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24 Ottobre 2021 - 6:57
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Pa / Indetto lo stato di agitazione unitario

Coinvolti i lavoratori e le lavoratrici delle Funzioni locali, Funzioni Centrali, Sanità

21 ott. – Proclamato lo stato di agitazione delle lavoratrici e i lavoratori del pubblico impiego. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa chiedono per i comparti delle funzioni centrali, funzioni locali e sanità che: si proceda al rinnovo del contratto nazionale scaduto a fine 2018; si revochi il decreto ministeriale del 19 ottobre scorso sul lavoro agile; si assuma il personale indispensabile a colmare le carenze di organico (incluse le circa 500mila prossime uscite tra quota 100 e pensionamenti) e si stabilizzino – finalmente definendone, dopo i tanti anni, la posizione – i lavoratori precari; si informino le organizzazioni sindacali in merito all’applicazione dei protocolli sicurezza anti Covid in tutte le amministrazioni pubbliche.

I rinnovi contrattuali costituiscono la priorità, il punto di partenza per affrontare la nuova sfida per l’innovazione nella Pubblica Amministrazione. Per poter chiudere un rinnovo contrattuale degno di questo nome abbiamo avuto la pazienza di attendere l’ultimo anno del triennio ma le risorse che si intendono porre a disposizione per il 2021, ad integrazione delle precedenti, sono del tutto insufficienti” sostengono i segretari generali Serena Sorrentino (Fp Cgil), Maurizio Petriccioli (Cisl Fp), Michelangelo Librandi (Uil Fpl) e Nicola Turco (Uil Pa).

Con i dovuti finanziamenti, i nuovi contratti dovranno non solo recuperare lo scarto economico di quasi un decennio di blocco della contrattazione ma anche intervenire sui blocchi che oggi impediscono i percorsi di carriera.

In merito al piano occupazionale, considerata l’età media dei dipendenti pubblici e in vista del passaggio di testimone, i sindacati sottolineano l’importanza del trasferimento di competenze e conoscenze che sarà di fatto possibile solo con nuove assunzioni a breve termine.

Netta poi l’opposizione al decreto ministeriale sul lavoro agile: “è irricevibile”. Il provvedimento non risolve le problematiche relative alla necessaria disciplina di questa modalità di lavoro, che in più viene messa in mano al potere discrezionale dei dirigenti senza passare per la contrattazione.

Sul punto va giù duro anche il comunicato unitario dedicato specificamente allo stato di agitazione nelle funzioni centrali. Il decreto della ministra della Pa Fabiana Dadone viene definito da Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Pa “sbagliato e illusorio. Sbagliato perché scarica sui lavoratori le responsabilità di anni di mancati investimenti in innovazione tecnologica e organizzativa, in formazione, in valorizzazione delle competenze, in digitalizzazione; illusorio perché cerca di risolvere per via legislativa i numerosi problemi organizzativi che ancora non trovano soluzione da otto mesi. Il decreto – aggiungono – è la risposta più arrogante alla disponibilità responsabile delle organizzazioni sindacali che chiedono di regolamentare il lavoro agile con gli strumenti della partecipazione e della contrattazione”. (ta)