6 Dec 2021
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Sistema Giustizia / Le distanze tra le norme e i fatti

Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Pa hanno scritto ai vertici dei Dipartimenti dell’organizzazione giudiziaria, dell’amministrazione penitenziaria e per la giustizia minorile e di comunità chiedendo un tavolo di confronto permanente sull’applicazione delle norme anti Covid

17 nov. – “La diffusione del contagio anche nella Giustizia rende la situazione oggettivamente grave ed impone a tutti di remare con responsabilità nella stessa direzione. Il sindacato confederale c’è e, consapevole delle difficoltà che derivano anche dalle specificità dei servizi da assicurare all’utenza, è pronto a fare a sua parte”. Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Pa hanno scritto ai vertici dei Dipartimenti dell’organizzazione giudiziaria, dell’amministrazione penitenziaria e per la giustizia minorile e di comunità per denunciare una distanza: quella tra le normative anti Covid che (salvo per le attività indifferibili) prevedono un ampio ricorso al lavoro agile e quanto succede invece sul territorio. A quanto pare, le norme vengono applicate sul serio solo nelle sedi centrali romane: vedi all’organizzazione giudiziaria di via Arenula, dove per due giorni si lavora in presenza e per tre da remoto.

Fuori da questo perimetro virtuoso, “negli uffici giudiziari l’applicazione dello smart working procede a rilento e tra mille difficoltà. Solo in taluni uffici c’è stata la concessione di un solo giorno di smart working. Negli altri ancora nulla” sostengono i sindacati, sottolineando come questa situazione sia anche più grave nelle regioni dove la pandemia picchia più duro, come sta succedendo ad esempio agli ufficiali giudiziari addetti alle notificazioni, esecuzioni e protesti che sono stati “immotivatamente esclusi dal lavoro agile”.

La tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori è la priorità, e dunque l’affondo delle rappresentanze sindacali è deciso: i datori di lavoro pubblici, “in caso di ingiustificata disapplicazione della vigente normativa emergenziale, anche di natura contrattuale, saranno chiamati a rispondere personalmente di ogni contagio avvenuto in ufficio”.

Non va meglio per chi lavora nella giustizia minorile e di comunità e nell’amministrazione penitenziaria. Qui si è lavorato da remoto “di regola per un solo giorno a settimana”. Inoltre, “non sono rari i casi in cui lo smart working non è stato riconosciuto a nessuno, lavoratori fragili e pendolari compresi”.

Così i sindacati, in coerenza con il protocollo sicurezza siglato lo scorso 24 luglio, chiedono l’apertura di “un tavolo permanente di confronto sull’applicazione negli uffici della normativa di contrasto alla pandemia, compresa quella negoziale sullo smart working”. Per cui andranno forniti per tempo – questo l’amministrazione penitenziaria lo fa – i dati sui contagi nelle sedi delle amministrazioni centrali e periferiche, in modo da poter monitorare la situazione in modo puntuale.

È necessario dunque un cambio di passo e un’assunzione di responsabilità di fronte alla “colpevole inerzia del Ministro che parla con tutti tranne che con i propri dipendenti ed i loro rappresentanti” e rispetto ad amministrazioni centrali che “si limitano ad impartire disposizioni che recepiscono la normativa emergenziale vigente e gli accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali ma omettono di esercitare ogni controllo sull’operato degli uffici anche nel caso di conclamate violazioni che mettono a rischio la salute ed in molti casi la vita stessa dei lavoratori specie nelle regioni ad alto rischio di contagio”.