24 May 2022
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L’“ingiusta precarietà” dei tirocinanti della Giustizia

Oggi a Milano, sotto gli uffici del tribunale di corso di Porta Vittoria, presidio della Fp Cgil. La coordinatrice Felicia Russo: “Bisogna finirla con la logica dell’usa e getta quando si tratta di persone”

21 mar. 2021 –  È stato organizzato dalla Fp Cgil il presidio che stamattina, sotto Palazzo di Giustizia a Milano, ha visto protagonisti le lavoratrici e i lavoratori precari a servizio proprio di quegli uffici.

“Bisogna finirla con la logica dell’usa e getta quando si tratta di persone – afferma Felicia Russo, coordinatrice Fp Cgil -. Come abbiamo più volte scritto ai vertici del Ministero, il supporto che queste lavoratrici e lavoratori, i cosiddetti “tirocinanti” della Giustizia, hanno dato per il funzionamento di tanti uffici a livello nazionale, oltre che locale, uffici in sofferenza endemica di personale, è stato rilevante e oggi, dopo averli formati e dopo che hanno acquisito esperienza e competenze, rinunciarvi sarebbe un peccato e un danno”.

La sindacalista ricorda che questi tirocinanti sono già stati espulsi dal mondo del lavoro privato, dopo crisi aziendali e, “percependo un ammortizzatore sociale, hanno collaborato con i dipendenti del Ministero della Giustizia, fianco a fianco, svolgendo la loro stessa attività ma circa 400 euro al mese e senza contributi previdenziali. Dopo tanto tempo, è opportuno e dignitoso trovare la più equa e utile soluzione per tutte e tutti loro”.

Dal presidio, in un video diffuso sui social dalla Fp Cgil Lombardia, questi uomini e donne in condizione di precarietà dicono la loro. Due, Aldo Losi e Marco Venchiarutti, si sono anche candidati alle prossime Rsu, proprio per rimarcare, nel loro ruolo, questa missione da compiere fino a un esito positivo.

“Siamo di nuovo in piazza per difendere il nostro posto di lavoro, dopo un precariato di dieci anni speriamo diventi una stabilizzazione. Anzi, ci contiamo. Siamo qua a lottare per questo” afferma Losi.

“Sono qui perché dopo tanti anni di lavoro precario all’interno del Palazzo di Giustizia, abbiamo avuto un contratto di lavoro a tempo determinato di due anni, fra un anno scade e mi piacerebbe, per me e per i miei colleghi, avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Essere stabilizzati, dopo tutti questi anni di lavoro e di sacrifici” sottolinea Venchiarutti.

Rosa Macrina è forse uno dei volti più noti tra le precarie della Giustizia della Lombardia. “Sono qui per manifestare, ancora una volta, la nostra ingiusta precarietà – dice la lavoratrice -. Dopo dieci anni di lavoro svolto in questi palazzi, siamo ancora qui a chiedere il rinnovo di un contratto a tempo determinato e vorremmo che si trasformasse a breve in una stabilizzazione. E soprattutto vorremmo essere presi in considerazione, perché adesso nel mondo purtroppo si parla d’altro e noi siamo stati, a questo punto, dimenticati”.