3 Dec 2021
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Sanità lombarda / Il “Ma” di una riforma che si avvicina

I sindacati riferiscono dell’ultimo incontro con la Direzione Generale al Welfare. Creston (Fp Cgil): “La pandemia deve insegnarci qualcosa, dopo avere evidenziato i limiti di come è stata organizzata la sanità lombarda, soprattutto per la parte territoriale”

19 ott. 2021 – “La Regione deve trovare altre risorse per garantire una nuova e potenziata sanità territoriale che per noi deve essere primariamente pubblica. Pubblico deve essere anche il rapporto di lavoro all’interno delle aziende sanitarie regionali. Siamo molto critici verso quanto sta accadendo in molte realtà, con interi reparti esternalizzati a cooperative e a società di lavoro interinali. E stiamo parlando di esternalizzazioni che riguardano attività cosiddette ‘core’. È inaccettabile che si continui con questa sorta di privatizzazione strisciante che riduce sempre più il numero di professionisti assunti con un rapporto di lavoro diretto a vantaggio di un rapporto intermediato da altri soggetti”. La riforma del sistema socio sanitario regionale è in dirittura d’arrivo ma Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Fpl della Lombardia, nell’ultimo incontro con la Direzione Generale al Welfare regionale, hanno riscontrato ancora troppi nodi irrisolti ed espresso, in un comunicato unitario, tutte le loro preoccupazioni.

“La pandemia deve insegnarci qualcosa, dopo avere evidenziato i limiti di come è stata organizzata la sanità lombarda, soprattutto per la parte territoriale” afferma Gilberto Creston, segretario della Fp Cgil Lombardia.

La rete territoriale non sarà potenziata a dovere? “Se il progetto di legge 187 rivede la legge regionale 23 del 2015, è attraverso i finanziamenti del piano nazionale di ripresa e resilienza che la rete dei servizi socio-sanitari dovrebbe essere potenziata con 203 Case di Comunità (centri unici di accesso sanitario e sociale, dove opereranno team multidisciplinari, dalle professionalità mediche e infermieristiche agli assistenti sociali), 60 Ospedali di Comunità (per pazienti a bassa intensità clinica) e 101 Centrali Operative Territoriali (con funzioni di coordinamento e accompagnamento del cittadino rispetto all’offerta sociosanitaria). E per quanto concerne la maggior parte delle Case (115) e degli Ospedali (53) di Comunità sono già state individuate delle strutture del servizio sanitario regionale. Ma c’è un ma: il personale”.

Siamo alle solite? “Regione prevede, a quanto pare, di assumere solo un terzo delle lavoratrici e dei lavoratori che servono, accanto a personale già operativo che verrà scelto sguarnendo altri servizi. La coperta è corta e se non si procede con massicce e stabili assunzioni il problema delle carenze di organico non si risolve. Con tutte le ricadute che questa situazione comporta sulla qualità e quantità dei servizi e sulle condizioni di lavoro di chi li eroga. Peraltro – ed è un punto metodologico rilevante – negli Ospedali di comunità l’organico sanitario si calcola a persona, mentre nei reparti ospedalieri lo si fa in base ai minuti di assistenza erogati. E anche questa modalità di calcolo è ormai superata” risponde Creston.

Quindi? “Abbiamo respinto l’ipotesi di reclutamento che ha in mente Regione. Lo ribadisco: vanno trovate nuove risorse umane, vanno tutelati i diritti di chi lavora. Migliorando organizzazione e condizioni di lavoro. Anche a tal fine riteniamo che Regione debba indicare alle proprie aziende di reinternalizzare i servizi appaltati o dati a terzi e di assicurare, attraverso i concorsi, il ruolo della sanità pubblica”.

Un altro tema evidenziato da Creston riguarda i servizi del sistema socio-sanitario. “Nonostante Regione continui a tergiversare, chiediamo che questi servizi siano inseriti sotto la Direzione Generale al Welfare, in particolare per quanto concerne le aziende di servizi alla persona che attualmente fanno invece riferimento alla Direzione Generale alle Politiche sociali, con ripercussioni sulle lavoratrici e sui lavoratori. Da ultimo – aggiunge – gli accordi regionali anno applicati e in modo conforme. Da quello sulle risorse aggiuntive regionali a quello riferito al personale dell’ex Esacri, l’ente strumentale della Croce Rossa. Regione Lombardia, con responsabilità, deve garantire che gli impegni presi siano rispettati dalle aziende. Non può essere che c’è quella che interviene in un modo e quella che fa l’opposto, magari contravvenendo alle norme di legge e contrattuali”.