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26 Settembre 2021 - 13:52
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La sanità a Brescia alla prova della seconda ondata Covid

Ronchi (Fp Cgil): le criticità maggiori sono le carenze di personale e l’affossamento della medicina territoriale

5 nov. – “Dopo la richiesta inviata insieme alla Filcams Cgil, una ventina di giorni fa, ai vertici degli Spedali Civili di Brescia, dal prossimo 25 novembre la sorveglianza sanitaria sarà allargata anche a tutte le lavoratrici e i lavoratori (650 circa) appaltati. Una vittoria non scontata e che abbiamo perseguito con tenacia. Faremo ora la stessa richiesta a tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, del nostro territorio”. Partiamo da questo caso di successo nell’intervista a Stefano Ronchi, segretario Fp Cgil Brescia.

Il personale sanitario contagiato dal Covid si aggira sul 3-4% a Brescia. “A tutte le lavoratrici e i lavoratori della sanità pubblica, amministrativi inclusi, grazie ai protocolli sottoscritti, vengono periodicamente fatti test sierologici e tamponi. Salute e sicurezza sono una priorità, lo ribadiremo a oltranza – sottolinea il sindacalista -. Ma stiamo anche cercando di far ottenere loro un riconoscimento economico per l’impegno e i rischi in cui incorrono in questa altra fase”.

Come va con la seconda ondata? “Al momento i numeri delle persone Covid+ sono inferiori a quelli della primavera scorsa, ma sono in aumento i pazienti in terapia intensiva e ci si sta attrezzando per ricevere più ammalati negli ospedali. Il Civile, come previsto da Regione Lombardia, è riferimento hub (terapie intensive) per Brescia, Bergamo e Mantova. Oltre a essere stato chiamato, insieme alle Asst Garda e Franciacorta e alle strutture private del Gruppo San Donato, a supportare i 24 posti letto di terapia intensiva dell’ospedale in fiera a Bergamo con oltre 70 infermieri e 24 medici – spiega Ronchi -. Va rilevato che le lavoratrici e i lavoratori sono stanchi, demotivati e sotto stress, paure e angosce ritornano dopo la prima botta emergenziale. Non aiutano i negazionisti e il cambio di atteggiamento verso gli operatori sanitari, passati da eroi a pungiball delle carenze del sistema. Si spiega anche così il 20-25% di adesioni volontarie all’appello per l’hub fiera di Bergamo. Le carenze d’organico non sono state colmate in questi mesi, e questo incide pesantemente sull’organizzazione del lavoro e il contesto è difficile. Perciò nell’ultimo incontro unitario con i direttori generali delle aziende pubbliche e private abbiamo posto anche il tema di bandire concorsi pubblici per quanti usciranno dai corsi di laurea per procedere a nuove assunzioni, in aggiunta alle graduatorie da scorrere”.

Per quanto concerne i servizi territoriali? “Ti do uno slogan: Non si è avuta fiducia nel territorio – risponde Ronchi -. Sono passati mesi ma non sono stati attivati né i Prest (presidi socio sanitari territoriali) né i Pot (presidi ospedalieri territoriali) nelle diverse Asst. Né è stata data risposta al fabbisogno degli infermieri di comunità. Il Civile su una richiesta di 80 ne ha dati 20, l’Asst su una richiesta di 20 risponde con 0, non ne hanno. Non aver potenziato e non potenziare i servizi territoriali è un errore grande come una casa. Regione Lombardia ha scientificamente voluto affossare la medicina territoriale. I pronto soccorso dovrebbero essere l’ultima spiaggia e invece la maggior parte dei cittadini si riversa lì, togliendo spazio ai pazienti con altre patologie. Una critica va poi fatta all’Ats che dovrebbe essere più presente: manca il suo ruolo attivo nell’organizzazione della risposta territoriale, avrebbe potuto creare una cabina di regia per stare sul pezzo trasversalmente. Da segnalare, invece – continua il sindacalista -, che alla riunione dell’unità di crisi del Civile con il direttore socio sanitario e quello del Sitra (servizio infermieristico tecnico riabilitativo aziendale) si sono affrontate in un’ottica complessiva le questioni dell’assistenza dei pazienti e della tutela degli organici. Dallo scorso 8 ottobre è stata allestita una tensostruttura nei pressi della Poliambulanza con operatori del Civile per fare test sierologici (anche al personale della scuola) e tamponi (circa 500 al giorno) e nello spazio adiacente è operativa un’Usca (unità speciale di continuità assistenziale) con attrezzature diagnostiche per rilevare eventuali contagi”.

La Lombardia è stata indicata, per decreto, zona rossa. “La nostra provincia si sta riorganizzando e anche la sanità privata è stata chiamata, come già la prima volta, a collaborare. Il nodo più critico è e resta la carenza di personale. Ad esempio, il Civile doveva procedere a 250 assunzioni e ne ha fatte 160. Il tema non perdona ora con la Scala 4, che dopo la contrastata (da noi) decisione della riconversione in reparto Covid, fra due mesi sarà pronta con i primi 64 posti letto di terapia intensiva. Scala 4 viene ristrutturata con soldi privati: 4,5 milioni da parte delle banche, 1 milione da parte della Fondazione Spedali Civili, con l’appalto affidato a una cooperativa. Ma non si sa ancora chi fornirà il personale sanitario. Da dove lo prenderanno? – chiede Ronchi – Se nemmeno il Civile riesce a trovare operatrici e operatori cui garantirebbe il tempo indeterminato? Abbiamo poi chiesto chiarimenti rispetto all’idea di mettere in ogni stanza 2-3 posti letto a distanza di 1,5 m tra loro: uno spazio non sufficiente per far lavorare il personale a seconda delle necessità”. (ta)