12 Aug 2022
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L’Inps e la trasformazione digitale in Lombardia

Intervista ad Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil, dopo il convegno che la categoria nazionale ha dedicato al tema della digitalizzazione e di servizi sempre più innovativi per il sistema Paese

8 lug. 2022 – Dal convegno Fp Cgil “INPS – Digitalizzazione e servizi alla cittadinanza: quali prospettive” dove ha tenuto, da coordinatrice nazionale, la relazione introduttiva, Antonella Trevisani riprende il tema, da coordinatrice regionale, per fare un focus sulla Lombardia.

Su questa tematica la situazione lombarda è strettamente collegata alle dinamiche nazionali, visto che non c’è una gestione autonoma da parte dei territori ma l’input parte da Roma – esordisce la sindacalista -. Punto centrale è che questo processo innovativo dell’istituto venga fatto attraverso il coinvolgimento delle esperienze territoriali, non solo della dirigenza ma anche delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Come è messa la Lombardia con la digitalizzazione? “Nella nostra regione l’Inps è molto aperto alle innovazioni e alle evoluzioni dei servizi a cittadine, cittadini e imprese. Ad esempio, già qualche anno prima del Covid, ha fatto partire la sperimentazione dello sportello utenti con la prenotazione, per garantire, con l’orario di ricevimento, un servizio più organizzato e dare la possibilità, all’operatore, di tenere una traccia delle esigenze dell’utente per dare risposte più soddisfacenti. Quel progetto, poi, con la pandemia, si è ulteriormente sviluppato”.

Qual è il lato debole del servizio digitale? “Più che di debolezza parlerei di necessità, ed è quella di risorse umane. La carenza di personale attanaglia tutte le pubbliche amministrazioni e anche l’Inps, dove in Lombardia, l’età media dei dipendenti è elevata e ci sono moltissimi pensionamenti. Gran parte dei neo assunti proviene dalle regioni del Sud, con l’aspirazione di farvi rientro. Bisogna capire come trattenere il personale”.

Qual è il fabbisogno lombardo? “Ancora non è stato declinato a livello centrale, bisogna aspettare che finiscano tutti i concorsi. Anche qui c’è una preoccupazione, visto che alla preselezione della settimana scorso pare abbia partecipato solo il 15% dei concorrenti, di cui una parte sono persone già assunte nel 2019 ma che vogliono tenersi aperto anche un secondo canale, oltre alla mobilità interna, per la possibile assegnazione in una sede diversa. Questa bassissima partecipazione alle prove selettive svoltesi in questa settimana, se dovesse continuare anche per le prove calendarizzate nei prossimi giorni (e poi vedremo anche le prove scritte, per capire quanti arriveranno agli orali), fa temere sulla prospettiva di avere a disposizione dell’istituto una cospicua graduatoria di idonei a cui attingere nel tempo per le future assunzioni”.

Cosa si può fare per rendere più attrattivo l’Inps per i neo assunti? “Non solo rilanciare lo smart-working, il lavoro da remoto e il co-working, con un’organizzazione più flessibile del lavoro, ma anche, attraverso parte dell’importante patrimonio immobiliare dell’istituto, provare a destinare delle stanze, a prezzi calmierati, alle giovani e ai giovani. A Milano una stanza in affitto può costare 500-600 euro (se va bene) e questo impatta molto sullo stipendio. Un’iniziativa del genere può aiutare a contenere la spinta a trasferirsi”.

Un’idea innovativa, invece, per il servizio ai cittadini? “Il lavoro agile può essere uno strumento da valorizzare anche per portare i servizi dell’Inps in territori dove non sono presenti. Magari istituendo sportelli virtuali nei comuni, in collegamento con l’istituto. Sarebbe un modo utile per rendere prestazioni di prossimità in modo più diffuso e capillare”.

Dal convegno del 7 luglio scorso è emerso l’approccio dei vertici Inps a una innovazione concreta. “Senz’altro a favorirla e a migliorare i servizi. L’Inps ha favorito gli sportelli da remoto, alcune automatizzazioni, attività che portano i dipendenti a concentrarsi sulle pratiche che presentano anomalie. I servizi sono fatti andare avanti dalle lavoratrici e dai lavoratori – è bene sempre rimarcarlo – afferma Trevisani -. L’approccio alla digitalizzazione c’è da tempo, l’Inps era un’avanguardia tra le pubbliche amministrazioni e vuole riconquistare il terreno perso con le esternalizzazioni. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza c’è la possibilità di recuperare e competere con le evoluzioni del mondo del lavoro. Mi riferisco qui in particolare alle aziende, a cui dare una erogazione sempre più tempestiva ed efficace e insieme controllandone la regolarità. Serve per la tenuta delle entrate dell’istituto, serve per contrastare una scorretta competizione tra aziende, dove le peggiori ricadute sono sempre sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, ad esempio con buste paga irregolari. Oltre che per fermare l’evasione ed altre possibili illegalità”.