25 Jan 2022
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Vigili del fuoco / La Fp Cgil lancia l’allarme lombardo

Il coordinatore regionale Michele Giacalone: “Siamo in pochi, siamo a pezzi. Assunzioni, rispetto e tutele, per riconoscere la dedizione delle lavoratrici e lavoratori del Corpo e garantire la tenuta di un servizio altrimenti sempre più a rischio”

3 dic. 2021 – Che non si muoia o ci si ammali solo di Covid, si sa. Ma forse non tutti sanno che una “particella pazza” avvelena per inalazione o per contatto la vita dei vigili del fuoco. Lavoratrici e lavoratori che tutti i giorni, e a tutti le ore, sono tra le fiamme o le acque, a spegnere incendi o a far fronte agli effetti sempre più numerosi dei cambiamenti climatici. In particolare fumi e polveri tossiche, vedi l’amianto, restano sulle divise, trasportati nelle docce, sugli automezzi, in casa propria se non viene fatta la decontaminazione. E i rischi per la salute diventano pericoli, arrivano malattie che possono, appunto, essere letali.

La Fp Cgil da tempo è impegnata a chiedere più salute e sicurezza per le lavoratrici e lavoratori del Corpo più amato d’Italia, e grazie alla sua campagna di sensibilizzazione l’Europa ha cambiato le norme per l’igiene dei dispositivi di protezione individuale.

“Ma da noi no, questo non è ancora avvenuto. I vigili del fuoco sono esposti ogni giorno senza avere tutte le protezioni del caso. Invece vanno protetti” afferma Michele Giacalone, coordinatore della Fp Cgil Lombardia. In aggiunta, c’è pure una grande pecca istituzionale: “Non ci vengono riconosciute le malattie professionali. Non abbiamo, nonostante il lavoro che facciamo, una assicurazione Inail. È gravissimo e assurdo. Infortuni, malattie, anche tumorali, logorano la nostra vita personale e professionale: ci passano da operativi ad amministrativi e perdiamo anche tutta una serie di indennità per noi importanti. Insomma, oltre al danno la beffa”.

Da coordinatore della Fp Cgil Lombardia hai denunciato una pesante carenza di personale amministrativo. “Sì, e condiziona molto l’organizzazione del lavoro nella nostra regione. Si spostano vigili del fuoco dal soccorso agli uffici. Senza amministrativi non potremmo lavorare: loro seguono innumerevoli pratiche, le indennità, gli straordinari, il recupero ore, i servizi esterni, la prevenzione antincendio – risponde Giacalone -. Ma la coperta è corta e non mancano solo amministrativi, abbiamo carenze anche tra noi vigili e la situazione è pesante. A breve, senza provvedimenti seri, non saremo più in grado di garantire il servizio. Già le nostre squadre escono a forze ridotte, in 4 invece che in 5 o 6. E c’è pure il problema degli autisti, senza di loro gli automezzi di soccorso non partono”.

Stai scherzando? “Purtroppo no. Tutti i comandi della Lombardia sono messi male. Rispetto alla pianta organica mancano 553 operativi (direttivi, ispettori, capi squadra, capi reparto e vigili) e 170 amministrativi (direttivi logistico gestionali, ispettori logistico gestionali, ispettori informatici, operatori e assistenti). Così i carichi di lavoro diventano insostenibili, oltre allo stress e all’età che avanza. Lo straordinario è la norma e l’Amministrazione centrale ha proposto pure la reperibilità per gli operativi. Inaccettabile. Per quanto riguarda gli autisti la carenza è cronica – aggiunge -: non hanno incentivi rispetto agli altri vigili del fuoco e i neo assunti arrivano senza patente, nonostante i concorsi pubblici con posti riservati. Così succede che, con il passaggio di qualifica a caposquadra, c’è chi è costretto a rimanere a guidare, quando per i capisquadra è obbligatorio solo in caso di calamità. Inoltre gli autisti non hanno tutela legale nel caso di incidente grave, per cui l’avvocato lo pagano di tasca propria. Insomma, il loro non è un posto attrattivo e questo è un problema che si aggiunge a tutti gli altri”.

Più che legittime le rivendicazioni sindacali. “Assunzioni, assunzioni, assunzioni. Bisogna assumere in tutti i ruoli che servono, dando spazio ai giovani e riducendo l’età pensionabile ai vigili del fuoco, invece che mandarli a 59-60 anni a fare il soccorso tecnico urgente, con tutti i rischi per loro e la popolazione. Chiediamo, insisto, la copertura Inail e delle malattie professionali. Non si può pensare di risparmiare sulle nostre spalle, siamo lavoratori e lavoratrici che svolgono con passione ed estrema professionalità un servizio indispensabile per l’intera collettività. Chiediamo rispetto e tutele”.