9 Dec 2021
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L’Ospedale di Cuasso e i 20 posti letto appaltati al privato

Per le rappresentanze sindacali, questo caso mostra, oltre al bando della Asst dei Sette Laghi, “quanto la pandemia da Covid possa essere lo strumento e la giustificazione per rendere accettabile quello che fino ad un anno fa non lo era”

20 apr. – I sindacati lo hanno saputo dall’albo pretorio della Asst Sette Laghi e non tramite comunicazione preventiva: per gestire i 20 posti letto attualmente vuoti dell’ospedale di Cuasso al Monte l’azienda ha aperto una gara d’appalto. Durissima la nota di Funzione Pubblica Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl, Fials, Cisal, Nursind, Nursing Up di Varese che, insieme alla Rsu della Asst, denunciano lo scarto tra il “più completo abbandono” in cui l’ospedale di Cuasso è rimasto per anni e l’improvvisa revisione degli impianti elettrici e idrici e l’acquisto della nuova caldaia adesso che viene dato in gestione al privato.

Non bastasse, come spiega Gianna Moretto, segretaria generale della Fp Cgil Varese, “l’Asst dei Sette Laghi verserà al vincitore dell’appalto, per gestire i 20 posti letto (che potrebbero anche raddoppiare), oltre 366mila euro in sei mesi, impegnandosi anche nella fornitura di presidi medici e farmacologici per la cura dei pazienti e, per i dipendenti del soggetto privato, a fornire i dispositivi di protezione individuale, l’alloggio gratuito, le divise e il loro lavaggio, più servizio di ristorazione. Complimenti vivissimi, verrebbe da dire – rileva sarcastica la dirigente sindacale -, ma perché, allora, non farlo per la sanità pubblica? E dove sono le economie di scala evocate dai vertici della Asst? Questo ci pare un regalo ai privati, e una mistificazione dell’ospedale di comunità che l’azienda ritiene debba essere Cuasso, per poi usarlo diversamente”.

Cioè? “A Cuasso si dovrebbero monitorare le persone malate, di Covid o meno, in fase non acuta, mentre di fatto la struttura viene usata come area di riserva degli altri presidi ospedalieri quando si saturano e hanno bisogno di collocare altrove i pazienti in via di guarigione. Magari fosse il luogo delle degenze di comunità! – esclama Moretto -. Sarebbe strategicamente complementare alle cure a domicilio, per rafforzarle. Un bene per la popolazione della Valceresio, per tutta la nostra provincia e non solo. Anche se la gestione del servizio appaltato sarà solo temporanea, le risorse economiche in campo sono tante e potevano andare a rafforzare il servizio pubblico – aggiunge -. E va sottolineato che, con il Covid, le poche persone ricoverate non contagiate vengono spostate, come le attività sanitarie ‘altre’ che vengono via via a mancare”.

I sindacati vorrebbero che la struttura tornasse ai fasti del periodo in cui è stata “modello di rinomata specializzazione” per la cura delle malattie respiratorie. Un ritorno, questo, che “porterebbe l’offerta sanitaria pubblica in una condizione di stabile organizzazione per la cura alla infezione da Covid 19”. Sarebbe una scelta lungimirante e ben diversa dalla strada intrapresa dalla Asst per Cuasso, quella di “un ospedale che apre a periodi, come un albergo di montagna, gestito da privati costi quel che costi”. (ta)