6 Dec 2021
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Stabilizziamo i servizi sociali: ora si può e si deve!

Partecipata l’assemblea degli assistenti sociali organizzata dalla Fp Cgil Lombardia, la cui registrazione è disponibile on line

12 feb. – “La legge di bilancio riconosce contributi economici importanti per assumere assistenti sociali attraverso piani continuativi e stabili”. Così Lucilla Pirovano, coordinatrice Fp Cgil Funzioni locali Lombardia, all’assemblea regionale on line con queste lavoratrici e lavoratori, a cui rimarca che tra gli obiettivi sindacali c’è di far cogliere anche agli enti locali più piccoli questa opportunità e di tutelare la qualità professionale come elemento fondamentale dei servizi erogati.

All’assise hanno partecipato Enzo Bernardo, responsabile nazionale Fp Cgil, che ha inquadrato la questione a livello complessivo. Deborah Rota, del coordinamento nazionale Fp Cgil assistenti sociali, con un focus gestionale organizzativo lombardo. Mirella Silvani, presidente Ordine assistenti sociali Lombardia che, se da un lato ha ricordato come negli anni i servizi sociali comunali hanno subito un’esternalizzazione “a volte selvaggia” e sottolineato che questi sono “servizi che devono essere in mano al pubblico per la loro delicatezza”, dall’altro ha riferito di un questionario rivolto agli assistenti sociali della Lombardia “che lavorano nei comuni a vario titolo, per cercare di capire quali sono le attività, le condizioni di lavoro”, quali gli elementi di qualità del servizio sociale comunale.

Come spiegato da Bernardo, la legge di bilancio 2021 prevede finanziamenti duraturi da parte dello Stato per assumere assistenti sociali o stabilizzare quelli attuali. Il livello essenziale minimo è di 1 assistente ogni 6500 cittadini, la legge per migliorarlo destina 40mila euro per ogni assunzione stabile e a tempo pieno, per portare il rapporto a 1:5000, e aggiunge 20mila euro per ogni assistente che riduca il livello a 1:4000.

Il sindacalista sottolinea le “disuguaglianze forti” nell’attuale sistema, rese ancora più aspre dalla pandemia, e che la legge ora vuole provare a ridurre con l’obiettivo di un “servizio sociale territoriale forte, stabile, dipendente dal pubblico. Questi sono servizi pubblici essenziali, devono essere garantiti a tutti i cittadini del territorio” e su questo fine si baserà “la prima vertenza sindacale”.

Rota, da assistente sociale di formazione, evidenzia come in Lombardia siano presenti modelli di gestione diversi pubblico/privato: da servizi sociali strutturati in alcuni comuni in equipe multidisciplinari alle aziende speciali o ad aziende di tipo privatistico per arrivare ai servizi appaltati. “Il sistema sul territorio è eterogeneo, ci sono fortissime disuguaglianze, anche nei rapporti di lavoro”. Accanto alla necessità di “rilanciare la ri-municipalizzazione del sistema”, la sindacalista ritiene che “dentro il comparto delle funzioni locali sia essenziale far crescere la specificità delle professioni che ci vivono”.

Cosa significhino, nel concreto, le difformità lo spiega, tra gli altri, Antonella, assistente sociale all’ufficio di piano di Morbegno, “unica realtà della Provincia di Sondrio che lavora tramite una cooperativa sociale”. Questo significa che, nell’ambito degli stessi servizi, “ci sono due contratti molto diversi, con stipendi enormemente diversi”. Significa “vivere la professione in maniera svilente”. A fronte di un percorso formativo specifico e di una professionalità alta, “dopo tanti anni di fatica e di difficoltà” arrivare al malcontento e/o a cercare alternative altrove è un attimo.

Il precariato, peraltro, come rileva Michela, assistente sociale a Brescia, non è legato solo “alla forma di contratto ma anche alla frammentarietà con cui i colleghi si trovano a lavorare”. Un precariato anche delle condizioni dello stesso ambiente di lavoro, a volte neanche ai livelli minimi di agibilità.

Una stabilità del servizio che vada di pari passo “con il lavoro sociale non solo in un’ottica emergenziale ma con carattere continuativo”, afferma per prima Pirovano, è la rotta non solo della lotta sindacale e dell’impegno dell’Ordine ma anche dello Stato, che pare finalmente agire, attraverso la normativa e risorse certe, in tal senso.

Tra i tanti temi di una ricca e partecipata assemblea, segnaliamo – per la sua stretta attualità – la richiesta di poter essere vaccinati in tempi brevi contro il Covid, visto che, come raccontato ad esempio da Simone, gli assistenti sociali fanno anche visite domiciliari agli anziani e proteggerli e proteggersi è importante. La presidente Silvani qui informa che l’Ats Bergamo ha fatto da apripista, collaborando per contattare gli iscritti all’Ordine per la preadesione alla vaccinazione e che dall’Ordine stesso sono partite missive alle Ats lombarde per chiedere indicazioni in merito.

Basilari, come richiamato dai relatori, le sinergie di tutti gli attori coinvolti. “Il valore di questa nostra iniziativa è tessere queste alleanze per riconoscere il lavoro del servizio sociale come chiave di volta per dare risposta alla crisi” dice Pirovano, tornando da un lato sulla possibilità, anche in Lombardia, di lavorare insieme, in una interlocuzione anche con Anci e Comuni, dall’altro sulla priorità, per gli enti locali, di stabilizzare questo settore. (ta)