9 Dec 2021
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“L’infanzia non si appalta”

Fp Cgil Lombardia, con la coordinatrice Pirovano, denuncia i tentativi di esternalizzare i servizi educativi 0-6 anni da parte di alcune amministrazioni comunali. “È dal futuro delle bambine e dei bambini che bisogna ripartire. Questo futuro passa anche dalle condizioni di chi li segue”

1 giu. 2021 – Ieri a Magnago, si è tenuto un flash mob del coordinamento delle famiglie della scuola d’infanzia comunale Coniugi Radice, supportato dalla Fp Cgil Ticino Olona, contro la decisione dell’amministrazione di esternalizzare il servizio.

Non è purtroppo solo nel comune dell’area metropolitana milanese che si sta provando a privatizzare i servizi educativi 0-6 anni. In Lombardia al momento contiamo anche i tentativi a Como, Sondrio e Chiavenna, su asili nido, e Pavia sul nido Collodi e la materna Muzio” commenta Lucilla Pirovano, coordinatrice regionale Fp Cgil.

Sempre ieri, la categoria regionale in una nota stampa ha espresso i propri timori per il rischio si generi un effetto domino a esternalizzare, in nome esclusivamente del risparmio. Quando il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede per questo settore 4,6 miliardi di euro e quando è ora possibile assumere, anche dalle graduatorie e a tempo determinato se occorre, per colmare quei buchi in organico spesso addotti a pretesto, appunto, per appaltare.

Per Pirovano, “rinunciare alla gestione diretta e scegliere la via dell’appalto significa togliere continuità pedagogica e quindi mettere in difficoltà le bambine e i bambini e quel rapporto di fiducia che, una volta interrotto, va ricostruito ogni volta daccapo. Esternalizzare significa levare al personale educativo tutele contrattuali, salario (per educatrici e insegnanti ben 230 euro in media in meno al mese) e ore da dedicare alla formazione e alla programmazione didattica e proprio questo tempo formativo traccia la differenza tra assistenza e diritto all’istruzione”.

Nei cinque territori della nostra regione, allora, a prescindere dai colori politici delle giunte comunali, si continua a lottare, insieme alla Cgil, e alle famiglie delle bambine e dei bambini, perché “è dal futuro di questi piccoli che bisogna ripartire. Questo futuro passa anche dalle condizioni di chi li segue, dalla tutela delle lavoratrici e  lavoratori chiamati a seguire la loro crescita. L’infanzia non si appalta!”.