29 Nov 2021
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Stress in ospedale, siamo in ritardo

Patrizia Sturini (FP CGIL Pavia): da anni chiediamo assunzioni e supporto psicologico

14 gen. – Lo stress da lavoro di medici, infermieri e operatori sanitari è una priorità da affrontare subito, anche per rimediare a quanto non è stato fatto negli anni scorsi. Lo afferma Patrizia Sturini, Segretaria FP CGIL Pavia, commentando i dati delle malattie registrati tra lavoratrici e lavoratori della ASST pavese. Nell’ultima settimana il 25% del personale, circa 3200 dipendenti impiegati nelle otto strutture della provincia e nei servizi territoriali, è risultato assente per malattia: 800 lavoratori ammalati in una settimana, con una media di 100 al giorno. La diagnosi è quasi sempre la stessa: stress da lavoro correlato, caratterizzato da patologie che vanno dal disagio psicologico (ansia e depressione) a quello fisico, con fenomeni di somatizzazione che portano a psoriasi, dermatiti, alopecia, cistite, ipotiroidismo e malesseri neurologici.

Anche la causa di questa situazione è chiara, riconosciuta non soltanto dalle organizzazioni sindacali, ma dalla stessa direzione della ASST: manca personale, soprattutto infermieri. “Dare dei numeri non è possibile – spiega Sturini -, perché l’Azienda non ha mai fatto una disamina dettagliata dei fabbisogni di ogni reparto e, spesso, le carenze di organico sono coperte da straordinari, rientri, reperibilità. Se analizziamo i costi di tutto ciò, potremmo iniziare a capire, effettivamente, quanti lavoratori mancano. Nel 2012 ogni azienda ospedaliera avrebbe dovuto consegnare a Regione Lombardia i dati del personale in forze e quelli dei fabbisogni necessari a garantire la copertura di tutti i servizi: purtroppo questa seconda informazione non è mai stata fornita”.

La Direzione sostiene di essere corsa ai ripari ridimensionando i servizi ordinari, chiudendo reparti e spostando personale nelle divisioni Covid. “In realtà queste operazioni sono state fatte solo nella prima ondata pandemica – racconta la Segretaria FP CGIL -, quando furono chiuse sale operatorie e ambulatori. Nella seconda ciò non è avvenuto: giustamente, perché non era possibile continuare a sacrificare i pazienti affetti da patologie diverse dal Covid. Per questo, paradossalmente, in questa seconda ondata il personale sta soffrendo più che nella scorsa primavera”.

Servirebbero nuove assunzioni, ma anche la strada dei concorsi non è sempre efficace, perlomeno nell’immediato. A novembre l’Azienda ha pubblicato un avviso per l’assunzione di 15 infermieri, a cui hanno risposto soltanto due candidati. “E’ un problema diffuso in tutto il Paese – dice Sturini -, innanzitutto perché, con l’apertura dei concorsi a livello nazionale, scopriamo quello che già si temeva: medici e infermieri sono pochi. A monte, la causa è l’inasprimento dei numeri chiusi per l’accesso alle facoltà mediche (soprattutto per quanto riguarda le specializzazioni) e infermieristiche. Per questo ci siamo opposti alla chiusura del corso di laurea in Scienze infermieristiche di Vigevano, rimasto attivo anche grazie alle nostre pressioni”.

Il Covid, però, ha soltanto fatto emergere problematiche pregresse, mai affrontate in maniera adeguata. “Lo stress lavoro correlato che colpisce il personale sanitario non nasce nel 2020 – continua la sindacalista -: da anni chiediamo che venga affrontato in maniera continua e approfondita il disagio di chi lavora in sanità. Il supporto psicologico a medici, infermieri e operatori, introdotto in questi mesi, serviva già prima. Il benessere psicofisico delle lavoratrici e dei lavoratori è fondamentale in ogni comparto, ma ancora di più in quelli, come il nostro, in cui si opera al servizio delle persone, delle loro fragilità. Questo benessere va salvaguardato, anche a tutela della qualità dei servizi offerti. Costruiamo dei percorsi mirati per monitorare il fenomeno stress, coinvolgendo i R.L.S., per intervenire appena si accende un campanello di allarme, senza attendere i dati di oggi sulla malattia causata da queste patologie. Anche perché, nei prossimi anni, dovremo affrontare i traumi lasciati dai mesi più drammatici della pandemia, che inevitabilmente hanno segnato e segneranno in maniera indelebile moltissimi lavoratori”. (Simone Cereda)