30 Nov 2021
HomePubblicazioneSalute mentale / L’approccio di prossimità da rilanciare e rafforzare

Salute mentale / L’approccio di prossimità da rilanciare e rafforzare

Dalla seconda conferenza nazionale “Per una Salute Mentale di Comunità” le indicazioni per fare fronte a un tema di salute spesso scomodo e che ci riguarda tutte e tutti

6 lug. 2021 – A vent’anni dalla prima, si è tenuta il 25 e 26 giugno scorsi la seconda conferenza nazionale per la salute mentale, dal titolo “Per una Salute Mentale di Comunità”.

La due giorni, racconta Massimo Fada, delegato Rsu della Fp Cgil all’Ospedale Civile di Brescia e componente del Comitato nazionale Stop Opg, “è stata intensa e tutt’altro che una passerella. Promossa dal ministero della salute, dopo averla con forza proposta anche come Cgil all’interno del Coordinamento nazionale Salute Mentale, ha visto l’importante contributo del ministro Roberto Speranza, e quelli dei ministri del lavoro Andrea Orlando e della giustizia Marta Cartabia. In particolare Speranza ha posto l’accento sulla centralità dell’intervento pubblico in psichiatria, ma anche della necessità di orientare i fondi europei verso una sanità di comunità che si traduca in servizi adeguati ai bisogni di salute, anche mentale, delle persone”.

Di quali altri temi si è parlato? “Ad esempio, del rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare per la salute mentale, per cui servono risorse umane ed economiche, e formazione. Del superamento, entro il 2023, della contenzione fisica dei pazienti psichiatrici o delle persone anziane nelle Rsa, quando essere legati ai letti non ha una funzione terapeutica ma lede la dignità umana. Della creazione di un Osservatorio nazionale sulle Rems, le residenze per esecuzione delle misure di sicurezza, istituite dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, con la legge 81 del 2014, la cui piena attuazione è ancora lontana dall’essere raggiunta. Dell’istituzione di una cabina di regia, per governare le liste d’attesa e del potenziamento di una struttura centrale per raggiungere gli obiettivi della conferenza, a partire dallo sviluppo dei servizi integrati sul territorio e di un sistema di comunità in cui le persone con problemi di salute mentale vengano anche supportate a trovare lavoro, casa, opportunità di vita”.

In Lombardia com’è la situazione? “Il piano regionale per la salute mentale manca da tanti anni. Come ricordato alla conferenza e sostenuto dall’Organizzazione mondiale della sanità, va riaffermato il principio che non c’è salute senza salute mentale. In Lombardia la politica di centro destra solo a parole dice di voler mettere al centro la persona, con progetti di presa in carico personalizzati. Ma si fa molto poco per i problemi psichici delle persone, peggiorati peraltro con l’arrivo del Covid. Il modello lombardo, come in Veneto, è basato su un approccio soprattutto ospedaliero e farmacologico come risposta ai problemi di salute mentale invece che su una forte rete di servizi che si fanno carico a tutto tondo delle persone. Inoltre il peso del privato è grande, oramai si può dire che affianchi quello della sanità pubblica, sono entrambe al 50% – risponde Fada -. Ora guardo con preoccupazione anche quanto successo a Trieste, enclave della rivoluzione basagliana”.

Spiegati. “La Trieste di Franco Basaglia ha rappresentato un’esperienza pilota con cui sono state sfondate le mura dei manicomi. Ora a Trieste si è aperto uno scontro tra due modelli, quello bio-medico della Società italiana di psichiatria [la Sip, che non ha partecipato alla 2^ conferenza nazionale del giugno scorso – ndr], e quello della psichiatria di comunità, modello di lavoro territoriale, di prossimità con i pazienti. Se a vincere il concorso per dirigere uno dei centri di salute mentale di Trieste è uno psichiatra del primo modello, culturalmente lontano all’approccio basagliano, il tema si pone”.

Quindi? “Credo che si debba fare argine a tutti i livelli (dalla politica alle associazioni, dai sindacati alla rete delle famiglie) affinché il modello basagliano a Trieste resista. Diversamente significherà avere tutte le regioni del Nord Italia in mano ai privati e da lì poi a scendere. In Cgil e nel Coordinamento nazionale Salute Mentale avremo modo di discutereavremo modo, auspico, di discutere sulle iniziative da mettere in campo in merito”.