6 Dec 2021
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Verso lo sciopero del 9 dicembre con tutto l’“orgoglio pubblico”

Oggi video assemblea generale della Fp Cgil Lombardia. La segretaria Vanoli: “I punti principali della nostra rivendicazione ci sono tutti: assunzioni e stabilizzazioni, sicurezza, rinnovo del contratto”

2 dic. – Se “questa è la legge finanziaria che crea debito pubblico e definisce dove investire per la ripresa occupazionale” quelle future “saranno tarate sul rientro dal debito”. E se c’è il rientro non ci può essere investimento. “Che cosa significherà una pubblica amministrazione progressivamente senza più personale se non l’avvio di un incessante processo di cessione di prestazioni al privato?”. Sono nodi centrali quelli posti oggi da Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia, all’assemblea generale della categoria regionale.

Lo sciopero unitario di mercoledì 9 dicembre delle lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego (funzioni centrali e locali, sanità) si avvicina e la dirigente sindacale ha ripercorso le tappe che hanno portato a una decisione presa in una fase difficile, di pandemia e crisi: dalla “grande manifestazione nazionale” del giugno 2018 per chiedere il rinnovo contrattuale alle piattaforme presentate nel febbraio del 2020, prima che irrompesse il Covid. A fronte del quale “l’emergenza sanitaria è al centro di ogni azione”.

Ma quando, dopo il lockdown, la curva del contagio inizia a scendere, si iniziano a considerare “gli investimenti da fare per far ripartire l’occupazione. Ci sono anche le risorse europee in arrivo, da indirizzare e far fruttare al massimo. Unitariamente, il sindacato confederale ha delle proposte complete, strutturate, che guardano a che modello di paese vogliamo per il futuro. All’interno di queste proposte c’è tutta la nostra scommessa sul futuro della pubblica amministrazione”, compreso il sistema di welfare per come auspicato e che viene presentato al ministro Roberto Speranza all’iniziativa con il segretario Cgil Maurizio Landini a Roma il 30 ottobre.

Arriva la seconda ondata e già si paventa la terza. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità e del socio sanitario sono sempre in prima linea, sempre più contagiati e a forze ridotte – quando già prima faticavano per le carenze di personale -, demotivati a maggior ragione in Lombardia dove la gestione della recrudescenza pandemica è quasi una fotocopia della prima. E demotivati anche perché ora su di loro si scagliano rabbia e paura dei cittadini per tutto quello che non va e mancando basiche certezze. Ma intanto ci sono anche tutti gli altri servizi essenziali pubblici che vengono garantiti, con le lavoratrici e i lavoratori che, in presenza o da remoto, continuano a erogare diritti di cittadinanza: dagli uffici anagrafe agli uffici giudiziari e a quelli dell’Inps, e ancora alle scuole dell’infanzia, per citarne pochissimi. Il lavoro pubblico non si ferma, non si è fermato mai.

L’attuale legge di bilancio è “l’ultima che può finanziare il rinnovo di questo triennio contrattuale” rimarca Vanoli, accusando il governo “datore di lavoro” di definire gli incrementi contrattuali dei dipendenti pubblici in modo unilaterale. E non si tratta solo di retribuzioni. Ci sono oltre 190mila precari da stabilizzare, nuove assunzioni per rinforzare e ringiovanire le pubbliche amministrazioni, c’è tutto il tema della salute e sicurezza da garantire per i lavoratori e i cittadini che accedono ai servizi. C’è anche l’esigenza ineludibile di innovare la macchina pubblica. “L’assenza di confronto col governo tocca anche il tema dello smart working che è uno degli elementi fondamentali che ha caratterizzato la riorganizzazione dei servizi sotto la pandemia e che diventerà strutturale”. Ma mentre nel settore privato è contrattato, nel pubblico “è disposto unilateralmente dal dirigente. Lo smart working è uno dei tanti cambiamenti cui potremmo assistere che investiranno la pubblica amministrazione e che riguarderanno l’organizzazione del lavoro nel quale si nega la funzione del sindacato. E se passa il concetto della disintermediazione sindacale nel settore pubblico – aggiunge Vanoli – non reggeremo poi più neanche nel settore privato. Se si ferma il percorso di dinamiche acquisitive nel settore pubblico si fermeranno poi anche nei nostri settori privati. Rischiamo un arretramento di condizioni di lavoro nei servizi pubblici che non possiamo assolutamente sostenere”.

Nel 2018, dopo un decennio di fermo contrattuale, con la lotta sindacale si è ottenuto il rinnovo dei contratti e anche lo sblocco della contrattazione decentrata. Ma a quei tavoli il governo si era impegnato a completare per il triennio contrattuale 2019-2021 partite non chiuse nel triennio 2016-2018, vedi la riforma del sistema di classificazione per la valorizzazione professionale. Al momento il governo si sta sottraendo a quell’impegno non stanziando risorse sufficienti nella legge di bilancio e, ancora prima, non confrontandosi con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori.

“Questo il contesto nel quale abbiamo proclamato prima lo stato di agitazione e poi lo sciopero, che non sarà mai per noi il fine ultimo ma uno strumento, il nostro obiettivo è aprire il confronto con il governo – spiega la segretaria -. Abbiamo dalla nostra parte le ragioni della nostra mobilitazione e il fatto che cerchino di renderci impopolari non ci può fermare”.

Elena Lattuada

Come dice Elena Lattuada, segretaria generale Cgil Lombardia, nel suo intervento all’assemblea, va riconosciuto “il ruolo della Pa nel garantire un sistema e un’opportunità per l’insieme delle persone del paese. Senza una dimensione istituzionale pubblica non saremmo stati in grado di reggere in questa condizione – sottolinea -. I diritti non sono solo legati alla condizione economica, pur importante. Più che mai oggi bisogna collegare il tema del nuovo contratto all’efficientamento della Pa e al riconoscimento del ruolo pubblico e delle professionalità”.

Serena Sorrentino

La segretaria generale Fp Cgil Serena Sorrentino ribadisce quando già evidenziato alla video assemblea generale della categoria nazionale di ieri (che, aperta a delegati e delegate, ha superato i 1400 partecipanti): “Crediamo nel valore sociale del lavoro pubblico” afferma, disapprovando l’atteggiamento della ministra della funzione pubblica e del governo: “Il sindacato ha una visione politico programmatica più avanzata del sistema politico. Bisogna non solo riconoscere il lavoro dei servizi pubblici ma guardare al futuro, senza sacrificare l’idea che, nell’innovazione, si scelga il pubblico come fattore strategico su cui investire”. (ta)