foa, se si pensa al futuro per prima cosa vengono in mente le difficoltà: le vedo ma non mi spavento, ho l’ambizione di riuscire a rafforzare la Fp Cgil di Brescia”.

In questi ultimi anni ti sei occupato, per la Cgil Lombardia, dei temi della legalità. Cosa ti ha portato questa esperienza e come la declinerai in Fp? “Credo che le questioni della legalità vadano legate con quelle della giustizia sociale. Per il sindacato non può essere altrimenti: dal contrasto agli appalti al massimo ribasso e alla corruzione negli apparati amministrativi, alla lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori con il capolarato, contro l’assenza di diritti e contro le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. La lotta alle mafie presenta anche opportunità di riscatto sociale, attraverso i beni e le aziende confiscate. L’esperienza di questi anni, poi, mi ha confermato la centralità dello Stato e del lavoro pubblico, delle pubbliche amministrazioni come pilastro di legalità”.

Torniamo agli appalti pubblici. “Ne va fatta una riorganizzazione attenta. Gli appalti vanno affidati nel rispetto delle regole, avendo consapevolezza dei rischi che comportano sia in termini di qualità dei servizi erogati, sia di qualità delle condizioni di lavoro, sia di legittimità. Centrale è l’idea di pubbliche amministrazioni trasparenti, organizzate per prevenire le illegalità. Dell’azione di contrasto devono assumersi la propria parte di responsabilità non solo la Magistratura e le forze dell’ordine ma anche le altre istituzioni e tutta la società. Il sindacato ha una sua funzione fondamentale, con le lavoratrici e i lavoratori, per la trasparenza, il contrasto alla corruzione, la denuncia di condotte illecite con il ‘whistleblowing’”.

Lo scorso aprile la Fp Cgil ha compiuto 40 anni, quanti sono? “La Fp nacque dall’intuizione di volere superare la frantumazione della rappresentanza, di fare della categoria strumento utile a rafforzare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e insieme a contribuire a una riforma e valorizzazione delle funzioni pubbliche come motore e sviluppo del paese. Oggi quella sfida resta aperta. Una evoluzione è avvenuta, con tanti servizi pubblici gestiti da soggetti privati, ecirca il 50% dei nostri iscritti non sono lavoratori pubblici, hanno contratti privati e subiscono un dumping retributivo e normativo. Dobbiamo riuscire ad affermare una cultura del lavoro pubblico e la centralità di un soggetto generale per la ricomposizione dei diritti e delle tutele. Credo sia importante un nostro ruolo nello spingere a una riforma della rappresentanza datoriale, pubblica e privata, per ricomporre la frammentazione del lavoro e dei diritti”.

Quanto è importante l’innovazione per il lavoro pubblico? “L’innovazione è una frontiera, presenta sempre incognite ed è sfidante. Vedi i processi di digitalizzazione delle Pa: da un lato, ci sono possibili rischi di tenuta dei livelli occupazionali, dall’altro ci sono opportunità, quali l’efficienza e i tempi di resa dei servizi, la maggior fruibilità di dati messi in rete. Va considerato anche il processo di cambiamento generazionale che sempre più vedrà coinvolte le Pa: i nuovi ingressi hanno maggiore alfabetizzazione informatica e devono poter apprendere nuove competenze dai colleghi con più esperienza. Per questo non deve esserci contrasto tra i due mondi ma bisogna farli interagire. Ma dentro a questo concetto di innovazione – continua Moriello – metto anche la qualità del soggetto pubblico come controllore e programmatore. Quante Pa hanno competenze per avere corretto accesso ai fondi comunitari? Quante fanno analisi dei bisogni della cittadinanza? Quante valutano l’impatto delle scelte politiche e amministrative, la coesione sociale e territoriale? Non è un caso che le linee guida sul Recovery Fund proposte dall’Ue al governo mettano al centro il ruolo della pubblica amministrazione”.

Il tutto in compagnia del Covid. Cosa ci sta insegnando? “Con questa esperienza drammatica sono stati rimessi al centro la funzione essenziale dello Stato e del lavoro pubblico, il diritto alla salute come bene individuale e collettivo ‘costituzionalmente’ da garantire. In Regione Lombardia una grossa fetta del sistema sanitario è in capo al privato, piegato al profitto. Allora, un primo punto è che dobbiamo recuperare l’idea che senza un forte sistema sanitario pubblico nessun paese sarebbe attrezzato in modo adeguato ad affrontare i rischi di questa pandemia, con cui dobbiamo peraltro imparare a convivere. Un secondo punto è il valore del lavoro. In questo periodo abbiamo parlato moltissimo di persone, delle Pa che danno cura e assistenza. Queste Pa sono braccia, passioni, rischi e questo elemento è tornato nell’immaginario dei cittadini e deve tornare nelle scelte delle istituzioni. Un terzo punto – sottolinea il sindacalista – è che bisogna fare i conti con il cambiamento del paesaggio del lavoro, prima incardinato nei luoghi di lavoro. Ora abbiamo visto che si può anche ampliarlo nel territorio o in una casa. Il tema del lavoro agile è delicato e va affrontato con grande attenzione. Qui torniamo alla partita dell’innovazione. Le attività smartabili vanno scrupolosamente e strategicamente individuate e regolate (dall’orario di lavoro al diritto alla disconnessione) attraverso la contrattazione, quella nazionale in primo luogo e poi quella integrativa”.

Quali sono le priorità che ti poni con questo nuovo incarico? “Sono tante le sfide che ci attendono, dai rinnovi dei contratti alle Rsu, per sintetizzare al massimo. C’è dunque bisogno di un’organizzazione che vive e si rafforza sulla partecipazione delle delegate e dei delegati e degli organismi dirigenti. Partecipazione e confronto, elaborazione politica e buone prassi – in testa l’antifascismo -, formazione, programmazione sono per me parole chiave. Insieme al rispetto delle differenze di genere, alla valorizzazione del lavoro femminile – vista anche la prevalenza delle lavoratrici nella rappresentanza della nostra categoria -, al contrasto di ogni forma di discriminazione, violenza, razzismo, omofobia. I nostri valori, le nostre conoscenze e saperi, che sono arricchimento reciproco – aggiunge il neo segretario – , vanno fatti circolare anche sfruttando le possibilità della rete tecnologica. Credo che il fattore organizzativo sia una leva decisiva per rendere la nostra categoria punto di riferimento importante per il confederale e per la Fp regionale e nazionale. La Fp Cgil Brescia vuole diventare protagonista del suo territorio in quanto portatrice di proposte, con un atteggiamento rivendicativo che è conseguenza di un programma di lavoro”.

Moriello ricorda uno slogan coniato ai tempi in cui è stato segretario generale della categoria lombarda. “‘Per noi e per gli altri’ resta attualissimo, per il collegamento stretto tra la forza del lavoro pubblico e la garanzia dei diritti di cittadinanza” afferma. Snocciolandone subito un altro: “‘Senza pubblico non esistono i cittadini’ significa che la qualità del lavoro pubblico determina la qualità della cittadinanza. Ciò comporta, nel contesto attuale, dare priorità alla parte più fragile del lavoro pubblico, il terzo settore, cui occorre una maggior rappresentanza, e dare grande attenzione ai settori privati. La lotta a oltranza per il rinnovo del contratto nazionale, ottenuto dopo ben 14 anni, è l’esempio più duro e significativo di come vada ancora combattuta una cultura imprenditoriale avvinghiata a logiche padronali di vecchio stampo”. (ta)