12 Aug 2022
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Rsa Molina / Con accordo sindacale 3000 euro a testa in più a tutto il personale

Catella (Fp Cgil Varese): “Abbiamo disapplicato l’articolo 80 del ccnl Uneba sul trattamento economico progressivo. Le aziende si stanno rendendo conto che, con le carenze di personale professionale nel settore socio sanitario assistenziale, è più utile farsi competitive dal punto di vista contrattuale”

16 giu. 2022 – Con un accordo unitario, alla Fondazione Molina di Varese i sindacati sono riusciti a fare abolire l’articolo 80 del contratto nazionale Uneba sul trattamento economico progressivo.

Cosa significa? “Che complessivamente alle lavoratrici e ai lavoratori della Rsa (460 posti letto per altrettanti dipendenti) verranno erogati a testa circa 3000 euro lordi in più – risponde Mauro Catella della Fp Cgil Varese -. Questo perché disapplicando l’articolo 80 vengono eliminate le gradualità crescenti progressive rispetto alla quattordicesima, ai Rol, cioè i permessi retribuiti, e agli scatti di anzianità. Il ccnl prevede che solo dal 37° mese di lavoro possa essere erogata al 100% la quattordicesima, idem per usufruire del 100% dei Rol, mentre per avere il primo scatto di anzianità passano in sostanza 6 anni. Ora – precisa il sindacalista –  la quattordicesima e i permessi si prendono integralmente senza maturazione e gli scatti di anzianità ogni 36 mesi, quindi l’attesa è stata dimezzata”.

Decorrenza dell’accordo? “Retroattivamente dal 1° gennaio 2022 per i rapporti di lavoro in essere, mentre i nuovi assunti partiranno con un contratto già depurato dall’articolo 80”.

Qual è il significato politico di questa intesa? “Le aziende si stanno rendendo conto che, con le carenze di personale professionale nel settore socio sanitario assistenziale, è più utile farsi competitive dal punto di vista contrattuale e l’accordo va in questa direzione. Per cui livelli salariali più alti rendono l’ambito contrattuale più competitivo e questo attrae le diverse professionalità. Peccato per i tempi di vestizione, per cui avremmo voluto fare diversamente – aggiunge Catella -, ma alle lavoratrici e ai lavoratori viene comunque garantita una pausa retribuita per il cambi degli indumenti”.