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24 Ottobre 2021 - 6:02
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La Asst Melegnano Martesana e il personale che serve a tutto un territorio

Bagnaschi (Fp Cgil Milano): le lavoratrici e i lavoratori del comparto sanità sono tornati ai numeri del pre-Covid. Non si può ragionare in modo ordinario quando la fase è straordinaria e bisogna saper guardare in prospettiva

21 mag. 2021 – L’Asst Melegnano Martesana ha 2400 dipendenti tra infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e amministrativi, distribuiti su 6 strutture ospedaliere del Sud-Est milanese: a Vizzolo Predabissi, Cassano d’Adda, Cernusco sul Naviglio, Vaprio d’Adda, Melzo e Gorgonzola.

In sanità, le carenze del cosiddetto personale del comparto sono diventate strutturali un po’ ovunque in Lombardia ma, dopo la botta del Covid, l’Asst aveva preso provvedimenti deliberando, lo scorso febbraio, di portare a 2600 le lavoratrici e i lavoratori attraverso la stabilizzazione del personale precario. Poi, il 3 maggio, arriva la delibera 595 e il cambio di rotta rispetto a quanto concordato insieme alle Rsu e ai sindacati, con le assunzioni tagliate di oltre 200 unità.

“L’Asst Melegnano e Martesana ha perso 168 posti letto dopo un anno di Covid ma le rappresentanze sindacali hanno preteso di ragionare sugli organici, dentro questa pandemia che affatica le strutture ospedaliere e che ha mostrato in modo plastico l’enorme problema che abbiamo nella sanità, in particolare lombarda – afferma Antonio Bagnaschi della Fp Cgil Milano -. Mentre, sotto la prima ondata, c’è stata l’intesa per assumere lavoratrici e lavoratori a tempo determinato, con la seconda ondata già non si trovavano più operatori e siamo tornati ai numeri del pre-Covid. Le Rsu chiedono invece di recuperare almeno un pezzo di risorse perché è meglio essere pronti. La drammatica esperienza dovrebbe avere insegnato qualcosa – aggiunge -. Ma vuoi che ti dia un elemento di riflessione culturale?” chiede.

Sì. “Le aziende sanitarie non hanno a bilancio il personale in regime non subordinato, per cui interinali e somministrati rientrano nella voce beni e servizi. Perché non si parla di trasformare in persone (quali sono, preciso) questi beni e servizi? La risposta è: perché non si può spendere, visto che Regione Lombardia chiede a tutte le aziende di rispettare i tetti di spesa della legge di bilancio – spiega Bagnaschi -. Ma finché la sanità pubblica viene considerata un costo non se ne esce, semmai si aprono sempre più spazi al privato e sempre meno alla salute come diritto umano universale”.

La rappresentanza Cgil della Asst ha fatto appello ai sindaci della cinquantina di Comuni su cui afferisce l’azienda socio sanitaria territoriale. “Prima il rapporto tra le Asl di un tempo e i sindaci era molto più forte, poi la riforma del welfare regionale lo ha indebolito. La sanità territoriale deve poter dare risposte vere ai fabbisogni di salute pubblica e i servizi vanno assolutamente potenziati ma senza intaccare gli ospedali, senza svuotarli del loro personale. Dunque non di tratta di spostare lavoratori ma di assumerne ed è interesse comune fare in modo che tutta la rete del sistema sanitario venga decisamente rafforzata. Da qui l’appello ai sindaci perché intervengano”.