3 Dec 2021
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Uneba Lombardia / Firmato l’accordo quadro regionale sul lavoro agile

La sintesi dell’intesa con Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia

14 mag. 2021 – Firmato nei giorni scorsi l’accordo quadro regionale sul lavoro agile tra l’Uneba, associazione delle realtà del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo, e i sindacati confederali di categoria della Lombardia.

“Con il lavoro agile (smart working), le parti intendono sviluppare un ambiente di lavoro flessibile e dinamico, promuovendo una cultura del lavoro basata sui risultati e sulla responsabilizzazione, anziché sul controllo. Il conseguimento di questi obiettivi presuppone fiducia tra responsabili e collaboratori oltre ad un approccio lavorativo orientato all’innovazione continua delle abitudini, delle tecnologie e degli spazi” si legge nell’intesa che verrà introdotta in via sperimentale dalla fine dell’emergenza sanitaria e fino al 31 dicembre dell’anno di entrata in vigore.

A chi si applica l’accordo? “Alle lavoratrici e ai lavoratori che ne faranno richiesta e che per condizioni proprie (a partire da soggetti fragili), tecniche e organizzative possono operare in modalità agile. Priorità sarà data alle lavoratrici madri, nei tre anni che seguono alla fine del congedo di maternità, e a chi ha figli con disabilità” risponde Gilberto Creston, segretario della Fp Cgil Lombardia.

E come si applica? “L’accordo quadro va reso operativo con un accordo individuale tra ente e dipendente, definendo le mansioni e gli obiettivi da raggiungere, gli strumenti informatici, le fasce di reperibilità se differenti da quella prevista 8,00-20,00, le modalità con cui alternare il lavoro in presenza (comunque da garantire anche per mantenere relazioni sociali), oltre a una clausola che rinvia allo stesso accordo regionale. Va precisato che il lavoro agile, per le parti non comprese dall’intesa, viene regolato dal contratto nazionale Uneba e dall’articolo 18 della legge 81/2017 (‘Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato’)”.

È regolato il diritto alla disconnessione? “Sì. Lo smart working non vincola a precisi orari ma al rispetto dell’orario settimanale, in una fascia oraria che, come già detto, va dalle ore 8 alle 20, che potrà essere modulata a seconda delle esigenze aziendali. Il lavoratore fuori dalla fascia stabilita ha diritto a disconnettersi, oltre al giorno di riposo settimanale e mai sotto le 11 ore consecutive – risponde Creston -. In aggiunta, ogni 7 giorni (in genere la domenica) ci sono altre 24 ore di stacco. Tutto dovrà essere pianificato, salvo ovviamente urgenze, in modo da non coinvolgere il lavoratore al di fuori dei tempi stabiliti”.

Altri punti dell’accordo? “Sono salvaguardati i trattamenti retributivi e normativi previsti dal contratto nazionale, mantenendo inquadramento, mansioni, livello retributivo e istituti contrattuali e di legge quali malattia e ferie. Oltre che le piene agibilità sindacali. Le realtà datoriali potranno verificare l’andamento degli obiettivi assegnati ai dipendenti che sono tenuti a rispettare e custodire con cura la strumentazione (di norma fornita dall’azienda) e la riservatezza dei dati. Per quanto concerne la sicurezza – aggiunge Creston -, le lavoratrici e i lavoratori agili hanno la responsabilità di operare in un luogo sicuro e idoneo, usando nel modo più adeguato la strumentazione di lavoro”.

E per chi non volesse più fare il lavoro agile? “Si può recedere in ogni momento, dando un preavviso scritto di almeno 30 giorni. Ma può essere anche l’inverso, cioè può essere l’ente a volerlo. In questo caso, in assenza di giustificato motivo, e di fronte a dipendenti con disabilità il datore di lavoro deve dare un preavviso di almeno 90 giorni”.

Prevedete verifiche sull’applicazione dell’accordo? “Periodicamente le parti firmatarie si riuniranno per fare il punto e monitorare in merito alla regolamentazione della prestazione lavorativa (adesioni allo smart working, orario, diritto alla disconnessione), ai fabbisogni formativi anche sul tema della salute e sicurezza, alla produttività che deve poter essere favorita da questa modalità operativa, insieme alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. (ta)