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24 Ottobre 2021 - 6:53
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Lombardia e vaccino Covid: “un appuntamento al buio”

Intervista a Giorgio Barbieri, responsabile Fp Cgil Medici di medicina generale

12 feb. – “Non volendo ammettere che la campagna di vaccinazione Covid sta imboccando il triste sentiero di quella anti-influenzale, Regione Lombardia impone comunque una buffa e pleonastica sorta di ‘prenotazione’ ovvero di manifestazione di interesse a vaccinarsi che al momento è un appuntamento al buio, senza un luogo né una data”. Giorgio Barbieri, responsabile dei medici di medicina generale Fp Cgil, racconta della riunione con la direzione regionale al Welfare cui ieri, 11 febbraio, sono state chiamate le organizzazioni sindacali.

Cosa vi hanno comunicato? “Come assolutamente prevedibile, i vaccini di Astra Zeneca non saranno disponibili per la fase 1bis, quella rivolta alle persone ultraottantenni. Le vaccinazioni saranno pertanto somministrate in grandi Hub in quanto, come noto, i vaccini Pfizer vanno conservati alla temperatura di -70°C – risponde Barbieri -. Gli Hub non sono però stati ancora individuati e si rimanda alle singole ATS questo lavoro, verosimilmente di concerto con le Amministrazioni Comunali. Le modalità operative, ad esempio come vaccinare a domicilio i pazienti non trasportabili, saranno invece da definirsi in incontri a livello aziendale. Si continua a sostenere che la fase 1 bis avrà avvio lunedì 15 febbraio, oggi è il 12. Ci dobbiamo aspettare convocazioni per il fine settimana?”.

Ma dunque, per prenotare la vaccinazione? “Gli appuntamenti non potranno essere fissati fintanto che non sapremo dove, quando e in che numero potremo finalmente vaccinare i nostri assistiti”.

L’assessora e vice-presidente di Regione Letizia Moratti anche oggi via stampa rilancia, invece, sulle tempistiche. “I suoi roboanti annunci mediatici stanno avendo il solo effetto di disorientare i cittadini e di mettere contestualmente in difficoltà i medici, che si trovano una coda di assistiti che vogliono prendere appuntamento per il vaccino come da indicazioni sentite in tv”.

La vedi grigia anche questa volta? “Naturalmente ci auguriamo che, dopo i disastri della campagna anti-influenzale, la Lombardia sappia riscattarsi, pianificando e portando a termine in tempi rapidi l’immunizzazione dei cittadini ma ve lo diciamo fin d’ora: sarà dura! I medici di medicina generale stanno facendo ogni sforzo per mettere in sicurezza le persone assistite e ribadiscono la loro completa disponibilità a cooperare con i dirigenti di Regione. È però indispensabile che i dirigenti di Regione siano altrettanto collaborativi perché, se le premesse sono queste, c’è seriamente da preoccuparsi. Nessuno poi pensi di addossare a noi medici di base la responsabilità di un eventuale fallimento della campagna…”.

Come ci si dovrebbe muovere perché la campagna vaccinale funzioni in modo efficace ed efficiente? “Si organizzino gli Hub come per la fase 1, quando è stato vaccinato il personale sanitario. Qui il medico fa la sua parte, supportato dalla parte che devono fare gli altri, cioè personale amministrativo, ed eventualmente della protezione civile, messo a disposizione dalle ATS per tutto il resto: dalle prenotazioni all’accoglienza, dalle informazioni alla disinfezione e allo smaltimento rifiuti. Questo assetto è funzionale anche alla nostra attività, visto che in questo momento abbiamo già dieci ore di lavoro più o meno ordinario”.

L’intervista pareva chiusa quando Barbieri ha un ultimo guizzo: “È irricevibile la misera offerta di tre ore al mese – e sottolineo tre – pagate per avere a disposizione personale infermieristico. Peraltro i colleghi che sono già senza personale proprio, perché mai finanziato da Regione, non possono ora mettersi a cercarne. Come Fp Cgil Medici siamo contrari alla logica del microteam, secondo la quale sarebbe sufficiente finanziare i medici lasciando poi a loro il compito di trovarsi i collaboratori”.

E invece? “Anche in prospettiva, noi chiediamo di lavorare in centri multiprofessionali, dove collaborare con altre figure (dal custode all’addetto alle pulizie, all’infermiere, al personale amministrativo, fino agli specialisti, assistenti sociali, psicologi, pediatri, ecc.) e fare la nostra parte”. (ta)