9 Dec 2021
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Servizi educativi 0-6 / Beni in comune

Dall’iniziativa on line della Fp Cgil, la segretaria generale Sorrentino anticipa l’apertura di una grande vertenza nazionale e di una petizione. In gioco c’è il futuro e la “qualità della cittadinanza”

17 giu. 2021 – “Esternalizzare è un modo per aggirare i problemi”, afferma Alessandro Purificato, capo area delle Funzioni Locali della Fp Cgil, nel corso dell’iniziativa organizzata ieri dalla categoria in diretta Facebook, “Servizi educativi e scolastici beni in comune: stop alle esternalizzazioni!”.

La pandemia Covid ha mostrato la centralità dei servizi pubblici, eppure sono diverse le amministrazioni comunali italiane che stanno provando a cedere ai privati i servizi 0-6 anni. E fa rabbia che non si dedichino più risorse europee sul settore, come rileva la coordinatrice nazionale Paola Grieco guardando al piano nazionale di ripresa e resilienza: con la ‘Missione 4’ sono stati investiti 19,44 miliardi (sui 750 totali) nell’istruzione e ricerca “e ben 4,60 miliardi nella costituzione di nuove strutture per nidi e scuole dell’infanzia. Non basta!” attacca la sindacalista.

Noi, la CGIL FP, insegnanti, educatori, ausiliari, genitori vogliamo un intervento realmente utile, di qualità, per le nostre bambine e i nostri bambini e chi lavora con e per lorosostiene Grieco-. Le amministrazioni pubbliche hanno chiaramente espresso la volontà di rendere privata la gestione, soprattutto, dei nidi di infanzia. Spesso, nelle realtà private, riscontriamo contratti precari e part-time al 95% del personale, soggetti a straordinari costanti, dumping contrattuali, rapporti educativi fuori parametro nella norma, formazione del personale quasi inesistente, pasto educativo incerto e momenti di programmazione, e coordinamento con ASL o Territorio, rubati nei tempi della nanna che rimane senza sicurezza o meglio in ore gratuite del personale”.

La coordinatrice nazionale lo dice nettamente: “Se non c’è pubblico non c’è garanzia di scuola. Provate ad immaginare un’intera città gestita da privati, primo lockdown, se il pubblico non fosse intervenuto, avremo interrotto ogni legame con i bambini obbligandoli ad una segregazione continuata. Veramente gli amministratori pubblici credono che i privati avrebbero perso parte del fatturato in nome della garanzia dell’offerta educativa? Purtroppo i tetti di spesa dei comuni non permettono le assunzioni necessarie a coprire i vuoti negli organici, allora caro Stato togli l’alibi ai comuni, permetti loro di spendere per le tue bambine e i tuoi bambini! Deve essere chiaro – aggiunge -, non è solo un problema di trattamento salariale che vogliamo difendere  ma la garanzia di un servizio all’altezza di organizzarsi anche in pandemia”.

All’iniziativa è stato presentato uno spaccato della situazione con le testimonianze di casi a Novara, Venezia, Chieti, Taranto, Livorno, Biella, Scandicci, Cagliari, Modena.

Per la Lombardia, Leonardo Puleri, segretario Fp Cgil Sondrio, ha raccontato la vicenda del nido comunale La Coccinella: dal prossimo settembre partirà una sperimentazione biennale con l’affidamento del servizio pubblico cittadino ai privati, con gara d’appalto. Scelta contro cui si sono mobilitate, oltre al sindacato, anche le famiglie, attraverso una “considerevole” raccolta firme. “È opportuno che l’erogazione di un servizio per la prima infanzia con il quale si realizza gran parte del sistema locale dei servizi 0-3, soprattutto in un territorio di piccole dimensioni come il nostro, sia affidato all’esterno?” chiede Puleri, provando a immaginare senza riuscirci una direzione simile per “altre funzioni fondamentali dei Comuni, quali per esempio la polizia locale o l’anagrafe”.

Da qui la richiesta della categoria di Sondrio all’amministrazione comunale che tale scelta sperimentale “possa rientrare nell’alveo della gestione pubblica attraverso nuove assunzioni di personale, possa assicurare la necessaria continuità pedagogica e il ruolo pubblico dei nidi come luoghi di crescita per le nostre bambine e ai nostri bambini. Solo questo sforzo, questo impegno – insiste Puleri -può dare certezza, continuità amministrativa, pedagogica, stabilità ai servizi per la prima infanzia e costruire una rete strutturale di unità d’offerta pubblica per la prima infanzia in tutto il Paese”.

A chiudere i lavori la segretaria generale Fp Cgil Serena Sorrentino, che ha tessuto le fila di quella che diventerà “un’unica grande vertenza nazionale, contro le esternalizzazioni ma anche per il rilancio e la valorizzazione del lavoro nei servizi pubblici che si occupano dell’intero ciclo 0-6”. Per questo bisogna tornare ad assumere nei servizi educativi, investendo “nell’innovazione sociale, a partire dall’infanzia”.

Occorre mettere di fronte alla propria responsabilità pubblica non solo gli enti locali ma tutti i livelli istituzionali nazionali e regionali. Implementare le politiche di inclusione. Presidiare attraverso la contrattazione (ad esempio nella definizione dei piani di fabbisogni, individuando i profili educativi e la dotazione di personale necessaria).

Per internalizzare i servizi 0-6, servono “finanziamenti ordinari. Con il Pnrr noi potremo costruire asili nido ma non assumere personale – specifica Sorrentino -. Affinché la nostra vertenza diventi efficace noi dobbiamo coniugare il tema del piano straordinario di assunzioni, la lotta contro le esternalizzazioni” a scelte della politica a favore dell’“implementazione dei servizi educativi”.

Allora, le sentenze della Corte Costituzionale vanno rispettate invece che essere contraddette dalle politiche di bilancio. “I servizi fondamentali, a partire dall’istruzione ed educazione della prima infanzia, proprio perché garanzia di diritti costituzionali, devono essere sottratti ai vincoli di spesa. Sono non spesa per beni e servizi ma un investimento sulla qualità del nostro sistema paese” incalza Sorrentino.

In gioco c’è la “qualità della cittadinanza”, di futuro, che passa anche dal riconoscimento della “comunità educante”, investendo nelle lavoratrici e nei lavoratori.

Per questo la Fp Cgil lancerà a breve “una petizione nazionale. L’accesso a percorsi di istruzione ed educazione pubblici sono la prima grande leva per ripristinare la mobilità sociale all’interno del nostro paese. Per una società più giusta e più equa bisogna ripartire dai bambini. Bisogna ripartire, soprattutto, da quel famoso esercito di maestre e di maestri che possono, attraverso la loro competenza, costruire una società più inclusiva”.