30 Nov 2021
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CGIL, Fp e Spi Brescia su Centro Covid all’Ospedale Civile. Su Scala 4 ancora risposte parziali

In questi giorni è stata confermata l’intenzione degli Spedali Civili di dare il via ai lavori alla scala 4 per la trasformazione in Centro Covid di questa ala. Al di là della contrarietà espressa fin dall’inizio dalla nostra organizzazione sindacale a questa scelta per le motivazioni che abbiamo in più occasioni espresso, negli incontri avuti con il Direttore Generale, oltre ad una tempistica che potrebbe rivelarsi gravemente in ritardo (si parla di gennaio 2021) vista la ripresa dei casi, abbiamo avuto risposte parziali e che non ci possono trovare d’accordo su temi quali il rilancio territorio, gli eventuali tagli ai posti letto legati a questo progetto e, non ultima, la questione degli organici.

IL TERRITORIO. Esprimiamo il nostro apprezzamento per la tensostruttura di via Morelli, frutto di una proficua collaborazione tra autorità locali, Asst Spedali Civili, Ats e privati.Non si può però pensare che questa azione realizzi la tanto auspicata integrazione tra territorio e ospedale. Dopo lo scoppio della pandemia non è stato recuperato il tempo con interventi e progettualità per il territorio che invocavamo sin dal documento del maggio 2020. 

Continuiamo a chiedere indispensabili interventi realmente territoriali, come il rilancio dei poliambulatori di via Biseo e di via Corsica; la messa in opera dei Pot (Presidi ospedalieri territoriali) e dei Presst (Presidi socio sanitari territoriali), previsti dalla Legge 23 di 5 anni fa e mai attuati; l’integrazione e la valorizzazione della figura dell’infermiere di comunità nelle rete dei servizi, auspicando una interazione con i Medici di medicina generale; l’integrazione a livello territoriale del bisogno sanitario con l’altrettanto importante bisogno sociale, per cui la CGIL ha proposto l’evoluzione del nostro Sistema in Sistema Socio Sanitario Nazionale. 

Le evidenze scientifiche e l’esperienza di questi ultimi mesi hanno mostrato che non si può pensare di esaurire tutto il compito della Sanità Pubblica con la Cura, ma che la Prevenzione e la Territorialità sono le leve fondamentali sia per affrontare la pandemia che per creare strutture di comunità, filtro tra i bisogni del cittadino e il ricovero ospedaliero, arginando così anche i fenomeni degli accessi impropri e dell’iperafflusso nei Pronto Soccorsi che peraltro sta già accadendo. Senza questi passaggi, il Civile non potrà reggere il compito di Hub Covid per un bacino di quasi 3 milioni di abitanti, scala 4 o non scala 4, come dimostra la decisione della Regione Lombardia di riaprire i posti di terapia intensiva aggiuntivi a Milano e Bergamo.

TAGLIO POSTI LETTO. Non è ancora dato di sapere quale sarà l’impatto dei 170 del Centro Covid sul totale dei posti letto del Civile, se e come saranno accreditati e riconosciuti dalla Regione, o se e quali specialità dovranno essere ridimensionate per recuperare risorse a favore del Centro Covid.

L’impressione è che la Direzione impegni le proprie energie e le proprie risorse per un rilancio a breve puntando sul solo Centro Covid; la prospettiva della CGIL è che un ospedale come il Civile, che per la sua natura e la sua storia certamente deve essere riferimento ed eccellenza nell’affrontare la pandemia, debba comunque garantire ai cittadini il funzionamento delle attività e l’adeguata erogazione delle prestazioni, a partire dal recupero di quelle ambulatoriali e diagnostiche, e dal recupero degli interventi operatori.

Per quanto riguarda i temi strettamente gestionali interni all’Ospedale, ricordiamo brevemente le altre questioni sollevate dalla Fp Cgil.

•     La presenza di un  Centro Covid così imponente dentro l’ospedale preoccuperà l’uten- za e toglierà attrattività presso la classe medica, regalando prestazioni e professionisti al privato.

•     Non è a nostro avviso possibile garantire la necessaria sicurezza del Centro Covid,  isola- mento e percorsi differenzianti difficilmente potranno essere realizzati stante l’attuale struttura dello stabile.

•     Si doveva intervenire sul Pronto Soccorso, accesso all’ospedale e prima linea nel  fron- teggiare situazioni eccezionali come quella pandemica, ma nonostante i mesi avuti a disposizione, rimane ad oggi sotto stress sia  dal punto di vista  del personale che strut- turale.

•     Infine, la scelta di affidare la ristrutturazione del padiglione ai privati porterà inevitabil- mente questi ultimi a pesare sempre di più dentro una delle principali aziende pubbli- che del Paese.

Un  ultimo appunto. Come organizzazione sindacale siamo sempre disponibili a confron- tarci sulle prospettive future e accogliamo positivamente sia  lo stanziamento di  165 mln dalla Regione che la  richiesta di  fondi  avanzata  all’Unione Europa; ma abbiamo anche il dovere di chiedere conto dei progetti messi in cantiere e non ancora realizzati: la ristruttu- razione della Neuropsichiatria Infantile, l’entrata diretta ai  poliambulatori (per cui  era già stata spostata la fermata autobus), la ristrutturazione del PS di Montichiari e la realizzazio- ne del parcheggio dipendenti, la  ristrutturazione del Ronchettino, lo  studio di  fattibilità della ristrutturazione dell’ala nord.

La Fp Cgil continuerà a fare la propria parte, a vigilare e a segnalare così come a proporre soluzioni, affinché il civile resti e potenzi il ruolo di “bene comune” della città e della provincia.

GLI ORGANICI. Si dichiara che lavoratori e medici del civile sarebbero in soprannumero, dato che il distanziamento ha costretto a tagliare di  150 posti la disponibilità dell’ospedale; la direzione parla per il Centro Covid di  struttura  a iso-risorse perché  l’operazione sarebbe quella di assegnare al nuovo centro il personale che si suppone sia   in avanzo.

Non sappiamo dove  sia  maturata questa intenzione, ma di  sicuro sappiamo che oggi al Civile le lavoratrici e i lavoratori del comparto e della dirigenza medica che  a fine  anno  si vede cancellato il credito maturato,  vantano centinaia di  ore  di  ferie arretrate e recupero straordinari, per non contare dei tempi di  vestizione  e consegna accumulati negli ultimi anni.

La Fp CGIL auspica una ridefinizione degli organici che, anche grazie ad un piano di assunzioni straordinario, doti il Centro Covid di personale adeguato per numero, competenze e formazione, ma al tempo stesso garantisca al resto dell’ospedale la continuità delle prestazioni (di cui  le nuo- ve procedure e modalità hanno aumentato il carico assistenziale) e metta  finalmente lavoratori e lavoratrici in grado di usufruire dei propri diritti di riposo, recupero e conciliazione dei tempi di vita  e lavoro.

Pertanto chiediamo che le decisioni da assumere siano discusse con i rappresentanti dei lavoratori e con le Organizzazioni sindacali con il fine di  trovare soluzioni condivise per gestire il ritorno dello stato di emergenza.

NO AL CENTRO COVID IN SCALA 4. Firma la petizione! >>>>>>