3 Dec 2021
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Rsa con metà degli infermieri

Succede alla Fondazione Carisma di Bergamo, come denuncia la Fp Cgil

27 ott. – Con metà degli infermieri e delle infermiere a disposizione, come può una struttura funzionare e garantire adeguata assistenza? Succede alla Fondazione Carisma di via Gleno, a Bergamo, con la Fp Cgil territoriale che denuncia: “Su 100 infermieri, si sono trasferiti già in 50”. Ma questo caso rappresenta la punta dell’iceberg, visto che la tendenza nelle Rsa del territorio (e non solo) è generalizzata. Queste professionalità stanno dirottando verso gli ospedali pubblici e accreditati, che offrono migliori condizioni contrattuali.

“Stesso lavoro, stessi diritti e stesso salario è una lotta che la nostra categoria persegue da tempo. È legittimo che le lavoratrici e i lavoratori scelgano le migliori condizioni, tutele e opportunità. Non li stanno fermando neanche gli incentivi economici stanziati per loro dalle Rsa. Peraltro, negli ospedali le carenze di organico sono tali che nemmeno questa migrazione di personale è sufficiente – afferma Roberto Rossi, segretario generale della Fp Cgil orobica -. Il punto critico di questo fenomeno, tanto più sotto il Covid, è che sguarnire di personale qualificato strutture che ospitano le persone più fragili è molto rischioso e noi siamo francamente preoccupati”.

Dall’Eco di Bergamo apprendiamo che la stessa Ats “un mese fa, per la seconda volta” ha chiesto a Regione Lombardia “almeno 80 figure professionali infermieristiche” per le case di riposo del territorio. “Un tema è che la formazione universitaria va ripensata, rafforzata. Abbiamo bisogno di un numero maggiore di professionalità sanitarie” rileva Rossi insieme a Giuliana Rota, con lui in segreteria.

Sulle residenze sanitarie assistenziali il Covid ha infierito facendo tante vittime. Le conseguenze sono state letti vuoti oltre che ridotti, dopo che sono stati frenati con delibera regionale i nuovi ingressi. “Qualche Rsa non risulta neppure in grado di mettere sul piatto risorse adeguate aggiuntive perché i posti letto vuoti da marzo ad oggi hanno avuto un grave impatto economico – sostengono Rossi e Rota –. Come sindacato stiamo cercando di trovare soluzioni, anche confrontandoci con le strutture in difficoltà. Un intervento di sostegno economico da parte di Regione è necessario, come una revisione del sistema sanitario e socio sanitario che deve farsi, sia a livello lombardo che nazionale, davvero più integrato per rispondere ai bisogni di salute sempre più complessi della popolazione. Questa pandemia ha tolto il velo su una realtà che denunciamo da tempo”. (ta)