30 Nov 2021
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Sorbo Rosso: uno spaccato del mondo dei servizi pubblici

Regione Lombardia non rinnova il contratto di convenzione alla casa di cura di Rivazzano Terme che, dopo 15 mesi dedicati al Covid, chiude. La lotta della Fp Cgil Pavia per tutelare le lavoratrici e i lavoratori coinvolti

9 lug. 2021 – Regione Lombardia non rinnova la convenzione e Sorbo Rosso chiude. Come racconta Patrizia Sturini della Fp Cgil Pavia, “la struttura socio sanitaria per anziani di Rivazzano Terme da aprile 2020 a oggi è stata l’unica sul territorio dedicata esclusivamente ai pazienti Covid, gli ultimi dimessi nei giorni scorsi. Ora non ci sono più persone ricoverate”.

Il punto, oltre al mancato rinnovo dell’accreditamento , riguarda il personale. Il sindacato è riuscito, dopo trattative toste, “a far passare a Villa Esperia, dello stesso polo della sanità privata, 58 lavoratrici e lavoratori, tra medici e infermieri, fisioterapisti, terapisti occupazionali, che per 15 mesi di fila hanno assistito nella casa di cura i malati di Covid – afferma Sturini -. Ci sono stati momenti molto pesanti, con le operatrici e gli operatori che si sono sentiti usati e buttati a fronte del grande impegno professionale e psicofisico spesi in un periodo senza tregua, con pazienti che non ce l’hanno fatta e hanno perso la vita. I traumi possono essere forti, tanto che come Fp Cgil abbiamo chiesto e ottenuto per loro di attivare un supporto psicologico e di riconoscergli una premialità Covid”.

Questo per quanto riguarda il personale sanitario della struttura privata, attiva dal 2016. Ma c’è anche il personale che fa capo alla cooperativa sociale Universis: 29 persone, di cui la maggior parte operatrici e operatori socio sanitari, insieme agli addetti alle pulizie.

Lunedì 5 luglio c’è stato un incontro per “ricollocare più personale possibile. Nove lavoratrici hanno accettato di essere trasferite in altre strutture del territorio, per cui per loro abbiamo concordato il passaggio a tempo indeterminato – spiega Giancarla Molinari, sempre della Fp Cgil Pavia -. Sei operatrici andranno in sostituzione di assenze a vario titolo (malattia, ferie, ecc.) in altri enti del territorio, ma fino a scadenza del loro contratto a tempo determinato, ovviamente salvo eventi diversi. I restanti 14 lavoratori e lavoratrici saranno messi in Fis, il fondo di integrazione salariale. È stato loro è proposto il ricollocamento ma non hanno accettato perché le sedi indicate dalla cooperativa erano lontane per le loro possibilità, anche fuori dal pavese. Per cui sono state messe in ammortizzatore sociale”.

Nel frattempo, continua Molinari, “auspichiamo che il committente riapra Sorbo Rosso anche se, a oggi, non ci sono le condizioni visto che siamo stati informati che già prima della pandemia la struttura era in perdita. Con la riconversione dei posti letto per i pazienti Covid e i pagamenti da parte di Regione Lombardia hanno lavorato e si sono fatti pure i soldi. Adesso hanno deciso di chiudere e solo se arrivassero di nuovo gli accreditamenti riaprirebbero subito” commenta amaramente la sindacalista.

Quindi? “Sigleremo a livello unitario un accordo che prevedrà, per le lavoratrici e i lavoratori rimasti fuori, il diritto di precedenza ad essere reintegrati in Sorbo Rosso o in eventuali altri posti di lavoro che la Universis avrà sul territorio se si libererà qualcosa. La valutazione è stata fatta in base ai carichi di lavoro, all’età anagrafica, alla data di assunzione. Cercando di assegnare le persone più anziane ai posti più vicini, anche con la collaborazione delle persone più giovani che hanno dato la loro disponibilità a spostarsi più lontano”.

“Questa vicenda – afferma Americo Fimiani, segretario generale della Fp Cgil pavese – offre uno spaccato della complessità del mondo dei servizi pubblici, erogati in questo caso dal privato accreditato e da una cooperativa sociale. La frantumazione del lavoro e la disparità dei diritti è evidente. Un obiettivo della nostra rappresentanza, che perseguiremo con ostinazione perché vogliamo raggiungerlo, è la ricomposizione di questo mondo, della filiera dei servizi, per cui per uno stesso lavoro ci debbono essere stesso salario e stessi diritti. La sfida è grande e contro corrente. Ma anche questa pandemia ha mostrato con tutta la sua drammaticità come sia da cogliere e da vincere”.