30 Nov 2021
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“Ripartire dai professionisti per tutelare i cittadini”

Il 14 maggio, assemblea generale on line della Fp Cgil medici e dirigenti Ssn. Intervista al segretario Andrea Filippi

4 mag. 2021 – Venerdì 14 maggio, dalle ore 10, si terrà su Zoom l’assemblea generale della Fp Cgil Medici e Dirigenti del Servizio sanitario nazionale con la partecipazione del segretario generale Cgil Maurizio Landini

Perché questa assemblea? “Come dice il titolo che abbiamo scelto per l’occasione, bisogna ‘Ripartire dai professionisti per tutelare i cittadini’ – risponde Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn -. La pandemia ha evidenziato le profonde carenze del nostro sistema sanitario, la mancata applicazione della legge 833 del 1978 con la progressiva marginalizzazione dei cittadini e degli operatori. Per i primi bisogna recuperare il ruolo dei secondi, a partire da quello delle rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori.

La pandemia come ha impattato sul sindacato? “Ha coniugato l’importanza del valore aggiunto dei medici in Cgil, in una prospettiva confederale, cioè non corporativa, di integrazione multiprofessionale e di integrazione dei servizi. Il sindacato ha sofferto in questi anni, tra la disintermediazione e le peggiori norme del ‘Brunetta 1’, e il suo ruolo va rivisto e rafforzato, insieme alla partecipazione dei cittadini e al protagonismo dei professionisti sulle politiche sanitarie. Le professioni di cura vanno valorizzate oltre la fase sanitaria emergenziale – aggiunge – e bisogna recuperare le funzioni di prevenzione, programmazione e promozione della salute della cittadinanza. Una gestione aziendale, monocratica e accentratrice svalorizza il ruolo dei professionisti che invece deve tornare centrale insieme ai processi di cura”.

Quali sono le rivendicazioni della Fp Cgil Medici? “In primis la stabilizzazione di tutti i precari. Lo stiamo vedendo nei centri vaccinali contro il Covid: i somministratori sono dei somministrati, e non è più accettabile in un paese civile. Né nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza né nel Documento di economia e finanza in arrivo c’è una virgola per sanare le condizioni di questo personale precario che contribuisce in modo determinante alla tenuta del nostro Ssn. È una vergogna! – attacca Filippi -. Un altro tema riguarda il calcolo degli standard dei livelli essenziali di assistenza e per un piano vero di fabbisogni del personale: l’aumento di specialisti e di contratti di formazione specialistica adeguati deve diventare strutturale. Vogliamo evitare il ripetersi di situazioni viste prima ancora dell’emergenza pandemica, come chiamare l’esercito in Molise o i medici pensionati. Per colmare la carenza di medici specialisti – ricordiamolo – occorrono 5 anni”.

Un altro punto affrontato dal dirigente sindacale riguarda il piano organizzativo. “Chiediamo una maggiore integrazione di tutti i servizi, a partire da tutti i professionisti. Non deve più esserci frammentazione contrattuale, soprattutto tra i medici, dove abbiamo medici dipendenti, specialisti ambulatoriali, medici di medicina generale, medici fiscali, medici Inail… Questa frammentazione danneggia i servizi e le prestazioni erogate ai cittadini. Se davvero vogliamo riformare il sistema e potenziare la presa in carico dei cittadini, i rapporti di lavoro vanno rivisti, resi uniformi e in uno stesso perimetro contrattuale. Per questo come Fp Cgil insistiamo sul fatto che tutte le professionalità mediche stiano sotto il contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza”.

Del rapporto Stato/Regioni nella gestione sanitaria cosa dici? “Per potenziare il Sistema sanitario nazionale bisogna ripartire dal ruolo del Ministero della Salute che dovrebbe avere anche una autonomia finanziaria e non dipendere dal Mef, visto che la salute è un bene primario dei cittadini anche per la stabilità economica dello Stato. Autonomia finanziaria, piano del governo e programmazione nazionale devono poter garantire equità tra le Regioni che ora si scannano e ci rimettono quando, magari anche per loro colpa, vanno in disavanzo. Ma continuando così non si otterrà mai l’equità e l’universalità del servizio. Il Ministero della Salute – prosegue Flippi – deve recuperare anche in termini di governance e programmazione della formazione degli operatori sanitari. La formazione degli specialisti non può stare in mano solo al Miur che di standard e di fabbisogni non se ne intende. All’Università la parte teorica, ma per quella pratica serve la rete della formazione territoriale”. (ta)