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24 Ottobre 2021 - 5:22
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MMG / Dover esercitare un ruolo prima di averne titolo

Fp Cgil Medici Lombardia, con Giorgio Barbieri, contesta il piano di Polis sui tirocini professionalizzanti che obbliga i corsisti in medicina generale a gestire in proprio un ambulatorio prima di aver finito il ciclo formativo

28 lug. 2021 – “Si obbligano i neo laureati, ancora professionalmente acerbi e senza esperienza, a fare i medici di base intanto che si preparano nei tre anni di corso? Inaccettabile!”. Giorgio Barbieri, responsabile dei medici di medicina generale per la Fp Cgil Lombardia, è allibito da quanto continua ad accadere nella nostra regione. L’ultimo moto di stupore è per il documento, con relativi indirizzi operativi, con cui Polis Lombardia lo scorso 15 luglio è intervenuta sui cosiddetti tirocini professionalizzanti previsti dal corso triennale di formazione specifica in (appunto) medicina generale.

La Fp Cgil Medici lombarda chiede modifiche e un confronto urgente con l’ente regionale. “I medici di base mancano e le carenze sono gravi e preoccupanti. Ma attenzione a mettere una toppa che poi sia peggio del buco” afferma Barbieri.

Perché?Il tirocinio pratico, affiancati da un medico di medicina generale (mmg) che fa da tutor, è fondamentale per capire la professione che si sta intraprendendo. Ora lo si vuole abolire, in deroga all’Accordo collettivo nazionale, obbligando sia chi si iscrive al corso triennale sia chi è già iscritto (sì) a gestire in proprio, per 1-3 anni, un ambulatorio. Al contempo si vietano altri incarichi legittimi, come le sostituzioni brevi di mmg o nella continuità assistenziale (le guardie mediche, per intenderci). E suona come un ricatto arrivare a mettere in discussione la stessa partecipazione al corso! Va rilevato – aggiunge il medico sindacalista – che si chiede ai tirocinanti di lavorare come se già fossero medici di base ma senza avere gli stessi corrispettivi dei colleghi titolari. Senza tener conto di un altro aspetto cruciale: chi è fresco di laurea, in genere, non è oggettivamente in grado di sostenere un simile onere. A differenza degli specializzandi in medicina, questi quasi mmg rischiano in prima persona perché non hanno un collega che li copre sulla responsabilità medico-legale. E naturalmente, rischi possibili, sono anche per i pazienti assistiti”.

Si ipotizza di alzare il massimale di persone assistibili a 1000, anche per incrementare il reddito alle/ai tirocinanti. “Le ipotesi vanno misurate con la realtà. Mezza giornata in ambulatorio è il tempo minimo da dedicare ai pazienti, se fila tutto liscio. Poi ci sono le visite domiciliari, le lezioni teoriche (4 ore di lezioni per 2 pomeriggi, più 4 ore di incontri con il cosiddetto assistente al tutoraggio), i corsi rimasti obbligatori nei reparti ospedalieri, le varie incombenze…” afferma Barbieri, ponendoci poi questa domanda: “Lo sai cosa vuol dire avere a cuore la medicina territoriale?”.

Dimmi. “Avere visione, saper programmare sulla base dei fabbisogni, prevedere la tenuta del sistema attraverso le dovute risorse e le sue e i suoi professionisti. Non si colmano le carenze dei medici di medicina generale con ‘ambulatori temporanei’. Il corsista è infatti obbligato a gestire un ambulatorio nell’ambito di frequenza del corso, mettiamo a Milano, al polo di Vimercate. Ma una volta finito, da medico di base dovrà esercitare dove ha la residenza. E spesso e volentieri questi due luoghi non coincidono”.

Quindi? “Come Fp Cgil Medici da decenni chiediamo che il corso di formazione per mmg diventi di rango universitario, con diploma di specializzazione. Intanto, vanno stabilizzate le precarie e i precari medici impegnati, anche da una vita, nel settore della continuità assistenziale: in molti hanno ormai acquisito titoli in esperienza equiparabili a quelli del corso di formazione. Lo rivendichiamo come misura di giustizia e come una buona pratica per dare una boccata d’ossigeno agli affanni delle cure primarie”.