30 Nov 2021
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La “porta sbattuta in faccia” della Nostra Famiglia

Richard Maccagni lavora da infermiere per l’Associazione, nella sede lecchese di Bosisio Parini

26 apr. – Avevamo intervistato Richard Maccagni, infermiere de La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, agli inizi del maggio scorso, quando, sotto l’emergenza pandemica, decise di dare il suo contributo all’Ospedale Manzoni di Lecco. “Io sono un infermiere turnista regionale, cioè lavoro su più sedi dell’Associazione, nel caso serva coprire delle assenze. L’anno scorso ho aderito, insieme ad alcune colleghe e colleghi infermieri ed ad alcuni operatori socio sanitari del mio ente alla chiamata della sanità pubblica per fare fronte alla prima ondata del Covid. Alcuni sono andati a Merate ma la maggior parte di noi ha lavorato all’ospedale di Lecco e io sono stato messo in pediatria, per via della mia esperienza con i bambini. A differenza, però, degli altri lavoratori che hanno prestato servizio temporaneo, anche in libera professione, sia arrivato il bonus regionale mentre a noi della Nostra Famiglia no. L’Associazione ci ha risposto che hanno insistito con l’Ats ma non è arrivata nessuna risposta”.

Com’è il lavoro che fai? “A me piace, mi sono sempre trovato bene alla Nostra Famiglia. È bello assistere bambine e bambini, l’utenza particolare che c’è. Da noi si fa cura e riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto dell’età evolutiva. Peccato per la nota amara del cambio di contratto”.

Ricordiamolo: mentre il rinnovo del contratto della sanità privata, al palo da 14 anni, dava le sue prime avvisaglie, la proprietà dell’ente a inizio 2020 decide una svolta unilaterale, cioè passare al contratto Aris Rsa-Cdr le lavoratrici e i lavoratori di tutte le strutture, sparse in Lombardia (a Lecco il polo maggiore), Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Campania e Puglia. In un secondo tempo decidono per lo spacchettamento: alla maggior parte dei dipendenti, circa 1600 il contratto di minor favore, ai restanti 400 dei centri di ricerca il contratto della sanità privata.

“Si sono create brutte divisioni tra lavoratori, sia negli altri centri sia a Bosisio, dove per uno stesso lavoro c’è chi prende uno stipendio e chi un altro – afferma Maccagni -. I sindacati hanno fatto tantissimi tentativi per provare a trovare una soluzione, per conciliare, hanno messo in campo tante iniziative e lotte, fino ad aprire una vertenza legale” sottolinea l’iscritto alla Cgil.

“A Bosisio abbiamo fatto il pieno e a me dispiace molto vedere questa situazione perché è un bel posto e io ci voglio credere ancora nei valori che La Nostra Famiglia professa – aggiunge -. Con i bambini mi piacerà sempre lavorare ma è proprio brutta questa chiusura totale dell’Associazione, è proprio una porta sbattuta in faccia”. 

Flavio Concil, segretario Fp Cgil Lecco, racconta che il sindacato ha raccolto quasi 200 diffide da parte delle lavoratrici e dei lavoratori e che i ricorsi sono stati depositati “per cause pilota nella vertenza sul cambio contrattuale. Al momento qui siamo in una fase di stallo, mentre l’azienda va avanti imperterrita con il cambio degli orari di lavoro. Il regalo del Primo Maggio sarà lavorare 2 ore in più per essere pagati la stessa cifra, con una perdita di circa 80 euro medi al mese – commenta -. La proprietà è sorda alle richieste sindacali, sorda agli appelli della società civile e di persone anche celebri che si sono spese per noi, da Javier Zanetti a Sammy Basso”.

Il sindacalista insiste nel volerechiarimenti da parte di Regione Lombardia, che continua a non rispondere, rispetto agli accreditamenti che ora, con il cambio di contratto, dovrebbero essere tolti all’Associazione. Formalmente le buste paga sono state ridotte da inizio gennaio. Si specula sui lavoratori e le loro famiglie che nei tanti anni di stallo contrattuale hanno fatto debiti, mutui. E i nuovi assunti saranno sottopagati rispetto alla media nazionale di chi fa lo stesso lavoro. Gli psicologi, ad esempio, prenderanno circa 1300 euro al mese. Questo gap salariale non sarà attrattivo per i giovani, per chi ha studiato e vuole crescere professionalmente – prosegue -. Purtroppo ci sono già fuoriuscite di personale e l’Associazione sta mettendo annunci di lavoro come mai in passato sul sito. Abbiamo anche un’altra preoccupazione, che abbassando il costo del lavoro si possa abbassare anche la qualità della cura”. (ta)