6 Dec 2021
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Verso le Rsu / Depau, emigrante ed educatore resiliente in un nido comunale di Como

“Le assunzioni garantiscono il futuro del servizio” afferma il delegato Rsu della Fp Cgil chiedendo anche, da unico educatore maschio di tutto il Comune, le “quote azzurre”

27 apr. – “Sono arrivato a Como il 14 novembre 2002, a 28 anni, in una giornata di pioggia. In Sardegna, dove avevo vissuto fino ad allora, c’era siccità da due anni. A Como l’acqua è andata avanti per 17 giorni consecutivi, facendo esondare anche il lago. Quando ha smesso, ho pensato: ma qui esiste il sole!”. È sempre arricchente sentire storie, e quella di Vincenzo Depau, 47 anni, di Cagliari, laureato in scienze dell’educazione, sposato con Maria e padre di Alessandra, educatore in un nido comunale comasco, lo conferma.

“Sono nato educatore” sostiene Depau, e “con l’idea di entrare nella pubblica amministrazione”. Non bastando la laurea a trovare lavoro, parte per “il continente”. A Como è durissima i primi tempi ma lui è resiliente e la sfanga. Nel 2003 ha la possibilità di lavorare da educatore nei centri estivi comunali e gli dicono subito: “Lei è una mosca bianca, di uomini qui non ce n’è”. Piace e viene richiamato a settembre nelle attività parascolastiche di una scuola primaria, sempre a tempo determinato. Crede nello studio e di studiare non smette mai. Al concorso del giugno 2006 si piazza tra i primi ed entra in graduatoria, nel 2008 arriva la tanto desiderata stabilizzazione, con il passaggio da 12 a 18 delle ore settimanali. “Ma 450 euro mensili non mi bastavano per vivere a Como, per cui ho trovato un secondo lavoro, da educatore di ragazze e ragazzi disabili sensoriali, alle dipendenze di una cooperativa sociale su un servizio appaltato dall’amministrazione provinciale” racconta, evidenziando come con quell’esperienza lavorativa ha purtroppo sperimentato cosa vuol dire essere sfruttati. “Ma anche da quella esperienza ho provato a prendere il bello, per la possibilità che mi ha dato di conoscere il mondo del lavoro privato”, dice.

Differenze tra pubblico e privato nel fare l’educatore? “Nel privato viene chiesto all’educatore di svolgere anche altre mansioni oltre la sua. Ogni lavoro ha la sua dignità – beninteso – ma seguire i bambini piccoli è molto impegnativo: o si seguono o si pulisce” risponde l’educatore portando un esempio e sottolineando come il privato abbia “un budget con cui dover fare i conti”.

Rispetto al rapporto numerico educatore/bimbi? “A Como è di 1:6 e anche per questo è un servizio eccellente, con un margine di sicurezza ampio. L’ultima delibera di Regione Lombardia lo prevede di 1:8 ed è un rapporto da burnout, significa non poter svolgere al meglio il proprio lavoro. Penso con apprensione alle mie colleghe a tempo pieno, alla loro fatica, mentre io sono a part-time”.

Dunque adesso cosa fai? “Torno un attimo indietro. Dopo 13 anni di attività parascolastiche, nel 2013, con il piano di riorganizzazione del personale, passo al settore politiche educative – asili nido, per 5 anni allo Spazio Gioco e alle attività integrative, poi dal settembre 2018 al nido di via Zezio, dove lavoro su turni giornalieri di 3,18 ore. L’anno scorso, con lo scoppio della pandemia, ho anche aderito, da volontario e lavorando da remoto al telefono, al Centro operativo comunale, il Coc, per aiutare a risolvere i problemi della popolazione durante l’emergenza”.

Perché fai il part-time? “Come ho detto all’assessora che mi ha chiesto perché non passo alle 36 ore, io ho una figlia da seguire. In questi giorni sto leggendo il De brevitate vitae di Seneca, e così lo ribadisco anche ora: ho fatto una scelta di vita. Anche mia moglie è educatrice nei nidi ma a tempo pieno ed è dura. Io credo nei rapporti paritari, nella vera condivisione delle responsabilità familiari e così collaboro fattivamente alla gestione della casa”.

Torniamo agli asili nido. Cosa sta succedendo a Como, vedi al nido di Lora? “Stiamo pagando una politica pregressa di austerità e di mancate assunzioni. L’onda lunga delle esternalizzazioni attuali è il risultato di non aver investito sul personale. Le assunzioni garantiscono il futuro del servizio – afferma deciso il delegato Rsu della Fp Cgil -. Non sostituire le colleghe andate in pensione significa accogliere meno bambini, non si può derogare dal rapporto numerico 1:8, ci sono precise responsabilità civili e penali. Ieri, purtroppo, per il nido di Lora è stata votata l’esternalizzazione, con la gestione indiretta da parte del Comune. Adesso c’è Lora, dopo toccherà ad altri nidi”.

Il tuo approdo alla Cgil come arriva? “Preciso che sono apolitico. Per me è sacro il lavoratore e la mia vita ruota attorno a lui. Credo nel sindacato e nei valori della Cgil, a cui mi sono iscritto grazie a Lucia Cassina che si è spesa molto con l’amministrazione comunale perché si arrivasse alla stabilizzazione del 2008. Matteo Mandressi mi ha poi chiesto di candidarmi alle Rsu. Prima ho detto no, poi sì ma chiedendo di non votarmi. E invece sono stato tra i più votati sia nel 2013 che nel 2018. Faccio il rappresentante sindacale con passione e dedizione – aggiunge -. Ma ora vorrei passare la mano ai giovani, è giusto così”.

Della nuova fase del Ministro Brunetta cosa pensi? “Il suo passare da una Pa dei fannulloni a una Pa come motore d’Italia mi ha sorpreso in positivo. Infatti, se si ferma la Pa si ferma un paese intero. Oggi è tutta la politica a trovarsi a un bivio: o assumi o blocchi i servizi, dagli ospedali ai tribunali. Penso anche che sia un grande errore non affidarsi alle competenze di chi, operando nelle pubbliche amministrazioni, sa come funzionano. Vedi per noi educatori: come si fa a decidere su come organizzare gli asili nido senza capire cosa vuol dire lavorare con i bambini? I servizi all’infanzia non vanno considerati dei parcheggi per i figli e anche noi abbiamo bisogno di staccare. C’è un rischio a fare questo lavoro e bisogna averne cura, pensare anche al personale che deve stare bene. Inoltre – continua – da unico educatore maschio di tutto il Comune di Como chiedo che vengano stabilite le ‘quote azzurre’, perché anche gli uomini possano esercitare un ruolo in questo settore”.

Se poi fosse in modo aperto e paritario come quello di Depau sarebbe proprio auspicabile. (ta)