29 Nov 2021
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Comune di Milano / Intesa sul lavoro agile ordinario

Romito (Fp Cgil): “Un accordo che disciplina il futuro”

7 apr. – Firmata l’intesa sulla disciplina del lavoro agile nel Comune di Milano. La platea stimata, rispetto alle attività smartabili, è di circa 6500 dipendenti sui circa 14000 lavoratori e lavoratrici dell’amministrazione comunale, per cui non sono compresi, ad esempio, custodi museali, educatrici ed educatori, protezione civile e parte della polizia locale. Quello firmato il 30 marzo scorso è, per Vito Romito della Fp Cgil Milano, “un accordo che disciplina il futuro, cioè il lavoro agile ordinario che si applicherà dopo la fase di emergenza sanitaria, in attesa che la legge o la normativa contrattuale possano completare il quadro; non dunque il lavoro agile straordinario previsto dalle attuali normative con l’arrivo del Covid”.

Quali sono i punti qualificanti dell’accordo? “Intanto, il lavoro agile è su base volontaria, per una potenzialità di 8 giorni al mese, estendibili (concordandolo con il dirigente o la posizione organizzativa) in caso di determinate condizioni, ad esempio gravi malattie, disabilità, problemi familiari, rientro dalla maternità, distanza casa/lavoro. Un altro elemento di novità è la banca delle giornate di lavoro agile, per cui si possono usufruire di giorni aggiuntivi prendendoli da quelli non usufruiti dai colleghi” spiega il sindacalista, introducendo altri due temi innovativi portati avanti dal Comune di Milano: il co-working e il near working. “Circa 2200 lavoratrici e lavoratori saranno trasferiti nelle nuove zone periferiche, condividendo gli spazi messi a disposizione nelle sedi comunali e nelle partecipate (coworking), oppure potranno lavorare vicino a casa, magari vicino all’asilo dei figli, nelle postazioni degli edifici comunali attrezzate per questo (near working)”.
Anche per questi aspetti è importante la prevista salvaguardia della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori “attraverso la tutela assicurativa dell’Inail”.

L’orario di lavoro è un altro degli aspetti più innovativi. “L’accordo prevede una gestione oraria che va dalle 7 alle 21. In quest’arco di tempo ci sono 5 ore di compresenza, tra le 8 e le 18, in cui garantire la reperibilità. E le altre 2 ore per completare la giornata di lavoro di 7,12 ore? – è Romito stesso a porre la domanda -. Vanno gestite in modo autonomo dalla lavoratrice e dal lavoratore, in base alle esigenze personali, senza doverle dimostrare (né ci potrà essere controllo a distanza) ma naturalmente nell’arco temporale fissato. Questo è il salto culturale in cui avremo molte resistenze da parte della dirigenza. La pandemia ha accelerato il processo ma finora possiamo parlare di telelavoro. Il passaggio al lavoro agile sta in queste due ore di gestione autonoma. Il cambio culturale non sarà semplice da affrontare ma noi ci siamo e ci saremo” afferma Romito, riferendo che l’amministrazione metterà a disposizione la strumentazione informatica necessaria. “Come da normativa, sono previste le 11 ore consecutive di riposo e il diritto alla disconnessione una volta assolto il debito orario”, aggiunge.

Niente più straordinari? “Non sono compatibili con il lavoro agile, salvo eccezioni da considerarsi, scusa il gioco di parole, davvero straordinarie. La prestazione lavorativa sarà misurata attraverso obiettivi definiti a livello individuale, nel quadro degli obiettivi generali stabiliti per la struttura di appartenenza”.

In quanto a diritti sindacali? “Da esercitare come da normativa contrattuale. Anche chi opera in lavoro agile potrà, attraverso piattaforma digitale, partecipare alle assemblee. Abbiamo ottenuto inoltre la possibilità, durante la fascia di compresenza, di fruire di permessi, assenze e riposi. E saranno applicate le indennità, da quella per specifiche responsabilità agli istituti retributivi previsti dalla contrattazione collettiva. Non ultimo, nei piani annuali di formazione ci sarà anche quella per il lavoro agile”.

Punti critici? “È stata demandata a incontri successivi la questione dei buoni pasto che il Comune di Milano si è impegnato, in caso di novità normative, a prendere in mano. In questa fase il riconoscimento non c’è. Noi abbiamo chiesto che venga rivisto nel suo complesso il diritto al pasto”.

In che senso? “L’amministrazione prevede circa 7 euro per il pasto e, vista la cifra, molti locali non aderiscono alla convenzione oppure la qualità offerta è bassa. Noi chiediamo di alzare qualità e quantità e chiediamo al Comune di dare un contributo maggiore per la ripresa economica. All’interno di questo tema c’è anche quello dei buoni pasto”.

Una dichiarazione finale? “L’accordo sul lavoro agile è fortemente innovativo e apre a una sperimentazione su un tema inesplorato. Ne siamo soddisfatti, a partire dal modello organizzativo. Ma al contempo dovremo vigilare sui rischi potenziali di una simile innovazione, sugli abusi possibili di questa flessibilità”. (ta)