25 Jan 2022
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Polizia Locale / Il giusto approccio per contrastare la violenza sulle donne

Il seminario della Fp Cgil Lombardia rivolto alle lavoratrici e ai lavoratori del Corpo

1 dic. 2021 – La violenza sulle donne è “un fenomeno strutturale e necessita di essere affrontato in modo graduale”. Così Greta Savazzi, coordinatrice e operatrice del centro antiviolenza cremonese MIA (Movimento Incontro Ascolto), nel corso del seminario formativo per la Polizia Locale, dal titolo “Le parole che non ti ho detto”, organizzato il 30 novembre su Zoom dalla Fp Cgil Lombardia nell’ambito delle iniziative per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La coordinatrice, nel riassumere la “storia specifica” dei centri antiviolenza, nati negli anni ’70 con i movimenti femministi, nella relazione tra donne fatta di quel “sapersi riconoscere” e “mettere le mani in pasta” per contrastare la violenza legata alla cultura patriarcale, spiega che nel tempo hanno acquisito competenze determinate, accanto alla “metodologia dell’accoglienza”. Diventando quindi punti di riferimento anche per le istituzioni, e vedendosi riconosciuta, con l’intesa Stato Regioni del 27 novembre 2014, la funzione specialistica nella rete di contrasto alla violenza di genere.

Cos’è un centro? Savazzi lo racconta in modo chiaro e incisivo. “È un luogo fisico e di protezione, a cui può accedere esclusivamente la donna vittima di violenza”. In cui la donna può sentirsi libera, non giudicata, rispettata nella sua privacy e nei suoi tempi, nell’elaborazione della sua storia e della strada da intraprendere, nel suo processo di autodeterminazione, di ricostruzione dell’autostima, di liberazione dai sensi di colpa e vergogna. Un luogo affidato alle attenzioni prudenti e sapienti di figure femminili altamente formate che prendono in carico e ritagliano progetti su misura.

Potersi affidare alle professionalità e competenze specifiche dei centri antiviolenza (assistenti sociali, psicologhe, educatrici, counselor, mediatrici, avvocate, per citarne alcune), tanto più se le donne vittime sono madri di minori, diventa centrale. A tal punto che sarebbe meglio farlo subito, prima dell’incontro con forze dell’ordine e giudici, che spesso non hanno la preparazione opportuna per affrontare situazioni tanto delicate e così sono queste donne a dover essere preventivamente istruite, anche su come parlare, vista la condizione di precarietà in cui si ritrovano e, attorno, un mondo di pregiudizi.

Chiara Canesi, counselor professionista e formatrice al MIA, lo spiega con puntiglio e passione: la violenza è un tema complesso, faticoso da reggere, è un tema umano, “un tabù, perché la violenza è insita dentro di noi”. C’è chi sa gestirla e chi no. Pone di fronte al “dolore emotivo”, al senso di impotenza verso le vittime e le fragilità umane. Ed è dura, se non si hanno gli strumenti giusti, “puntellare un edificio pericolante” sulle crepe di una violenza che ha tante forme, da quella sessuale e fisica a quella psicologica, da quella domestica a quella assistita.

Per questo è fondamentale fare rete tra chi opera nei centri antiviolenza e chi nelle istituzioni. “La violenza non si sconfigge in modo individuale o autoreferenziale” afferma Canesi, ma si sconfigge “se ci si unisce”, in modo culturale.

Ruolo altrettanto importante gioca la formazione delle figure istituzionali che, nel momento in cui si trovano a fare i conti con donne lese nel profondo e spaventate, si trovano a fare i conti anche con i propri preconcetti e incapacità. Quando invece occorre “fare le domande dirette, nominare la violenza”, farsi specchio di queste donne, ponendosi il dubbio di fronte a quelle che magari stanno mascherando i soprusi subiti.

Commissaria della Polizia Locale del Comune di Milano e delegata Fp Cgil, Nadia Banfi ricorda norme che sono a disposizione, dal “Codice Rosso” del 2019 all’articolo 90 bis del Codice di Procedura Penale. “Noi arriviamo nel momento in cui le donne o i minori sono già in un contesto procedurale”, afferma. Per sottolineare da un lato le difficoltà, tra le forze dell’ordine, ad accettare incarichi che riguardino vittime di violenze, e da qui la necessità della formazione; dall’altro la messa in rete di tutti i soggetti, inclusi servizi sociali, per le tossicodipendenze (Sert), la salute mentale (Cps) e la neuropsichiatria infantile.

Centrale, per Banfi, è prendere contatti diretti con i centri antiviolenza, per proteggere persone che sono a forte rischio. “Come Polizia Locale abbiamo il bisogno di sapere a chi rivolgersi” sostiene, invitando le lavoratrici e i lavoratori del Corpo a fare percorsi di conoscenza di questi centri anche per vie indipendenti.

A moderare l’incontro (la registrazione è disponibile sul canale You Tube della Fp Cgil Lombardia), la coordinatrice regionale delle Funzioni Locali Lucilla Pirovano. Rilevando la strategicità dell’“approccio di rete”, la sindacalista pensa a costruire altri appuntamenti per “mettere insieme le diverse professionalità del comparto”, dagli assistenti sociali agli educatori. L’auspicio è quello dell’“inizio di una collaborazione che possa proseguire”, portando a una sorta di vademecum per gli oltre 1500 comuni lombardi e le loro diverse situazioni. L’appello è alla “Funzione Partigiana” di chi sa da che parte stare, alla “Funzione Paritaria” che sa l’attivismo e la resistenza.