3 Dec 2021
HomeBresciaCasa riposo Bovegno a rischio chiusura perché mancano infermieri

Casa riposo Bovegno a rischio chiusura perché mancano infermieri

La denuncia della Fp Cgil Brescia con Vincenzo Moriello, Marco Drera, e Nadia Lazzaroni, che paventa anche altri problemi nella Fondazione. Mentre il segretario Fp Cgil Lombardia Gilberto Creston sostiene che per superare le carenze di personale infermieristico va sbloccato il numero chiuso alle università

12 apr. – La carenza di personale infermieristico è un problema in quanto tale ma sta diventando un caso per le Rsa e le case di riposo della Lombardia. Un caso che si porta dietro, a seconda della struttura, i suoi risvolti. Vedi alla casa di riposo “San Giovanni Onlus” di Bovegno, che dal prossimo 1° maggio potrebbe essere costretta a chiudere i battenti perché priva di assistenza sanitaria.

A riferire la notizia, nel corso del coordinamento regionale del socio sanitario assistenziale Fp Cgil, Marco Drera della segreteria bresciana. “Quella della Fondazione è una provocazione ma il tema è serio. La casa di riposo ha 63 posti letto di cui 40 accreditati. Il servizio reso da ausiliari e operatori socio sanitari (Asa e Oss) è stato esternalizzato da tempo, ma anche parte di quello reso dagli infermieri” afferma il sindacalista, portando un altro elemento di riflessione. “All’hub Palafiera per i 75 posti per somministrare i vaccini anti Covid hanno reperito personale con contratti a tempo determinato, pagati circa 30-40 euro all’ora e gli infermieri preferiscono andare a fare le vaccinazioni anche se a tempo determinato, visto che nelle case di riposo sono sottopagati”.

Alla domanda: “il sindacato come si sta muovendo?” risponde Nadia Lazzaroni che per la Fp Cgil Brescia, insieme al segretario generale Vincenzo Moriello, sta seguendo la partita specificamente sanitaria. “Abbiamo ricevuto la lettera che la Fondazione ha inoltrato ai vari livelli, dalla Ats alla Asst, dal Ministero della salute a Regione Lombardia alle associazioni del terzo settore e come Cgil, insieme alla Cisl, proprio oggi abbiamo scritto ai vertici dell’Agenzia di tutela della salute perché intervenga. Ci sono 63 persone anziane e fragili cui va garantito un servizio stabile e ci sono 52 lavoratrici e lavoratori che non devono perdere il posto perché mancano altri colleghi. Il Covid peggiora la situazione ma non è l’attore protagonista di questa crisi”.

Lazzaroni aggiunge: “Abbiamo chiesto aiuto all’Ats. Infermiere e infermieri non si trovano anche perché nelle case di riposo e nelle Rsa vengono pagati di meno. Ma non ci sarebbe solo questo problema”.

Cioè? “Pare che dal consiglio di amministrazione della Fondazione si siano dimesse 3 persone su 7 e non si riescano nemmeno a trovare sostituti in Comune. Va anche sottolineato che la Fondazione ha fatto emergere il problema quasi a ridosso della scadenza dell’appalto e questo è un atteggiamento che, in quanto tale, solleva dubbi oltre che problemi, non solo di tempistiche”.

Accanto alla partita locale che ne vede altre un po’ in tutta la regione, Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia, guardando ai 50mila infermieri e infermiere che mancano a livello nazionale, sostiene che la loro “caccia da parte della sanità pubblica e privata da un lato e il tentativo di tenerli da parte delle strutture socio sanitarie assistenziali dall’altro sono questioni dirompenti. Quella dell’infermiere è una figura essenziale senza la quale saltano gli accreditamenti e, così, alcuni servizi chiudono. Gli infermieri non si possono sostituire con gli oss – continua -. E questo è cosa diversa dal dire che non ci debba essere un rafforzamento e una rivisitazione del ruolo degli operatori socio sanitari, percorso che sosteniamo. Peraltro gli infermieri si spostano non solo per soldi ma anche per le aspettative professionali, per le prospettive che possono trovare soprattutto nei grandi ospedali”.

Per il segretario regionale “Abbiamo bisogno di affrontare il tema in termini più generali, cioè con lo sblocco del numero chiuso nei percorsi universitari. Con la contrattazione possiamo cercare di dare una mano ma non riusciremo a risolvere la situazione. Diversamente tra qualche mese ci troveremo a far fronte a una terza figura, mediana tra quella dell’infermiere e quella dell’oss”. (ta)