3 Dec 2021
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L’Asst Sette Laghi attraverso gli occhi di una delegata Rsu

Anita Manca, Rsu Fp Cgil all’ospedale di Cittiglio, a margine della conferenza stampa con cui i sindacati varesini hanno denunciato le pesanti criticità che gravano sulle lavoratrici e i lavoratori dell’azienda socio sanitaria territoriale

24 mar. – Anita Manca, napoletana, ha 58 anni e da 28 vive in Lombardia, “regione che amo e che mi ha accolta, con i miei due figli. Amo anche l’ospedale di Cittiglio, dove lavoro da assistente amministrativa, al centro unico prenotazioni”. L’ospedale è parte della Asst Sette Laghi, al centro oggi di una infuocata conferenza stampa dei sindacati di categoria varesini.

Prima di addentrarci più specificamente nella questione, due domande di rito alla lavoratrice, che è anche Rsu per la Fp Cgil.

Perché hai scelto la Cgil? “Per mentalità, idea politica, perché corrisponde ai miei ideali: solidarietà, uguaglianza, tutela di tutti, dal più grande al più piccolo. È un sindacato con una grande storia in cui mi identifico, e mi riconosco nelle compagne e nei compagni della Funzione Pubblica, da quelli a me più vicini, qui a Varese, a quelli del regionale e del nazionale” risponde Manca.

Impossibile non sorridere di fronte a questo calore e a questa simpatia partenopea, mentre le chiediamo ancora: cosa significa, per te, essere Rsu? “Rsu è l’acronimo di rappresentanza sindacale unitaria e significa che quando ci si unisce si ha più forza. Le organizzazioni sindacali sono titolari della rappresentanza sui grandi temi, affidati anche ai delegati. Noi Rsu invece siamo votati dalle lavoratrici e dai lavoratori, siamo l’interfaccia tra loro e l’azienda, mettiamo il nostro volto come coerenza delle idee, delle tutele e dei diritti da affermare. Le nostre colleghe e colleghi devono per questo poter votare una persona degna. Sono orgogliosa di questo ruolo e di essere investita di questa rappresentanza. Ci credo veramente”.

Veniamo ai problemi della Asst Sette Laghi. Oggi Gianna Moretto, segretaria generale Fp Cgil Varese, ha detto che c’è un clima di rabbia e stanchezza tra le lavoratrici e i lavoratori. Mentre l’azienda a tratti si ammanta di autoreferenzialità, i dipendenti sono trattati senza rispetto, come pacchi, spostati da un reparto all’altro, con turni anche di 12 ore, e le ferie e i permessi bloccati. Moretto sostiene che il modello organizzativo dell’azienda socio sanitaria si fonda sul “speriamo che resistano”. Intanto “si chiudono reparti dalla sera alla mattina. E si tergiversa sulla stabilizzazione di 5 fisioterapisti specializzati nella riabilitazione respiratoria, così il servizio è sospeso da mesi, a danno dei malati di Covid e dei bambini con disabilità cui si rivolge!” – afferma furibonda la segretaria generale.

Tu cosa ci racconti? “Le lavoratrici e i lavoratori vengono da un periodo durissimo. All’esplodere del Covid tutti si sono prestati a lavorare per 12 ore e hanno retto grandi prove non solo fisiche ma anche psicologiche. Ad esempio, diversi di loro sono stati l’unico riferimento a cui la persona malata si rivolgeva mentre stava morendo”. Poi c’è stata l’estate, quando la morsa del virus si è allentata. “Lì si doveva poter recuperare, raddrizzando la cattiva organizzazione precedente – sottolinea Manca -. Bisognava assumere, organizzare una turnistica diversa, programmare in anticipo. Era previsto che sarebbero arrivate altre ondate del Covid ma l’organizzazione non è stata conseguente. C’è invece una mobilità interna pazzesca, in settori diversi dal proprio e senza una formazione ad hoc, senza affiancamento”.

Moretto ha riferito dei vari tentativi di trovare soluzioni e mediare con l’Asst, che però pare non volere sentire ragioni. “Ci dice che vuole trattare ma non è vero. Un esempio è che consegna i documenti informativi necessari o il giorno stesso o il giorno prima. Si sono preoccupati per tempo solo rispetto agli incarichi funzionali perché le posizioni organizzative servivano all’azienda” commenta contrariata la rappresentante sindacale.

Quali altri problemi vuoi segnalare? “Le privatizzazioni, gli appalti in aumento di diversi servizi. Penso ai trasporti interni, alla farmacia centralizzata da Verbano a Varese. Alla lavanderia, per la quale ci sono state anche carenze di biancheria, con il disagio e i rischi di non avere divise pulite. Alle pulizie. Ma penso anche – aggiunge con tono preoccupato – alle prestazioni e servizi non Covid che sono venuti meno per i cittadini in questo periodo. Insieme al forte ritardo della campagna vaccinale contro questo virus. Tema che accomuna purtroppo tutta la Lombardia”. (ta)