29 Nov 2021
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Comune di Brescia / La Rsu in difesa di due asili che rischiano la chiusura

Calano le nascite e l’amministrazione blocca le nuove iscrizioni per le scuole d’infanzia comunali “Sant’Eustacchio” e “Valotti”. La rappresentanza sindacale unitaria si schiera: “La chiusura di una scuola, e a maggior ragione di una scuola pubblica, rappresenta sempre una sconfitta per la società civile”

7 gen. – La convocazione richiesta e attesa dalla Rsu del Comune di Brescia ancora non è arrivata. Ma intanto la decisione dell’amministrazione di chiudere le nuove iscrizioni alle scuole d’infanzia comunali “Sant’Eustacchio” e “Valotti” sta movimentando gli animi, ad esempio di un gruppo di genitori di quartiere che hanno lanciato una campagna per l’asilo “Sant’Eustacchio”.

“La chiusura di due scuole comunali rappresenta una palese e grave scelta politica: negli ultimi anni il servizio gestito direttamente dall’amministrazione è stato penalizzato all’interno di un supposto ‘sistema integrato’ dove il confronto con le scuole convenzionate paritarie vede disparità di trattamento. Per esempio queste ultime possono tuttora raccogliere direttamente le iscrizioni scavalcando il servizio scuole dell’infanzia; ci sono poi prestazioni attrattive per l’utenza, come la mensa interna, che sono state chiuse nelle comunali, ma sono ancora attive nelle convenzionate” hanno denunciato nei giorni scorsi le delegate e i delegati Rsu dell’amministrazione comunale.

Diego Sinis, per la Fp Cgil Brescia, spiega che “il calo delle nascite in città è un dato oggettivo, calano anche le nascite di bambine e bambini stranieri, ma la denuncia della Rsu del Comune è importante come il tema da discutere mentre l’ente non si è confrontato con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Alla luce del trend demografico l’intero sistema 0-6 anni andrebbe rivisto”.

Il sindacalista teme che simili decisioni potrebbero essere adottate anche da altre amministrazioni lombarde. “Le scelte da affrontare quando non si raggiungono le quote di intercettazione dei bambini previste dall’Unione Europea sono dolorose e portano a una riflessione condivisa – ragiona Sinis -. Pensare a servizi pubblici alternativi deve essere la seconda riflessione. Noi vogliamo difendere il perimetro pubblico e se in Italia si sovvenziona con soldi pubblici il privato, magari anche perché prenda il posto del pubblico non ci siamo”.

La Rsu è stata chiara: “La chiusura di una scuola, e a maggior ragione di una scuola pubblica, rappresenta sempre una sconfitta per la società civile”. Il confronto per capire le reali intenzioni dell’amministrazione comunale è necessario, anche “per affrontare le numerose questioni rimaste in sospeso nel settore educativo (mobilità, corsi di formazione, sorveglianza sanitaria, sierologico)”. (ta)