6 Dec 2021
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Pillola RU486: libere di scegliere

La petizione on line lanciata dalla Fp Cgil. La segretaria generale della categoria lombarda, Manuela Vanoli: “Sosteniamo il diritto delle donne all’autodeterminazione, a decidere del proprio corpo, ad avere autonomia e coscienza delle scelte riproduttive”

5 mar. – “RU486, basta disinformazione! La sanità pubblica deve essere laica e deve assicurare alle donne procedure moderne e basate sulle evidenze scientifiche”. Inizia così la petizione lanciata dalla Fp Cgil su change.org, e indirizzata al Governo, rispetto alla pillola per l’interruzione di gravidanza.

Le linee guida sulla pillola abortiva sono state aggiornate dal Ministero della Salute lo scorso agosto, dopo oltre 10 anni e consentono alle donne – come già succede in Europa e raccomandano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e le principali società scientifiche internazionali – di usare la RU486 non solo fino alla nona settimana di gravidanza ma anche senza obbligo di ricovero ospedaliero, appoggiandosi ad ambulatori e consultori.

“Ciò permette una de-ospedalizzazione in assoluta sicurezza che riduce anche, in tempi di pandemia SARS CoV-2, i rischi di contagio legati agli accessi ospedalieri” si legge nella petizione che replica così alla campagna di disinformazione sui rischi per la salute, con la somministrazione della pillola abortiva, che sono “inesistenti”, una campagna che “trova eco in diverse regioni governate dal centrodestra (Umbria, Marche, Piemonte, Lombardia e Abruzzo), in una escalation di atti e prese di posizione”. Tale da contrastare l’accesso all’aborto farmacologico, rendendolo, “in molte parti del paese praticamente impossibile”.

“Sosteniamo questa petizione, sosteniamo il diritto delle donne all’autodeterminazione, a decidere del proprio corpo, ad avere autonomia e coscienza delle scelte riproduttive, della maternità. Le donne sono libere di scegliere e libertà significa responsabilità –  afferma Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia -. Difendiamo, con questa petizione anche i consultori pubblici e tutte le strutture che si fanno carico della salute delle donne e che vanno potenziati con risorse umane ed economiche, non ostacolati o indeboliti”.

Con la petizione si chiedono interventi al Governo e al Ministero della Salute per: assicurare a tutte le donne e “in tempi certi, la possibilità di eseguire la IVG farmacologica, anche in regime ambulatoriale”; per investire sui consultori pubblici, anche con un “progetto straordinario” nel PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, “nella direzione di un loro pieno potenziamento dal punto di vista infrastrutturale e del personale, per tutte le attività che per legge sono ad essi attribuite”; istituire un tavolo ad hoc, “aperto e partecipato da tutti i soggetti istituzionali e sociali rappresentativi”, per monitorare che le nuove linee di indirizzo sulla Ru486 vengano attuate.