3 Dec 2021
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Verso il 9 dicembre / Uno sciopero per il paese

Oggi attivo lombardo Fp Cgil delle lavoratrici e dei lavoratori delle funzioni centrali. Ha partecipato ai lavori, insieme alla segretaria generale Vanoli, il segretario nazionale Oliverio

25 nov. – “Lo sciopero per noi è un mezzo, non un fine. Vogliamo che il governo ci convochi, come sindacati di categoria, e ci dia risposte importanti su assunzioni, stabilizzazione dei precari, sicurezza sul lavoro e rinnovo dei contratti per la valorizzazione del personale con un nuovo sistema di classificazione”. Così Florindo Oliverio, segretario Fp Cgil nazionale, nel chiudere l’attivo regionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle funzioni centrali organizzato questo pomeriggio in video collegamento dalla Fp Cgil Lombardia.

Lo sciopero del 9 dicembre, indetto da Cgil Cisl Uil di categoria riguarda non solo le funzioni centrali ma anche funzioni locali e sanità. “Sui media sta invece passando, scientemente, il messaggio che questo sciopero riguardi solo i lavoratori statali” sottolinea Oliverio. Del resto ‘sparare’ su di loro e loro malgrado è gioco facile, destinatari come sono di luoghi comuni.

Il segretario tira le fila riprendendo criticità affrontate nell’assemblea dalle lavoratrici e dai lavoratori. “La legge di bilancio che si sta discutendo utilizzerà anche risorse importanti messe a disposizione dall’Unione Europea, con l’obiettivo di rilanciare l’economia del paese che ha subito un grave colpo con la pandemia. Questo genererà un debito pubblico straordinario. Le prossime leggi di bilancio, per almeno un decennio, saranno lacrime e sangue – sostiene – . Il tempo per rivendicare le risorse necessarie per migliorare e innovare le pubbliche amministrazioni è questo. Il Covid ha messo in evidenza che le politiche di tagli ai servizi pubblici, messe in campo da anni e anni, hanno esposto maggiormente il nostro paese, lasciando i cittadini più soli. Ma proprio i cittadini ora hanno capito che serve una rete di servizi pubblici che funzioni”.

Non solo la sanità, fondamentale per garantire assistenza, cura e salute alle persone. Oliverio ricorda, ad esempio, che per poter erogare la cassa integrazione ai lavoratori privati, le operatrici e gli operatori dell’Inps in lockdown hanno lavorato 7 giorni su 7, giorno e notte, per non far saltare i server – “peraltro esternalizzati” – che non avrebbero retto a una connessione in simultanea.

I problemi legati agli strumenti non sono di poco conto visto che, sempre per una inadeguata strumentazione tecnologica, i lavoratori della giustizia da maggio lavorano tutti in presenza, anche i soggetti fragili, più a rischio contagio. E infatti con rabbia e amarezza vengono ricordati in assemblea i colleghi morti per Covid.

Poter contrattare le risorse necessarie alle pubbliche amministrazioni è centrale. “Ecco perché partiamo dalle assunzioni che servono per Pa più forti. Servono lavoratori e lavoratrici giovani, con una formazione elevata se vogliamo qualificare e innovare le Pa – evidenzia Oliverio -. Anche questa crisi ha mostrato che il mercato da solo non ce la fa, il mercato distrugge le risorse di oggi e non si preoccupa dei tempi lunghi”. Né del benessere dei cittadini “a cui serve uno Stato più forte, Stato inteso come amministrazioni centrali, enti locali e sanità”.

Forte di risorse umane. Con quota 100 nei prossimi 4-5 mesi andranno in pensione circa 500mila dipendenti pubblici ma con gli stanziamenti previsti in finanziaria la stima di nuove assunzioni si aggira sulle 52mila unità. Quando le carenze di organico stanno da tempo segnando pesantemente le Pa. I precari nel limbo, poi, sono circa 170mila. “L’Unione Europea ha attuato una procedura di infrazione del nostro paese per questo abuso – ricorda Oliverio -. Noi abbiamo chiesto di prorogare la norma Madia fino al 2027 per poterli stabilizzare”.

Dall’assemblea emergono da un lato l’orgoglio per il lavoro pubblico che si svolge, dall’altro  un grande senso di solidarietà verso i lavoratori degli altri settori in crisi verso cui si prova un palpabile pudore. Ma la dignità del lavoro e i diritti devono poter unire tutti e non bisogna abboccare all’amo di chi vuole dividere.

“La nostra regione è stata quella più colpita dalla pandemia. Nonostante questo, le lavoratrici e i lavoratori, a partire da quelli in prima linea in sanità. hanno continuato a garantire prestazioni essenziali ai cittadini. Lo hanno fatto anche le lavoratrici e i lavoratori delle funzioni centrali, e anche lavorando da casa tra tante difficoltà, auto-organizzandosi con la propria tecnologia e, in genere, senza indicazioni e strumenti” rileva Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia, ripercorrendo le tappe dalla prima alla seconda ondata pandemica.

Vogliamo essere coinvolti nella discussione di quali investimenti vanno fatti e quali linee disegnare per uscire da questa crisi che è sanitaria, economica e sociale – continua la dirigente sindacale -. Non sono un caso le pressioni di Confindustria perché più risorse vadano al privato, occupando così spazi pubblici. Pare, in questa seconda ondata, che questa pandemia non abbia insegnato nulla. Lo sappiamo bene noi, con Regione Lombardia che ha risposto nello stesso modo impreparato della prima ondata, con un welfare che ormai non regge più”.

Vanoli è categorica sulla direzione da prendere. “Il governo è il nostro datore di lavoro. Non possiamo permetterci passi indietro con una legge di bilancio che non prevede nulla di quanto abbiamo portato avanti con le nostre rivendicazioni. E poi ci sono le risorse europee. Tutti questi stanziamenti pongono le basi per la ricostruzione del paese. Lo sciopero dei lavoratori pubblici è nell’interesse di tutti i cittadini. Le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a un contratto di lavoro dignitoso. I cittadini hanno diritto a servizi pubblici innovati, ringiovaniti, resi più efficienti ed efficaci, anche attraverso uno smart working da regolamentare. Noi ci siamo e vogliamo essere ascoltati”. (ta)