6 Dec 2021
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Medici di medicina generale e visione di sistema, con al centro la persona

Giorgio Barbieri (Fp Cgil MMG): “Offrire un nuovo e più efficace rapporto medico/paziente all’interno di un nuovo e più efficiente rapporto servizio/paziente”

7 ott. 2021 –  “Noi siamo qui per dire che anche tra i medici di medicina generale c’è chi sostiene questo semplicissimo, oggi forse un po’ rivoluzionario concetto: il servizio socio sanitario pubblico è un bene sociale, collettivo. Del paese e non dei medici che di quel servizio sono gli operatori”. Giorgio Barbieri, coordinatore Fp Cgil Medici di Medicina Generale, è intervenuto oggi all’iniziativa organizzata al Centro congressi Frentani di Roma da Fp Cgil, Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn e Spi Cgil dal titolo “L’assistenza si costruisce insieme. I protagonisti del SSSN dialogano”.

Partecipando alla prima tavola rotonda su cronicità, presa in carico e assistenza territoriale, moderata dalla giornalista Ester Maragò (Quotidiano Sanità), Barbieri ha sottolineato quanto sia entrato in crisi il rapporto fiduciario tra il medico di famiglia e i suoi pazienti, “diventato nel tempo un rapporto patologico. Si è arrivati a identificare le cure territoriali con le cure primarie, i servizi con lo studio del medico di medicina generale. Per mancanza di alternative (chiusura dei distretti, depauperazione dei servizi di prossimità), il cittadino è stato progressivamente costretto a rivolgersi al proprio medico per qualsiasi motivo. Sempre più spesso per motivi che esulano da questioni cliniche”, sostiene.

Così le domande che arrivano sono le più disparate, “dalle rette sulle case di riposo al perché i vigili del fuoco non tolgono le vespe dal sottotetto e magari ci pensa la Asl e non sappiamo a chi chiedere” racconta il sindacalista, subito dopo lanciando un appello: “Penso che potremmo e dovremmo offrire un nuovo e più efficace rapporto medico/paziente, all’interno di un nuovo e più efficiente rapporto servizio/paziente. Il paziente potrà sì mantenere il rapporto privilegiato con il proprio medico di fiducia, per le questioni cliniche: di prevenzione, diagnostiche, terapeutiche. E avrà, in più, anche un rapporto di fiducia con altre figure di riferimento”, dall’infermiere all’assistente sociale e al mediatore culturale, fino al consultorio e al proprio specialista, sia lo psicoterapeuta o il cardiologo. “Tutti nello stesso luogo di prossimità, supportati da personale di studio, da tecnici”. Un luogo dove sarà assicurata “una diagnostica di primo livello”, con possibilità di sottoporsi a elettrocardiogrammi, radiografie, analisi del sangue.

Da tale modello organizzativo ci sarà il duplice vantaggio di evitare a cittadine e cittadine “pellegrinaggi in diversi ospedali, quelli sì lontani da casa” e di restituire agli ospedali il loro ruolo di “presa in carico delle emergenze e delle degenze. È chiaro che, se si vuole andare in questa direzione, sarà necessario un investimento anche sul personale – aggiunge Barbieri -. Non ci si azzardi a pensare di risolvere una riforma con un po’ di edilizia sanitaria. Lo Stato, che ha il compito di erogare il servizio sanitario, deve offrire qualità ed equità all’utente, e garantire strumenti e organizzazione ai lavoratori. Coniugando cioè la sostenibilità del sistema con efficacia ed efficienza dei servizi al cittadino e con le giuste tutele per gli operatori”.

Questa responsabilità si impone in un paese dove crescono e si complicano i fabbisogni di salute, di fronte a un servizio sanitario che è stato pervicacemente tagliato, impoverito e attaccato “da privatizzazioni e previdenza complementare. Le assicurazioni sanitarie private si abbattono come un ciclone sul servizio sanitario nazionale” rimarca Barbieri, senza dimenticare, lui che opera in Lombardia, la criticità di “un sistema di regionalizzazione che esaspera le iniquità dell’offerta di salute”.

Per poi riprendere un cavallo di battaglia della Fp Cgil: i medici di medicina generale devono passare alle dipendenze del servizio sanitario nazionale, superando il rapporto di convenzione che “è sempre stato un rapporto individualista, incardinato sulla libera professione che, proprio in quanto tale, guarda più al proprio ombelico che all’orizzonte di obiettivi collettivi di salute pubblica”. E fare così in modo che anche questa professionalità possa “finalmente rivendicare le stesse tutele dei colleghi ospedalieri e lo stesso diritto al contratto collettivo nazionale”.

L’appello alla politica è di “dare ascolto a quei medici di medicina generale che vorrebbero ragionare, invece, in termini di sistema. Si colga l’occasione dei fondi previsti dal Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza – ndr) per un’operazione fluida di ristrutturazione, il cui obiettivo cardine non può che essere che riportare al centro il cittadino e il suo diritto di salute. La cui prospettiva deve necessariamente passare attraverso una riqualificazione della professionalità degli operatori tramite un cambiamento culturale che porti la professione del medico di medicina generale a essere integrata con quella degli altri medici e degli altri professionisti sanitari”.

Come? Barbieri indica il percorso. “A partire da una riforma della formazione che anche per il medico di medicina generale dovrà diventare una specialità, con formazione teorica universitaria e formazione pratica che segua il principio della rete dei servizi territoriali. Superando l’ormai anacronistico corso triennale, con docenti titolati perché certificati dal Mur, non dalle tessere sindacali che hanno in tasca. E da una diversa e innovativa organizzazione – continua – che superi il modello ottocentesco del micro team (ovvero del medico nel suo studio da solo con l’infermiere o al massimo in gruppi mono professionali con altri medici di medicina generale) e che permetta di lavorare in nuclei cooperativi multi e poli professionali, pensata attorno al cittadino e non attorno ai medici. Per far questo, serve una garanzia di governance che non significa forme di controllo sui medici di medicina generale ma la dotazione di mezzi, strumenti, personale, luoghi, tutele, diritti, organizzazione per questi professionisti”.

Un ultimo affondo è sulla quota capitaria. “Uno scandaloso sistema di retribuzione medioevale”, da cancellare. “I medici di medicina generale auspicano in grande maggioranza di liberarsi da questo orpello” che nulla spartisce con “il rapporto di fiducia. La quota capitaria è degenerata in un mercanteggio, con il consumismo sanitario a tessere in modo perverso la trama, le richieste sempre più coercitive da parte del paziente, con l’ordito del conflitto di interesse che grava sul medico. Vogliamo ribellarci a questo meccanismo”.


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La registrazione integrale dell’evento: