24 May 2022
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Ricerca sanitaria pubblica: basta con il precariato!

Oggi una manifestazione unitaria dei ricercatori precari di Irccs e Izs sotto al Pirellone. Evangelista (Fp Cgil Lombardia): “Dobbiamo riuscire a cambiare questo paradigma e a fare in modo che la nostra ricerca sanitaria pubblica sia e continui a essere una ricerca di eccellenza con la valorizzazione e la stabilizzazione dei nostri ricercatori”

18 mar. 2022 – Si è tenuta oggi, sotto al Pirellone, un’assemblea presidio delle lavoratrici e lavoratori precari degli Ircss-Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e degli Izs-Istituti Zooprofilattici Sperimentali, che ha chiamato a Milano ricercatrici e ricercatori sanitari della Lombardia. Oltre a chi giocava in casa, perché dell’Istituto Nazionale dei Tumori, del Neurologico Besta e del Policlinico, è arrivato anche, ad esempio, chi opera per il Policlinico San Matteo di Pavia, o chi, a Brescia, lavora per l’Izsler.

“Il precariato uccide la ricerca!”, riporta un cartello, “Un tempo determinato è sempre precariato” si legge su un altro.

“Questa mattina oltre 150 tra ricercatori e personale di supporto alla ricerca si sono dati appuntamento sotto la sede del Consiglio di Regione Lombardia, per chiedere la stabilizzazione e la valorizzazione del loro percorso. Questi ricercatori, in Lombardia come nel resto d’Italia, dove si stanno susseguendo tutta una serie di manifestazioni con le stesse richieste, sono da tempo precari. Hanno vissuto anni di precariato selvaggio con borse di studio, contratti di collaborazione professionali, co.co.co. E dal 2019 sono inquadrati in un contratto a tempo determinato di cinque anni più cinque che, lungi dallo stabilizzarli, continua a protrarre il loro periodo di precariato” spiega Alberto Evangelista, coordinatore Fp Cgil Lombardia.

“In più non sono valorizzati – aggiunge -. Noi continuiamo a pagare i nostri ricercatori molto meno di quello che possono essere pagati nel privato, nelle università o all’estero. Noi abbiamo chiesto, nei vari enti in cui facciamo trattative, che ci fossero dei principi e delle modalità di remunerazione, per questi ricercatori, che andassero oltre a quello che è previsto attualmente dalla normativa e dalla contrattazione nazionale”.

Il rischio maggiore qual è? “Rischiamo di farceli portare via dopo averli formati nel pubblico e aver investito su di loro. Rischiamo che vadano nel privato o all’estero, portando fuori da Irccs e Izs la loro capacità di attrarre finanziamenti e produrre risultati di ricerca. Tutto questo per noi è inaccettabile” risponde Evangelista.

Quali sono le vostre rivendicazioni? “Chiediamo con forza alla Regione, al Ministero e agli enti che inizino a pensare alle ricercatrici e ai ricercatori come a una risorsa da valorizzare, con un percorso di carriera che sia stabile. Non possiamo continuare a perpetuare il loro precariato – incalza il ricercatore -. L’Italia è seconda, come numero di ricercatori che ricevono un finanziamento ERC, il più importante finanziamento europeo, ma è solo quinta come sistema Paese – prosegue -. Il che vuol dire che i nostri ricercatori vanno all’estero, ottengono risultati e da noi non vengono valorizzati. Dobbiamo riuscire in qualche modo a cambiare questo paradigma e a fare in modo che la nostra ricerca sanitaria pubblica sia e continui ad essere una ricerca di eccellenza con la valorizzazione e la stabilizzazione dei nostri ricercatori”.

Efrem Alessandro Foglia, ricercatore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (Izler), ha partecipato alla mobilitazione sotto al Pirellone. “È stato molto bello vedere tante persone che lavorano nella ricerca e vogliono essere socialmente attive, impegnandosi per portare avanti il proprio lavoro in laboratorio e portare avanti la ricerca negli Irccs e Izs in Italia, ma allo stesso tempo che si impegnano anche a far sì che i loro diritti come lavoratori vengano riconosciuti – commenta il giovane precario -. Per contro, rendersi conto che tutte quelle persone sono in un limbo lavorativo, contrattuale, fa male. Vedere persone che sono anche prossime all’età pensionabile o comunque molto in là con l’età lavorativa e che ancora si ritrovano a dover combattere per avere un contratto, ci fa chiedere in che razza di sistema viviamo e quanto è bassa la tutela per chi fa questo tipo di lavoro”.

Amelia Grosso fa invece ricerca sanitaria all’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia. “Questa mattina io e molti dei miei colleghi e colleghe abbiamo manifestato a Milano per chiedere la stabilizzazione del personale di ricerca storico che lavora all’interno degli Irccs pubblici da 10, 15, venti, 30 anni. Diciamo no alla piramide della ricerca, quel percorso di cinque anni più cinque a tempo determinato che di fatto non crea stabilizzazione ma ulteriore precariato” dice risoluta -. Chiediamo che venga fatta una dotazione organica del personale della ricerca, che vengano quindi riconosciute le figure che lavorano per portare avanti le attività della ricerca sanitaria pubblica e chiediamo che vengano valorizzati i titoli e la formazione che ognuno di noi ha”.