6 Dec 2021
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Lombardia / Medici di base con poca letizia

Barbieri (Fp CGIL Mmg): “Dobbiamo cambiare modello organizzativo, essere strutturati in modo diverso e lavorare per le nostre competenze. Chiediamo di passare alle dipendenze del Ssn e diciamo no alla privatizzazione delle cure primarie”

27 ott. 2021 – “Come Cgil, chiediamo che ci sia una migliore governance delle cure primarie. Come già i medici ospedalieri, vogliamo essere meglio organizzati, dotati di strumenti e tutele, sotto il Servizio sanitario nazionale”. Giorgio Barbieri, coordinatore Fp Cgil Medici di Medicina generale, ha indirizzato una lettera aperta all’assessora regionale al welfare lombardo per replicare al suo attacco ai medici di famiglia che lavorerebbero poco.

“In ogni lavoro c’è chi lavora il minimo indispensabile, per cui non lo escludo a priori anche per qualcuno di noi – ci dice al telefono –. Questo non vuol dire, però, attaccare tutta una categoria professionale che lavora e molto: 4 ore di ricevimento quotidiane più altre 4 per le visite domiciliari, le ricette, le telefonate, le mail. Ed è difficile restare sulle 8 ore, il tempo vola inesorabile anche perché non facciamo più solo stretta attività clinica ma siamo presi in tante e diverse attività burocratiche che prima erano svolte dai distretti. Alle prestazioni ordinarie si sono aggiunte le vaccinazioni contro il Covid e ora partiranno anche quelle contro l’influenza: è giusto e noi dobbiamo poterci concentrare, appunto, sul cuore della nostra attività, curare le persone. Ma con questo modello organizzativo non reggiamo più, dobbiamo essere strutturati in modo diverso. Dobbiamo lavorare per le nostre competenze: a un muratore non si chiede di costruire una levigatrice né a una panettiera di coltivare il grano. Penso di essermi spiegato. Si assuma il personale necessario, si facciano ripartire forti servizi territoriali”.  

Sì. Ma quando parli di una riorganizzazione dei medici di base, non sei sulla stessa lunghezza d’onda dell’assessora? “Attenzione, lei punta in una direzione diversa dalla nostra, come si evince anche dalla riforma sanitaria lombarda che sta per attuarsi. Moratti, con le Case della salute, punta alla privatizzazione delle cure primarie. Temiamo, con noi medici di famiglia alle dipendenze di qualche gruppo privato, per cui diverremmo dei privati convenzionati alle dipendenze di qualche padroncino. Il nostro obiettivo è ben diverso e parte da tutele e condizioni di lavoro ottimali per rispondere al meglio ai sempre più complessi bisogni di salute della popolazione. Un terzo di noi lavora in gruppo, gli altri sono singoli. Se ci mettessimo in forze organizzate lavoreremmo molto meglio. Sapendo che le cure primarie, inclusa la continuità assistenziale – aggiunge Barbieri -, sono erogate 20 ore su 24, e che i medici di medicina generale devono sempre più fare rete con i presidi ospedalieri. Prendersi cura delle persone, dal raffreddore a un intervento chirurgico, – continua – deve significare lavorare in un’ottica di sistema, in cui medicina ospedaliera e medicina territoriale hanno lo stesso peso e lo stesso rispetto. È tutto intrecciato. Il Covid lo ha reso evidente in modo dirompente e dovrebbe fare prendere i più adeguati provvedimenti per sanare tutte le fragilità della nostra sanità. La visione di sistema presuppone una logica inclusiva e non corporativa e il nostro sindacato è l’unico che ha fatto proposte concrete in merito”.

Ad esempio? “Intanto, le professioniste e i professionisti medici vanno ascoltati, visto che sulle proprie spalle conoscono le criticità e i disservizi di cui soffre la medicina territoriale. Importante, per la Cgil, e lo ribadiremo a oltranza, è che i medici di medicina generale stiano sotto un unico datore di lavoro: il Servizio sanitario nazionale pubblico. Mettiamoci tutti in regola. Da un lato per uniformare tutele e rapporto contrattuale, dall’altro per disciplinare con efficacia ed efficienza questo braccio fondamentale dell’assistenza e della cura”.