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24 Ottobre 2021 - 5:54
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Oss e riconoscimento

Oggi assemblea nazionale delle operatrici e degli operatori socio sanitari della Fp Cgil

10 giu. 2021 – Rivendicano il riconoscimento del loro ruolo socio sanitario, dal punto di vista professionale, contrattuale, economico. Chiedono valorizzazione e percorsi di crescita professionale, attraverso la formazione permanente. Chiedono tutela della salute, sicurezza, prevenzione. Quella dell’operatore socio sanitario è una figura nata 20 anni fa, dall’accordo tra Stato e Regioni del 2001, ed ha avuto la sua vera visibilità con l’arrivo del Covid-19. Oggi tante lavoratrici e lavoratori, all’assemblea loro dedicata dalla Fp Cgil nazionale, lo hanno raccontato, insieme all’acuirsi della fatica, fisica e mentale, che questa professione comporta, a prescindere.

L’assemblea ha riunito on line (via piattaforma Zoom, con diretta Facebook sulla pagina della categoria) oltre 300 persone che tutti i giorni svolgono attività assistenziale su altre persone, spesso fragili, anziane, portatrici di disabilità. In settori che vanno dalla sanità pubblica e privata ai servizi socio assistenziali, dalle Asp alle Ipab, dall’assistenza domiciliare a quella negli istituti penitenziari, dalle funzioni locali al terzo settore.

Sono operatrici e operatori che lavorano in equipe con personale medico e infermieristico ma vivono con frustrazione l’uso improprio della loro “poliedrica ed essenziale” figura professionale che ha differenti livelli di responsabilità ma è ritenuta mera funzione tecnica. Gravata da carichi massacranti, salti di riposo, sforzi fisicamente troppo pesanti che portano anche a patologie degenerative, a malattie che rendono molto più duro arrivare alla pensione. Eppure questo è un lavoro considerato solo gravoso non usurante, come chiedono invece le lavoratrici e i lavoratori, sperando nel disegno di legge di Paola Boldrini che, appunto, vuole riordinare il profilo dell’oss, dandogli il giusto peso all’interno dell’equipe multiprofessionale.

Quello dell’operatore socio sanitario “non è un lavoro standardizzabile, sostituibile dalle macchine” afferma Michele Vannini, segretario nazionale della Fp Cgil, sottolineando, da un lato, come sia “ad altissima densità relazionale, di relazione umana”, dall’altro il suo dovuto riconoscimento e valorizzazione.

In sostanza, la revisione del ruolo dell’oss non è più rinviabile. Ma non in senso distorto, per cui, ad esempio, l’oss fa da tappabuchi alla carenza di infermieri, si usa “per intervenire quando le altre risorse sono in difficoltà”, senza peraltro avere copertura assicurativa. “Riconoscimento del lavoro significa anche riconoscimento delle condizioni di lavoro” rileva Vannini, puntando il dito sui carichi e le dotazioni organiche. Infatti anche di operatori socio sanitari c’è bisogno, anche per loro occorre un piano straordinario di assunzioni, come rivendicato dal sindacato con la proposta di riforma del Servizio socio sanitario nazionale “Per un New Deal della Salute”, presentata l’ottobre scorso,

Altro tema ripreso da Vannini è la formazione che va innovata e resa omogenea su tutto il territorio nazionale. Insieme, bisogna “adeguare le previsioni contrattuali dei tanti contratti che regolano la figura dell’oss”, e il diritto al “trattamento previdenziale”.

Il motivo dell’assise di oggi era “lavorare insieme per dare rilevanza” a questa professionalità, attraverso il confronto di diverse esperienze e la condivisione di proposte sindacali su cui creare consenso, per essere pronti, anche, alla mobilitazione. Ed è stato centrato.

Le lavoratrici e i lavoratori hanno mostrato tutto l’orgoglio e il senso di responsabilità, la passione e la cura del loro lavoro, resi più luminosi dalla consapevolezza della propria dignità e del proprio valore.