6 Dec 2021
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Funzioni centrali / Il confronto nelle assemblee sulla piattaforma contrattuale

Intervista alle coordinatrici Fp Cgil Felicia Russo e Antonella Trevisani

11 mar. – Le rivendicazioni sindacali per il prossimo contratto nazionale delle funzioni centrali, quello relativo al triennio 2019-2021, vanno dal miglioramento della parte economica a un aggiornamento della parte normativa e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dalle relazioni sindacali alla riforma dell’ordinamento professionale.

Dopo la firma del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, il ministro Renato Brunetta ha convocato per venerdì 12 marzo il tavolo di trattativa per avviare il rinnovo contrattuale nelle pubbliche amministrazioni. Intanto, nell’ambito della mobilitazione nazionale “RinnoviamoLaPa”, proseguono anche in Lombardia le assemblee unitarie di consultazione e per il comparto funzioni centrali facciamo il punto con le coordinatrici Fp Cgil Felicia Russo (Giustizia) e Antonella Trevisani (Inps).

“La piattaforma parte dall’aumento economico contrattuale, dalla valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso un nuovo sistema di classificazione che tenga conto del salto di qualità, in termini di esperienza e professionalità maturate – afferma Felicia Russo -. Dieci anni di blocco contrattuale hanno significato anche blocco delle carriere e i lavoratori si attendono ora da questo rinnovo un riconoscimento in merito”.

Anche per Antonella Trevisani “quello della classificazione del personale è un tema fondamentale. Il nuovo ordinamento dovrebbe risolvere il congelamento della valorizzazione delle professionalità, riconoscendo anche con risorse adeguate quanto perso in termini di carriera e le progressioni economiche. Lavoratrici e lavoratori hanno molte aspettative e condividono la piattaforma, prima elaborata dalla Cgil e poi condivisa da Cisl e Uil”.

Un’altra questione centrale sono le assunzioni, visti i carichi di lavoro per le carenze di personale e al necessario ricambio generazionale, vista l’età media elevata e le prossime uscite pensionistiche. “A breve gli uffici si svuoteranno, tra ‘Quota 100’ e legge Fornero – sostiene Russo -. Ma va anche detto che c’è grande rammarico, per chi esce, di non poter trasmettere le esperienze ai più giovani e viceversa di non poter innovarsi con loro. La Pa è ancora fondata sulla carta, ingabbiata nella burocrazia. Il ricambio dovrà essere non solo generazionale ma anche culturale, in un equilibrio utile alla transizione verso servizi più forti e rinnovati”.

Rispetto alla partita economica Trevisani spiega che “il contratto 2016-2018 non ha dato piena soddisfazione rispetto al recupero ottenuto dopo tanti anni di blocco, per cui per questo rinnovo l’aumento dovrà essere al netto di quello già conquistato nella scorsa busta, cioè elemento perequativo e indennità di vacanza contrattuale. Soprattutto per quei lavoratori delle aree più basse che, diversamente, vedrebbero un incremento irrisorio e inaccettabile di 30 euro circa”.

Altri temi molto sentiti sono la tutela della salute e sicurezza delle persone e degli ambienti di lavoro, “specie in questo periodo così difficile – sottolinea Russo – e il lavoro agile che va normato dalla contrattazione (diritto alla disconnessione, reperibilità, ecc.) senza trasformarsi in controllo a distanza”. “Le questioni interne agli enti, gli aspetti organizzativi, sono sempre all’attenzione delle lavoratrici e dei lavoratori – aggiunge Trevisani -. Vedi in Inps, dove l’organizzazione determina riflessi sui servizi alla cittadinanza. Con lo smart working, o meglio le attività da remoto (visto che il lavoro si è trasferito sui tavoli di casa) i lavoratori avvertono il rischi di perdere tutele e diritti. Risentono molto, ad esempio, della mancata ricezione dei buoni pasto o delle spese sostenute facendo fronte alle attività lavorative con strumenti propri. Senz’altro il lavoro agile dovrà essere materia di contrattazione e l’accordo di ieri con il governo accende qualche speranza in più”.

Dalle lavoratrici e lavoratori arrivano altre richieste? “Ci chiedono che sia dato futuro alla Pa, di cui la pandemia ha messo a nudo i limiti. Tutti i dipendenti dei ministeri, specie della giustizia, sperano in una riforma vera delle pubbliche amministrazioni e non solo in qualche ritocco, ad esempio ai codici di procedura penale. Occorre investire in innovazione, informatizzazione, formazione e riqualificazione professionale per una giustizia più moderna ed efficace. Va in questo Il Patto del 10 marzo che, possiamo dire, è frutto della sensibilizzazione messa in campo anche dalla mobilitazione sindacale di Cgil Cisl Uil, dallo sciopero alle tante iniziative e assemblee” risponde Russo .

“Importante sarà anche avere un sistema più forte di relazioni sindacali, un ruolo più forte delle rappresentanze” sostiene Trevisani, tornando poi sul tema dell’innovazione e dell’organizzazione dei servizi. “In Inps, con la pandemia, per contenere il rischio del contagio, è stato sperimentato lo sportello da remoto, cioè gran parte delle attività sono state erogate attraverso strumenti telematici. Questa è stata una novità nel rapporto tra cittadini e l’istituto previdenziale. Una modalità operativa su cui l’Amministrazione ha accelerato e su cui le lavoratrici e i lavoratori chiedono di essere ascoltati per i miglioramenti possibili, a partire dalle risorse umane e strumentali per rendere il lavoro e la sua gestione meno gravosa, più smart e più efficiente. Il rinnovo del contratto deve poter significare un futuro di qualità del lavoro pubblico e dei suoi servizi”. (ta)