24 May 2022
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Mmg / Un accordo nazionale da non sottoscrivere

La Fp Cgil Medici non ha firmato la nuova convenzione per la medicina generale relativa al biennio 2016-2018. Il coordinatore Giorgio Barbieri: “Questo Acn non migliorerà il disastro in cui siamo stati precipitati”

27 gen. 2022 – “Neppure le tutele di genere per la gravidanza!”. Sull’accordo collettivo nazionale (Acn) 2016-2018 per la medicina generale, siglato da due organizzazioni sindacali e contestato dalla Cgil (affiliata a Smi), partiamo da qui.

In un video diffuso in rete dalla Fp Cgil Medici nazionale, Giorgio Barbieri, coordinatore dei medici di medicina generale, evidenzia come per le colleghe in gravidanza le tutele manchino “fin dagli anni del corso di formazione. Avere figli è gravemente penalizzante per loro: perdono punteggio per le graduatorie. Ci rimettono dal punto di vista reddituale, sono penalizzate persino per quanto riguarda i mesi di contribuzione, fatto grave che pagheranno al momento del pensionamento”. E così è sarcastico il commento successivo: “D’altronde le colleghe sono solo un po’ più della metà di tutti i medici di medicina generale d’Italia, quindi che si arrangino. Al limite si mettano in ferie e poche storie”.

Le ferie, in generale, sono un altro nervo lasciato scoperto dalla nuova convenzione per la medicina generale, visto che “le ferie retribuite, quelle che spettano ai medici ospedalieri”, per i medici di base “non sono previste”.

Sul nuovo Acn, la categoria della Cgil aveva (e ha) rivendicazioni e prospettive ben diverse, ed è proprio il rapporto di convenzione quello da superare, a favore di una dipendenza dal servizio sanitario nazionale pubblico, in cui vanno anche superati i sistemi regionali. A maggior ragione a fronte della crisi di sistema che la pandemia ha messo senza scampo davanti a tutti, a maggior ragione a fronte del prezzo altissimo in vite umane pagato anche tra i camici bianchi, lasciati a mani nude contro il Covid.

Del resto Fp Cgil Medici guarda a “una diversa organizzazione della medicina territoriale nel suo complesso, più organica al Servizio Socio Sanitario Nazionale”, e che quindi tenga conto anche delle cure primarie, dei distretti, dei vari servizi, da quelli infermieristici a quelli assistenziali e sociali, come della interazione con gli ospedali.

Ma questo nuovo accordo non porta migliorie, e di nuovo ha poco o nulla, agli occhi di chi, da medico di medicina generale e da rappresentante del quadrato rosso, vuole che siano “finalmente riconosciute le giuste tutele” a chi esercita questa professione di cura e che si arrivi a “una maggiore efficienza del servizio. È per colpa di un sistema male organizzato che i nostri sacrifici vengono spesso in gran parte vanificati” dice Barbieri, considerando tutta una serie di attività che “distolgono tempo ed energie al nostro vero lavoro che è quello dei clinici”.

Dignità, impegno e valore di queste lavoratrici e lavoratori vanno rispettate e supportate. Invece l’Acn 2016-2018 non modifica carichi di lavoro e pressing, non porta incrementi economici, non ripaga i certificati Inail compilati gratis da anni. Non introduce tutele in caso di infortunio né malattie possibili per i medici di medicina generale. Nel senso che se ti rompi una gamba o hai fortuna a trovare un sostituto da pagare o vai a lavorare “con la gamba rotta per non subire la beffa delle sanzioni” (ma non va affatto meglio ai medici di una continuità assistenziale “non pervenuta” nell’accordo nazionale).

Il rapporto di convenzione è un vero macigno, un “ostacolo”. Da qui la legittima domanda: “Allora perché non rivendicare un diverso rapporto di lavoro?” incalza Barbieri. Ma la dipendenza dal pubblico è avversata dalla Fimmg, la più grande Federazione di settore, firmataria dell’Acn, perché “costeremmo troppo”.

Il risultato è che si continua a lasciare “nel guado” i medici di medicina generale, tra “il peggio di un rapporto parasubordinato” (tra ordini di servizio, assilli burocratici, il far le veci a prestazioni non più erogate dai distretti) e “il peggio di un rapporto libero professionale, cioè zero tutele”. Perdendo ancora una volta l’occasione per migliorare le condizioni della medicina di prossimità a difesa del diritto costituzionale alla salute.