30 Nov 2021
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Verso lo sciopero del 9 dicembre / Il sistema dell’esecuzione penale vuole risposte

Barbara Campagna, coordinatrice Fp Cgil Lombardia, racconta l’assemblea regionale di delegati e quadri dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile e di comunità

5 dic. – Alla video assemblea di delegati e quadri Fp Cgil Lombardia dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile e di comunità hanno partecipato, tra gli altri, i coordinatori nazionali Massimiliano Prestini e Paola Fuselli e la segretaria generale della categoria regionale Manuela Vanoli.

A riferirci dell’incontro di due giorni fa è Barbara Campagna, coordinatrice regionale del settore. “Gli interventi hanno trovato come di consueto il loro focus nell’analisi delle dinamiche dell’amministrazione centrale in questo particolare momento, denunciando però una marcata resistenza al confronto con le rappresentanze dei lavoratori in un’ottica di crescente disintermediazione dell’azione sindacale” racconta.

Vanoli ha messo l’accento sullo sciopero del 9 dicembre prossimo e la necessità anche per l’esecuzione penale, come per il pubblico in generale, di avere un ruolo nelle progettualità per il paese, ruolo finora negato o sottovalutato, soprattutto a fronte degli esigui stanziamenti in finanziaria per i rinnovi contrattuali.

Fuselli ha approfondito l’azione della Fp Cgil nazionale che ha cercato di continuo un canale di comunicazione efficace con l’amministrazione a fronte delle criticità negli uffici di esecuzione penale esterna (Uepe): scarsezza di risorse, difficoltà di riconoscimento professionale, appiattimento sulla quotidianità di un ruolo che soprattutto in questi giorni esercita sostegno sociale e di sicurezza.

Le delegate ed Rsu presenti, Laura Sarta per Pavia e Anna Savio per Como, hanno sottolineato che i lavoratori degli Uepe si sono misurati da sempre con problemi e carenze strutturali alle quali hanno sopperito negli anni assolvendo ad una mission che ha posto al centro del lavoro sociale quotidiano la ‘Persona’, la promozione dell’autodeterminazione, la sicurezza sociale, realizzabile solo attraverso l’integrazione” informa Campagna. Negli anni il progressivo depotenziamento di organici e risorse si fa sentire in modo sempre più negli uffici dell’esecuzione penale esterna, a partire dai carichi di lavoro esasperati dall’istituto della ‘messa alla prova’ che ha “trasformato gli uffici in catene di montaggio per far fronte alle tante udienze nei Tribunali ordinari. La qualità viene in tal modo sacrificata alla quantità della produzione – spiega la sindacalista -. E il passaggio al Dipartimento di Giustizia Minorile aggrava di più il dissesto preesistente. Le piante organiche aggiornate non rispondono alle reali esigenze degli UEPE e non contano pensionamenti, distacchi, le lunghe assenze a vario titolo. I nuovi funzionari di servizio sociale in molti casi sono una mera sostituzione del personale trasferito. La sicurezza, gli spazi adeguati, il benessere fisico e psichico degli assistenti sociali non vengono garantiti né tutelati all’interno degli uffici”.

La pandemia ha evidenziato la cronicizzazione dei problemi dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile e di comunità e “seguendo la linea tacitamente proposta da governo e amministrazione centrale, non è stato firmato alcun protocollo con le organizzazioni sindacali”.

Anche qui, come spesso accaduto nel lavoro pubblico, nell’emergenza sanitaria si è fatto ricorso al lavoro agile con “l’utilizzo di strumenti e risorse personali (pc, telefoni, connessione internet, etc.). Lo smart working ha trovato resistenze nelle lavoratrici e lavoratori – spiega Campagna -, soprattutto nelle tipologie di lavoro sociale. Lo si presta solo nel caso in cui ci si debba dedicare alla stesura di documenti”.  Peraltro “si è ancora in attesa dell’arrivo della dotazione informatica da parte dell’amministrazione”.

“È del tutto evidente – si è detto – che siamo di fronte a un’amministrazione che non riesce ad evolversi e a stare al passo dei cambiamenti tecnologici e non ha risolto l’annoso problema della carenza di organico che è affrontato senza approfondire i dati del servizio: all’ufficio locale di esecuzione penale esterna di Pavia  ogni funzionario di servizio sociale ha circa 160 casi, cioè persone. In ogni fascicolo personale ci sono degli adempimenti da svolgere e attenzioni da prestare. Vari studi – rileva la coordinatrice regionale – indicano che un operatore sociale per svolgere un lavoro dignitosamente qualitativo non può aver più di 75 fascicoli. E invece il lavoro sociale, sotto l’assillo di scadenze e udienze, è diventato più burocratico che attento alla relazione di aiuto”.

Prestini ha ricordato come il lavoro pubblico, in ogni settore, sia stato organizzato in funzione della privatizzazione di una larga fetta di servizi, sottraendogli risorse, non implementando gli organici, lasciando alla più ampia discrezionalità l’azione territoriale.Con lo sciopero unitario si vuole tornare ad esercitare anche una concreta rappresentazione della situazione dell’esecuzione penale, sistema unitario di lavoratrici e lavoratori che operano per la sicurezza sociale, per trovare quelle risposte che da tempo si aspettano per il benessere della collettività” sintetizza, chiudendo, Barbara Campagna.