27 May 2022
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Polizia Locale / Indagine Fp Cgil e Inca Lombardia sulle malattie professionali

Il coordinatore Fp Cgil regionale Corrado Sciamanna: “Questo ci renderà più forti quando andremo a chiedere che ci venga riconosciuto il lavoro usurante o il lavoro disagiato”. La coordinatrice regionale Lucilla Pirovano: “Questa iniziativa sta dentro alla battaglia più generale che stiamo facendo per avere una riforma che valorizzi davvero la Polizia Locale nella sua specificità”

29 mar. 2022 – Ci sono lavori che rischiano di far ammalare. Tra questi c’è quello che svolgono le agenti e gli agenti della Polizia Locale che, oltre alle malattie professionali, spesso hanno il danno aggiunto di non vedersi riconosciute tutele cui avrebbero diritto: copertura Inail, equo indennizzo, spese di degenza per causa di servizio.

La Funzione Pubblica Cgil, insieme al Patronato Inca, anche in Lombardia ha avviato, proprio a tal fine, un’indagine.

“Per rappresentare ancora meglio i lavoratori e le lavoratrici della Polizia Locale in Lombardia vogliamo partire dalla loro salute, dalle loro tutele. Proviamo a mettere in campo quest’indagine per dimostrare che questo lavoro è usurante e per capire meglio come stanno” afferma Lucilla Pirovano, coordinatrice regionale Fp Cgil per le Funzioni Locali.

“Riteniamo che un questionario sulle malattie professionali ci permetta di avere una visione un po’ più chiara sulle patologie e sulle eventuali malattie professionali che potremmo riscontrare in Polizia Locale – spiega Corrado Sciamanna, coordinatore Fp Cgil Lombardia PL -. L’indagine è abbastanza articolata perché prima viene chiesto al lavoratore di parlare del proprio ambiente di lavoro e poi c’è una parte più specifica che entra proprio in merito alle varie patologie che si possono riscontrare facendo questo tipo di attività”.

Nelle 22 pagine di questionario vengono scandagliati: storia lavorativa e lavoro attuale; ambiente di lavoro, dispositivi di protezione e prevenzione; salute personale; sintomatologia attuale; sorveglianza sanitaria, salute e sicurezza; condizioni di lavoro; dati anagrafici nel rispetto della privacy, come assicura Sciamanna.

Le risposte saranno poi consegnate a un medico che, valutato il questionario, potrebbe fare ulteriori “indagini di approfondimento, sempre che il lavoratore sia d’accordo – precisa il coordinatore regionale -. Terminata questa fase, se non emergono patologie particolari che possono portare a un’azione per richiedere la causa di servizio, il questionario diventa anonimo, cioè vengono stralciati i dati personali e inseriti in un database nazionale. Questo ci permette di valutare, sui vari territori, quali sono le patologie che non hanno dato un riscontro alla malattia professionale e quali invece ci vengono segnalate dai lavoratori. Questo ci renderà più forti quando andremo a chiedere che ci venga riconosciuto il lavoro usurante o il lavoro disagiato”.

Cristiana Brambilla, del Coordinamento Medici Inca Lombardia, evidenzia come il questionario sia “estremamente importante per la tutela individuale” delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia Locale, ricordando a tutti di firmare la liberatoria per la privacy. “Il Patronato Inca si occupa da sempre di malattie professionali e i dati disponibili ci dicono che nella Polizia Locale c’è un rischio aumentato per patologie della colonna lombare, del tratto respiratorio e per lo stress da sovraccarico lavorativo”.

“Questa iniziativa sta dentro alla battaglia più generale che stiamo facendo per avere una riforma che valorizzi davvero la Polizia Locale nella sua specificità: essere una forza di polizia che è più prossima ai cittadini e alle cittadine. Speriamo che i risultati di questa ricerca ci diano maggiore forza, per spingere ancora meglio sul Parlamento per provare a portare a casa una riforma che sia davvero quella che serve ai lavoratori e alle lavoratrici” chiude Pirovano.