6 Dec 2021
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Riforma del sistema socio sanitario lombardo / Prime valutazioni dei sindacati di categoria

Intervista a Gilberto Creston (Fp Cgil): “Nel 2014 Regione Lombardia e Cgil Cisl Uil sottoscrissero un importante accordo con molti impegni, alcuni rispettati altri no, va seguita quella strada anche in occasione della revisione della Legge 23/2015”.

30 giu. 2021 – A sei anni dalla riforma di Roberto Maroni del sistema socio sanitario lombardo, Regione Lombardia ha presentato una nuova proposta di riassetto, con le linee di sviluppo della Legge regionale 23/2015.

I sindacati confederali di categoria intervengono sul documento regionale per l’impatto che questa riorganizzazione porterà sulle lavoratrici e i lavoratori coinvolti chiedendo “un confronto preventivo”. Lo prevede il contratto nazionale della sanità pubblica e lo prevede il protocollo di intesa sulle relazioni sindacali siglato con la Direzione Generale Welfare.

“Va rafforzata la sanità pubblica, questa è la premessa dalla quale partire e in tale contesto sostenere il ruolo integrativo della sanità privata” esordisce Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia.

Analizzando la nuova proposta, le categorie regionali di Cgil Cisl e Uil sottolineano la riconferma di punti importanti della Legge 23, quali lo sviluppo della sanità territoriale, l’argine mancato in questa pandemia. “Si ribadiscono infatti gli obiettivi di continuità dei percorsi di cura dal territorio all’ospedale e dall’ospedale al territorio, il superamento della separazione esistente tra ospedale e territorio, la valorizzazione e il potenziamento della rete territoriale e la centralità delle cura territoriali, la garanzia di prestazioni territoriali quali-quantitative adeguate” spiegano le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori.

Come avverrebbe questo necessario rafforzamento della sanità territoriale? “Attraverso la creazione delle case della comunità, delle centrali operative territoriali, degli ospedali di comunità. Noi chiediamo che queste nuove strutture siano capillari sul territorio e in numero congro. Ma auspichiamo e chiediamo anche che questo rafforzamento avvenga senza indebolire la sanità ospedaliera. Se si tira una coperta già corta si rischia di strapparla del tutto. Ne occorre un’altra. Le risorse professionali, finanziarie, strumentali, organizzative devono essere aggiuntive e adeguate. Gli ospedali sono già in sofferenza, basti considerare il minutaggio assistenziale che è tarato sul 1998 e non sul 2021, per giunta pandemico” risponde Creston.

Rispetto all’assistenza domiciliare integrata? “Implementarla, rafforzando la rete d’offerta, dovrà significare un più forte ruolo dell’intervento pubblico accanto agli erogatori privati. Riteniamo anche che occorra ricomporre l’intero sistema socio sanitario lombardo con l’offerta in capo alla Direzione Generale Welfare anche per quelle strutture come le aziende pubbliche di servizi alla persona, che oggi fanno capo ad altre Direzioni Regionali” rileva il sindacalista della Fp Cgil.

Il modello lombardo della libertà di scelta viene confermato, con tutto il peso del privato. Quale posizione ha in merito il sindacato? “La libertà di scelta deve contemperarsi con l’efficacia dei piani di cura e delle prestazioni e con una programmazione che è strumento indispensabile per dare servizi di salute efficaci ai cittadini, riducendo i tempi di attesa ed evitando sprechi e prestazioni a volte inutili”.

Quali sono i timori relativi al personale? “Le attuali Agenzie di tutela della salute (Ats) vengono ridisegnate sul territorio ma ancora non si capisce come, e alcune competenze passerebbero alle Aziende socio sanitarie territoriali (Asst). In Lombardia inoltre, come prevede la normativa nazionale, finora elusa, dovrebbero anche essere create le Aziende ospedaliere. Per le lavoratrici e i lavoratori, in caso di modifica degli ambiti aziendali, le ricadute potrebbero essere diverse: processi di mobilità, nuovi modelli organizzativi, fondi spacchettati e ricompattati che vanno a incidere sulla parte accessoria delle retribuzioni – sostiene Creston -. Ci sono inoltre questioni che riguardano, ad esempio, il ruolo dell’infermiere di comunità o gli standard di personale. Tema centrale, va ribadito, resta garantire nuove e massicce assunzioni, a maggior ragione là dove ci sono carenze assolutamente da colmare per potenziare i dipartimenti di cure primarie, salute mentale, prevenzione, a prescindere e nel caso passassero dalle Ats alle Asst”.

Altre considerazioni? “È necessario, a differenza di quanto accaduto nel 2015, che si prevedano risorse straordinarie da investire anche sul personale, soprattutto potenziando organici oggi assolutamente insufficienti per un rilancio del Sistema Sociosanitario Regionale come previsto dal PNRR”.

Sulla riorganizzazione del sistema sociosanitario lombardo, Cgil Cisl Uil regionali organizzeranno un presidio di mobilitazione davanti a Palazzo Lombardia martedì 13 luglio, dalle ore 9.30 alle 11.30.

Mentre stiamo per ultimare questa intervista, leggiamo delle dichiarazioni dell’Assessora al Welfare di Regione Lombardia Letizia Moratti in merito al personale sanitario che non si è ancora vaccinato e che verrà spostato ad altra mansione. Che dire? “Premesso che riteniamo fondamentale completare la campagna vaccinale soprattutto per il personale sanitario e sociosanitario, riteniamo positivo che si individuino soluzioni alternative alla sospensione dal servizio. In contemporanea, occorre integrare con sostituti i professionisti che per vari motivi verranno adibiti ad altri incarichi, per evitare che si determinino conseguenze sul personale e sui servizi” chiude Creston.