1 Jul 2022
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Servizi ambientali / Attivo Fp Cgil Lombardia sull’ipotesi di rinnovo contrattuale

Il responsabile nazionale Cenciotti: “È un accordo importante, unifica i contratti dell’igiene ambientale e fa un passo in avanti in termini di diritti”

26 mag. 2022 – Mentre sono iniziate le assemblee di consultazione delle lavoratrici e lavoratori sull’ipotesi di rinnovo contrattuale dei servizi ambientali 2022-2024, si è tenuto on line nel pomeriggio del 26 maggio l’Attivo delle delegate e dei delegati Fp Cgil della Lombardia per ricapitolare, con il responsabile nazionale della Fp Cgil Massimo Cenciotti, i punti dell’intesa.

Davide ViscardiDavide Viscardi, segretario regionale della categoria, coordinando l’assise, ha ricordato come “il contratto di lavoro del 18 maggio scorso parte da molto lontano e ha avuto diversi momenti di frizione acuta con le controparti. Fino a poco prima della sottoscrizione dell’ipotesi di accordo eravamo tutti chiamati a scioperare nuovamente (il 20 giugno – ndr) non avendo registrato alcuna volontà datoriale a rinnovare un contratto che rispondesse alle nostre richieste”.

Un’ipotesi contrattuale che interessa circa 100mila persone e “parte dalla piattaforma sindacale del 2019, inquadrandola nell’attuale contesto generale, dalla pandemia alla guerra in Ucraina e alle crisi conseguenti” specifica Cenciotti.

Il capo area dell’Igiene ambientale della Fp Cgil nazionale evidenzia subito il punto di valore più grande del testo siglato il 18 maggio è l’unificazione dei due contratti di settore dei servizi ambientali: “Abbiamo sempre immaginato un contratto unificato, affinché non ci fossero differenze tra chi lavora nel pubblico e chi nel privato – dice -. Non è mai successo che tante controparti (Utilitalia, Confindustria Cisambiente, Assoambiente, Agci, Confcooperative e Legacoop – ndr) firmassero uno stesso testo e noi abbiamo sempre rivendicato un contratto che tenesse in piedi autorità nazionale e salariale”.

Cenciotti considera “buona” la parte economica del rinnovo. “Abbiamo definito 80 euro sul terzo livello A che è l’elemento retributivo che va a toccare i minimi. La ripartizione avverrà in tre cadenze nel mese di luglio (30 euro nel 2022, 25 euro nel 2023 e nel 2024). Poi è stata prevista un’ulteriore voce che si chiama Erap (Elemento retributivo aggiuntivo di produttività), una forma di produttività nazionale che varrà per il 2023 e 2024, di 180 euro. Questa cifra sarà aggiunta per chi fa premio di produttività. Mentre per chi non fa il premio questi 180 euro si sommeranno ai 150 euro dell’Egr (elemento di garanzia retributiva) o del Cra (compenso retributivo aziendale), per un totale di 330 euro”.

Qual è l’obiettivo politico di questi 180 euro? “È quello di incentivare la contrattazione di secondo livello, che da noi è molto scarsa nel settore sulla questione economica. Solo in Lombardia è un po’ più diffusa ma nel resto d’Italia no. Stime ottimistiche dicono che solo nel 20% delle imprese si fa. Quando la contrattazione integrativa ti permette, appunto, di confrontarti con l’impresa, di aumentare queste quote, di lavorare sulla qualità del fattore produttivo, e di incentivare lo sviluppo della contrattazione a 360 gradi” spiega Cenciotti.

Peraltro i 15 euro al mese dell’Erap al termine della vigenza contrattuale finiranno in busta paga (alzando a 95 euro il tabellare) nel caso di un rialzo inflattivo dello 0,5% rispetto a quello concordato nel contratto del 3,94%. “Se non vanno sulla retribuzione li continueremo a prendere come produttività” chiarisce il sindacalista. “Questo Erap è una sorta di ammortizzatore inflattivo che ha un doppio scopo: adeguare le retribuzioni se l’inflazione sale e sviluppare la contrattazione”.

Altri punti economici dell’ipotesi contrattuale sono: l’aggiunta di 6 euro alla paga base sulla riforma della classificazione. Tema che sarà ripreso nella discussione sindacale perché “la classificazione fa acqua da 25 anni, va risistemata, ci sono nuove figure da introdurre, minimi salariali da elevare”. Una ‘una tantum’ di 130 euro per il periodo 1 gennaio-30 giugno 2022 con modalità di erogazione affidate alla contrattazione aziendale. 17 euro destinati al welfare, sanità integrativa (“5 euro al Fasda, per aumentare l’assistenza alle persone con difficoltà”) e previdenza integrativa (12 euro a Previambiente. “7 euro vanno sul conto individuale dei lavoratori e 5 euro vanno a garantire la posizione previdenziale in caso di morte, una sorta di reversibilità, e in caso di infortunio inabilitante al lavoro”).

