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24 Ottobre 2021 - 6:56
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Per il bonus baby sitter anche alle donne e agli uomini della polizia locale

Sindacati in campo per colmare il gap nel decreto Sostegno e non solo

17 mar. – Perché escludere il personale della polizia locale dal bonus baby sitter, già riconosciuto alle altre forze di polizia impegnate a controllare il rispetto delle restrizioni anti Covid?

Questa la ragione che ha spinto i segretari generali di Fp Cgil, Serena Sorrentino, Cisl Fp, Maurizio Petriccioli, Uil Fpl, Michelangelo Librandi, a indirizzare un’istanza ai ministri dell’Interno Luciana Lamorgese e del Lavoro Andrea Orlando, al presidente Anci Antonio Decaro, e al presidente Upi Michele De Pascale.

I dirigenti sindacali hanno da un lato evidenziato il ruolo, pagato anche a “caro prezzo”, delle lavoratrici e dei lavoratori della polizia locale nel controllo e contenimento del virus, visti i diversi contagi e decessi tra di loro. Dall’altro hanno sottolineato la lacuna del decreto Sostegno che, appunto, prevede misure in favore della genitorialità (il bonus baby sitter in alternativa al congedo straordinario) per chi, operando in attività indifferibili, si trovasse a dovere fare i conti con i figli under 14 a casa da scuola o per la didattica a distanza o per contagio o per la quarantena: forze armate, del soccorso e della sanità ma non la polizia locale.

Una “penalizzazione” cui i sindacati chiedono di rimediare “con un provvedimento normativo urgente” estensivo e dunque inclusivo.

Ma non solo su questo fronte c’è un gap di tutele e diritti: “Si coglie l’occasione per evidenziare che i lavoratori della polizia locale, benché impegnati negli stessi compiti, funzioni ed attività in capo alle altre forze di polizia, continuano a svolgere le proprie attività istituzionali senza il riconoscimento di adeguate tutele previdenziali, assistenziali e infortunistiche” rimarcano i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Intanto Lucilla Pirovano della Fp Cgil Lombardia, segnala che l’Associazione nazionale dei comuni italiani e l’Unione delle province italiane ha raccolto l’appello unitario e con i presidenti Decaro e De Pascale hanno chiesto al governo di correggere la “dimenticanza” nel decreto  legge 30/2021. “Come sempre, nel rappresentare questo pezzo di lavoro pubblico, chiediamo che a uguale lavoro corrispondano uguali tutele e diritti – afferma la coordinatrice regionale -. È ingiusto escludere da questa tutela queste lavoratrici e lavoratori, impegnati durante questa pandemia a salvaguardia della sicurezza di tutti e rischiando la propria, con attività normativamente equiparabili a quelle dei colleghi degli altri settori. Chiediamo dunque provvedimenti retroattivi rispetto a questo bonus. Il decreto Sostegno che tanto attendevamo non ha risolto i problemi come si auspicava e questo è solo uno dei difetti – aggiunge la sindacalista -. Assurda, ad esempio, l’impossibilità di usare i congedi per i genitori in smart working, come se il lavoro agile non fosse un lavoro o come se la gestione di bambini e bambine in dad, tanto più se in età prescolare, fosse facilmente conciliabile. Quindi delle due l’una: o non c’è il lavoro di cura o lo smart working non è working. Noi le respingiamo entrambe”. (ta)