29 Nov 2021
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Tutto sulle solite spalle

La Cgil replica alla lettera del Presidente di Regione Lombardia al personale medico, sanitario e socio sanitario regionale

6 nov. – “Grazie per dar voce ai nostri pensieri. Viviamo un periodo di grande sofferenza per tutti e siamo guidati da persone di cui non ci fidiamo…. Per evidenti ragioni….. Che ci invitino invece di chiudersi tra loro all’interno di decisioni stolte”. Questo il commento di Tatiana Irmici, infermiera e delegata Fp Cgil Varese, al post Facebook che la Fp Cgil regionale ha lanciato ieri sul comunicato congiunto con Cgil Lombardia dal titolo inequivocabile: “Tutto sulle solite spalle, quelle delle lavoratrici e lavoratori del sistema socio sanitario lombardo. Regione passi dalle parole ai fatti!”.

No, ai lavoratori non è piaciuta affatto la lettera ricevuta dal Presidente Attilio Fontana che chiede ancora il loro impegno per fronteggiare la recrudescenza pandemica.

“A Voi, cui noi tutti rimettiamo la difesa della Vita, faccio appello per continuare questa lotta” afferma Fontana, riprendendo una loro definizione da parte di Papa Francesco, quali “silenziosi artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza”. Un invito alla sottomissione? Cgil e Funzione pubblica sottolineano senza remore la strumentalità di fare “leva sul senso etico”.

A parte che c’è contesto e contesto, ma allora Papa Francesco si è espresso più volte per il lavoro dignitoso, per il rispetto del lavoro e dei lavoratori e ha detto pure… che il pastore deve avere “l’odore delle pecore”. Fuor di metafora (e di contesto), cosa ha fatto Regione Lombardia per calarsi nei panni di queste donne e uomini  che, a causa del Covid e della mancanza di dispositivi di protezione o per le carenze gestionali e organizzative, ci hanno rimesso la “Vita” o la salute, oltre a tutti i sacrifici fatti? Cosa ha fatto questo amministratore per tutelare la salute della cittadinanza, garantendo il funzionamento ottimale dei servizi?

“Siamo oggi a Novembre e, nuovamente, Vi siete fatti sfuggire di mano la situazione non implementando un sistema di tracciamento degno di questo nome e lasciando, nuovamente, la Medicina Territoriale priva di mezzi e professionisti – replicano, con una nota durissima, delegate, delegati e iscritti della Fp Cgil Asp Golgi Redaelli -. La Sanità, egregio Presidente, non è un Mercato e la Salute non è una merce. La Sanità, egregio Presidente, si fa con Personale e Organizzazione,  non con la gestione delle tariffe e dei contratti con le aziende sanitarie (pubbliche e private)”.

“Dopo quanto successo con lo scoppio della pandemia e con una seconda ondata ampiamente annunciata, Regione Lombardia si fa trovare ancora una volta impreparata. Le conseguenze della mancanza di previsione e programmazione regionale ricadranno, una volta di più, sulle lavoratrici e i lavoratori della sanità e del sistema socio sanitario, oltre che mettere a rischio la presa in carico di tutte le persone che, per il Covid o per patologie o difficoltà, hanno il diritto di essere curate e di poter essere salvate – attaccano Cgil e Fp Cgil lombarde -. La miopia irresponsabile di Regione non trova più scusanti se mai ce ne fossero state. E il ringraziamento del Presidente Attilio Fontana a medici, operatori sanitari e socio sanitari per ‘il peso maggiore’ che ‘grava ancora’ sulle loro spalle sa di ipocrisia. Quando ben poco è stato fatto, a partire da nuove assunzioni e potenziamento dei servizi territoriali, per supportare in modo concreto l’impegno, la fatica, i rischi di tutti questi lavoratori”.

Per i sindacati sono dunque “inaccettabili” oltre che “urticanti” le “allisciate” del Presidente di Regione Lombardia. “Le lavoratrici e i lavoratori sono comprensibilmente arrabbiati e sempre più demotivati, per quanto ligi – loro sì – a senso di responsabilità e dovere. La prima ondata è stata l’inaspettato – ma, ricordiamolo, con un piano pandemico regionale non aggiornato da 10 anni -. E mentre i dati delle persone contagiate, dei ricoveri in terapia intensiva e delle vittime salgono impietosamente, la seconda ondata mette la Lombardia nella zona rossa. Della vergogna, aggiungiamo come Cgil e Fp Cgil regionali – sottolineano -. Una vergogna che i vertici di Palazzo Lombardia dovrebbero provare per rimediarvi il prima possibile. Diversamente, dell’essere senza vergogna dovranno rispondere alle lavoratrici e lavoratori, alle cittadine e cittadini”. (ta)