11 Aug 2022
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Se il carcere è un pericolo: a Varese ne serve uno tutto nuovo

La denuncia della Cgil, dopo un sopralluogo all’istituto dei “Miogni”

30 giu. 2022 – A Varese urge un nuovo carcere. L’appello della Cgil, che nei giorni scorsi ha fatto un sopralluogo alla casa circondariale “dei Miogni”, va a tutta la politica, locale, regionale e nazionale, e alle istituzioni.

Alfredo Blasco, delegato della Fp Cgil Varese Polizia Penitenziaria, racconta che “il problema di base è la sicurezza, pari a zero per una struttura detentiva. Il muro di cinta sta crollando, la sentinella quindi manca perché il muro è pericolante, all’interno e all’esterno, con pericoli qui per i cittadini. Mancano sistemi di video sorveglianza, anti-scavalcamento e anti intrusione. Fuori le mura non ci sono inferriate alte a proteggere le abitazioni da eventuali incursioni di evasi. Il block-house, l’ingresso – continua -, è un gabbiotto dove mancano i vetri per vedere le persone che suonano (mentre quelli alle finestre stanno cadendo), a cui si apre direttamente la porta”.

La stanchezza e la preoccupazione dell’agente sono palpabili. “Quando piove ci sono le infiltrazioni: sulle grondaie stanno crescendo gli alberi e quando salta la corrente le porte restano aperte, il telefono è fuori uso, e se è notte restiamo al buio. Insomma, il livello strutturale non garantisce sicurezza a nessuno”.

Poi arriva un dettaglio che fa pensare a un film.Il carcere di Varese è del 1893. Dei balconcini interni costeggiano tutte celle, disposte a ferro di cavallo. Dopo i balconcini, al centro del ferro di cavallo, c’è una rete, attraverso la quale le persone detenute possono scappare. Insomma, questo è un carcere a rischio evasioni, come quelle dello scorso febbraio. Non si lavora bene con questi problemi. Rivendichiamo che si costruisca al più presto una nuova struttura” afferma Blasco.

“Quello dell’istituto di Varese è un problema annosissimo: il piano carceri del 2011, quindi 21 anni fa, segnalava che andava dismesso, per inidoneità sia per la popolazione detenuta sia per le lavoratrici e i lavoratori del Corpo e per il personale civile – spiega Calogero Lo Presti, coordinatore Fp Cgil Lombardia Polizia Penitenziaria -. I soldi spesi dall’Amministrazione sono stati sprecati: non sono stati fatti gli interventi necessari, non ci sono condizioni strutturali per una detenzione dignitosa. Il sovraffollamento attualmente è al 164%, con 87 persone detenute sui 53 posti regolamentari. In questa situazione, si viola il mandato costituzionale per cui le pene devono tendere alla rieducazione del reo. Qui non ci può essere rieducazione ai fini del reinserimento sociale, perché non si ha la possibilità di fare attività trattamentali, di lavorare, ecc. Tengo a evidenziare – aggiunge il sindacalista – che migliori condizioni per i detenuti e migliori condizioni per i lavoratori si tengono insieme. Il nostro mandato istituzionale viene messo a dura prova, per non dire delle ripercussioni sulla salute, lo stress è troppo elevato”.

Ci sono altre carceri lombarde che andrebbero chiuse per rifarne di nuove? “Oltre a Varese, c’è l’istituto Nerio Fischione, dove stiamo lottando quotidianamente tra mille difficoltà. Hanno stanziato 16 milioni per un progetto monco, visto che per l’idoneità della struttura ne servirebbero almeno 40. Anche il carcere di Mantova è sul filo del rasoio, e dovrebbe essere messo al passo con i tempi – risponde Lo Presti -. Poi ci sono gli istituti più piccoli, come quelli di Sondrio, Lodi, Lecco: con il problema degli spazi ridotti è complicato migliorare le condizioni delle persone, tutte”.

Comunicato stampa