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26 Settembre 2021 - 13:16
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PNRR e servizi educativi e scolastici, la Fp Cgil chiede di più

Per la categoria del quadrato rosso “Le risorse destinate all’aumento di posti di asili nido non garantiscono i quasi 300.000 posti che sarebbero necessari per assicurare la copertura di almeno il 33% dei bambini 0-3”

30 apr. 2021 – “Il Piano asili nido della Missione 4 mira ad innalzare il tasso di presa in carico dei servizi di educazione e cura per la prima infanzia prevedendo 4,6 miliardi per gli asili nido e le scuole dell’infanzia. Il rapporto tra posti disponibili negli asili nido e il numero di bambini di età compresa tra 0 e 2 anni oggi si colloca nel nostro Paese in media al 25,5 per cento – con forti divari territoriali – ovvero 7,5 punti percentuali al di sotto dell’obiettivo europeo del 33 per cento e 9,6 punti percentuali al di sotto della media europea. I fondi stanziati nel Piano asili nido consentiranno la creazione di circa 228.000 posti”. Così il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma di investimenti e riforme che l’Italia presenta alla Commissione Europea per risollevare il Paese dopo l’urto della pandemia e che punta molto sul potenziamento di nidi e scuole dell’infanzia.

Ma allora perché non fare di più? È quello che chiede la Fp Cgil quando rileva che da un lato che le risorse stanziate sono insufficienti a garantire l’aumento previsto di posti negli asili perché il servizio copra almeno il 33% di bimbe e bimbi 0-3 anni, dall’altro che per il personale non c’è proprio nulla.

“È necessario investire nelle educatrici, nelle insegnanti e nel personale ausiliario, in chi tutti i giorni dovrà educare i bambini e garantire i loro diritti e quelli dei loro genitori” sostiene il sindacato.

Cosa serve? “Crediamo che il perimetro pubblico vada tutelato, come perno dei diritti educativi e scolastici gratuiti e universali e a salvaguardia della qualità del servizio, per questo le esternalizzazioni vanno fermate – afferma Lucilla Pirovano, coordinatrice Fp Cgil Lombardia -. Da tempo chiediamo anche che le spese dei Comuni per i servizi 0-6 siano fuori dai tetti di spesa del personale e che sia quanto mai necessario assumere in tempi rapidi nuove professionalità, anche per non dare scuse agli enti, con le carenze di organico, di appaltare, come purtroppo sta invece succedendo a Sondrio, Como e Pavia. Non ultimo – aggiunge Pirovano – c’è la questione della giusta valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori da prevedere nel prossimo contratto nazionale attraverso la crescita professionale già riconosciuta dalla legge”. (ta)