3 Dec 2021
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Commissione Tributaria Provinciale di Milano tra toppe e muro contro muro

Bottiroli (Fp Cgil): chiediamo un confronto sindacale propositivo, manca una visione complessiva dell’organizzazione del lavoro e del servizio

28 mag. 2021 – “Abbiamo scritto direttamente a Roma visto che sedersi al tavolo provinciale, dopo i diversi tentativi già fatti, non avrebbe portato a soluzioni vere ma a mantenere sostanzialmente lo status quo. Le relazioni sindacali non vengono esercitate, ormai c’è un muro contro muro”. Cesare Bottiroli, segretario Fp Cgil Milano, racconta che alla Commissione Tributaria Provinciale “i carichi di lavoro non sono equamente distribuiti e gli organici sono fortemente sottodimensionati rispetto ai fabbisogni”, con circa 43 lavoratrici e lavoratori in essere e le oltre 10 persone che mancano. “Le assenze sono dovute anche a cessazioni dal servizio, maternità, malattia di lungodegenza, o per fragilità da preservare in tempo di Covid – precisa il sindacalista -. Ma il punto è che occorre una visione complessiva dell’organizzazione del lavoro e del servizio. Mettere toppe, procedere per singoli aggiustamenti, piccoli spostamenti, serve a poco, serve magari al momento, ma non al sistema complessivo. Se è vero che la responsabilità ultima dell’organizzazione del lavoro è in capo al dirigente, è altrettanto vero che il contratto nazionale prevede la partecipazione delle organizzazioni sindacali all’innovazione delle pubbliche amministrazioni. Noi ci poniamo in termini propositivi ma la dirigenza non accetta il confronto sindacale”.

La Commissione Tributaria è un organo giurisdizionale che, come spiega Bottiroli, “giudica sui ricorsi tributari presentati da cittadini o aziende rispetto alle cartelle esattoriali delle Entrate”. Al contesto già ostico va aggiunta un’ulteriore difficoltà. “La Commissione è un’amministrazione bicefala, con i dipendenti in capo al Ministero dell’Economia e la giurisdizione in capo ai giudici tributari che sono autonomi. E la dirigenza punta più ad accondiscendere alle necessità dei giudici che a considerare l’organizzazione del lavoro complessiva, incluse le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Per noi è d’obbligo un cambio di passo per raggiungere il giusto equilibrio”.