In ultimo ci sono i 3 euro per la definizione delle indennità dell’area impiantistica. “E qui debbo complimentarmi con i lavoratori degli impianti che hanno fatto una battaglia molto forte perché il nostro contratto nasce come contratto dello spazzamento e della raccolta” specifica Cenciotti.

Per quanto riguarda la parte normativa, punti significativi sono il rafforzamento delle relazioni sindacali, con più materie che devono essere oggetto di intesa e il ruolo centrale delle strutture territoriali, titolari insieme alle Rsu ai tavoli di trattativa (“il tentativo di far venir meno la parte sindacale che non piace fallisce con questo sistema partecipativo”); il contratto a tempo determinato sempre meno conveniente per le imprese e, viceversa, il rafforzamento del contratto di apprendistato; un orario di lavoro che, nero su bianco, viene fissato “come tempo in cui tu sei a disposizione dell’azienda e nell’orario stabilito fai le prestazioni e non tempo con cui devi completare il servizio. Abbiamo così ribaltato un concetto complicatissimo che durava da 40 anni”.

Ancora, ci sono una serie di articoli che unificano e “danno una sistemata” ai due contratti dell’igiene ambientale, dalle ferie al congedo matrimoniale, dai riposi ai trattamenti per le festività nazionali e religiose soppresse, dall’indennità sgombero neve agli scatti di anzianità.

Circa il trattamento di malattia, Cenciotti riferisce che “il 9 dicembre 2021 abbiamo unificato i giorni disponibili al comporto (3,65 giorni su tre anni), il 18 maggio 2022 abbiamo definito che, gradualmente, le trattenute per malattie brevi o infortuni ci saranno se il tasso medio annuo di assenteismo è, al 31.12.2023 uguale o superiore al 4%, e dall’1.1.2025 superiore al 4,7%. È una norma di garanzia importante”.

Altro articolo di rilievo è quello sulla salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. “Questo articolo dovrebbe cambiare anche l’aspetto culturale all’interno delle imprese. Voi in Lombardia ci avete lavorato anche attivamente – riconosce il sindacalista della Fp Cgil nazionale -. Bisogna, anche attraverso un momento formativo specifico, incominciare ad esigerne l’applicazione. L’articolo 63 ha raccolto tanto dalla piattaforma e credo che dovremo spiegarlo in maniera dettagliata ai lavoratori”.

Peraltro ora anche le imprese private avranno l’obbligo di aderire alla Fondazione nazionale sicurezza Rubes Triva e così di “strutturare e rilanciare con forza la formazione agli Rls e nei posti di lavoro e a rispettare le procedure istituzionali su salute e sicurezza”.

Il codice disciplinare unico ha invece la “bontà di rafforzare i principi di proporzionalità e progressività delle sanzioni. Con la riforma del ‘Jobs act’, negli anni precedenti, la discrezionalità delle imprese era enorme sulle sanzioni disciplinari. Fermo restando che c’è sempre la possibilità di ricorrere all’Ispettorato del Lavoro o al giudice, il nuovo codice prevede, ora, per ogni mancanza una sanzione correlata e il nostro delegato, attraverso questo strumento, riuscirà a gestire meglio l’incontro o lo scontro con l’azienda”.

Tornando sulla previdenza complementare, “che va incentivata”, Cenciotti illustra la possibilità, su volontà del lavoratore entro 6 mesi dall’assunzione, “di destinare al fondo Previambiente gli scatti di anzianità maturandi. In questo caso, l’azienda deve versare il 10% in più. Noi abbiamo chiesto che questa possibilità ci sia anche per l’anzianità maturata, sempre su volontà del lavoratore”.

Le trattative non sono finite ma dovranno proseguire su altri temi importanti come “l’ampliamento dell’ambito di applicazione del contratto, perché mancano gli impianti del riciclo; la regolamentazione degli impianti; per fare chiarezza sui tempi di vestizione, “il tempo tuta”; per la riforma del sistema di classificazione. E poi, tra le questioni più significative, alla luce del nuovo Codice degli appalti e del futuro Dl Concorrenza, noi dovremo rafforzare le clausole occupazionali nei cambi di gestione”.

In sostanza, alle lavoratrici e ai lavoratori chiamati in queste settimane in assemblea, questa ipotesi contrattuale va presentata come “un accordo importante, che prova a tenere il passo all’inflazione. L’unificazione è importante, la parte normativa è importante, come le prospettive. È un passo in avanti, è un rinnovo che dà forza alla categoria”.